‘Empatia Suicida’ di chi vuole immigrati in Italia: accogliamo chi vuole distruggerci

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By V dicembre 27, 2024 17:42

‘Empatia Suicida’ di chi vuole immigrati in Italia: accogliamo chi vuole distruggerci

L’Immigrazionismo: Una Patologia Mentale di Gruppo

L’ondata incessante di immigrazione che sta trasformando il tessuto sociale delle nazioni occidentali non è semplicemente una questione di politiche fallimentari o di economia; è il sintomo di una patologia mentale di gruppo che possiamo definire con precisione come “immigrazionismo”. Questo fenomeno, secondo le teorie di “empatia suicida” e “altruismo patologico”, rappresenta un disturbo collettivo dove la compassione e la solidarietà sono spinte a livelli autodistruttivi.

L’Empatia Suicida

Il concetto di “empatia suicida”, come delineato da Gad Saad, descrive perfettamente l’approccio di molti gruppi e politici verso l’immigrazione. L’empatia, in sé una virtù, diventa suicida quando porta a decisioni che minano lo stesso tessuto della società che si vuole proteggere. Accogliere migranti senza un’adeguata valutazione delle capacità di integrazione, della sicurezza nazionale o delle risorse disponibili è un atto di compassione che può risultare in una perdita di controllo culturale, economico e demografico.

In Europa e in Nord America, vediamo politiche che, nel nome dell’accoglienza, hanno portato a un aumento della criminalità, alla tensione sociale, e a un cambiamento demografico che minaccia di sovvertire le identità nazionali. Questo è il suicidio culturale mascherato da empatia.

Altruismo Patologico

L’altruismo patologico è quando l’atto di aiutare gli altri diventa dannoso per chi aiuta. I sostenitori dell’immigrazione a tutti i costi sembrano soffrire di questa patologia. La loro incessante spinta per aprire le frontiere, spesso ignorando il benessere dei cittadini residenti, è un esempio chiaro di altruismo che danneggia proprio coloro che si suppone di proteggere.

Non si tratta solo di aiutare chi è in difficoltà; si tratta di farlo a costo della propria sicurezza, della propria economia e della propria identità. I centri urbani che vedono un afflusso massiccio di migranti senza integrazione adeguata soffrono di sovraccarico dei servizi pubblici, tensioni etniche e un crescente senso di alienazione tra i residenti. Questo non è altruismo, è una malattia mentale collettiva.

L’Immigrazionismo come Patologia

L’immigrazionismo, come patologia mentale di gruppo, è caratterizzato da:
Negazione della Realtà: Ignorare i problemi reali associati a una migrazione incontrollata, come terrorismo, criminalità e ghettizzazione.
Idealismo Senza Fondamento: Credere che ogni individuo possa integrarsi facilmente, senza considerare la realtà delle differenze culturali e religiose.
Autosabotaggio Culturale: Promuovere politiche che minano la cultura, le tradizioni e la coesione sociale di una nazione nel nome di un’ideologia umanitaria.
Dipendenza dall’Approvazione Sociale: Cercare approvazione morale a livello internazionale a scapito del benessere del proprio paese.

I gruppi che sostengono queste politiche non sono semplicemente idealisti; sono affetti da una forma di patologia mentale che li porta a ignorare i segnali di pericolo per la loro stessa società. Questo non è solo un errore di giudizio; è un comportamento compulsivo che riflette un disturbo psicologico, dove l’empatia e l’altruismo sono così esagerati da diventare patologici.

Conclusione

Se vogliamo preservare le nostre nazioni, dobbiamo riconoscere l’immigrazionismo per quello che è: una malattia mentale collettiva alimentata da empatia suicida e altruismo patologico. Solo attraverso questa consapevolezza possiamo iniziare a curare le nostre società, bilanciando la compassione con la prudenza, garantendo che il nostro aiuto non diventi il nostro stesso boia. La soluzione non è chiudere le porte a chi è nel bisogno, ma aprire gli occhi alla realtà delle conseguenze delle nostre azioni.

Gad Saad usa il termine “empatia suicida” (o “suicidal empathy” in inglese) per descrivere un comportamento o una politica che porta a conseguenze negative per chi la pratica, spinto da un eccesso di empatia o compassione che non tiene conto delle possibili ripercussioni.

In pratica, Saad critica ciò che vede come una forma di empatia mal indirizzata o eccessiva, in cui si cerca di aiutare o accogliere senza considerare i costi o i rischi a lungo termine per la società o per il gruppo che si vuole aiutare. Questo termine è stato frequentemente associato alle sue discussioni su:

Politiche di immigrazione: Saad ha argomentato che le politiche di apertura indiscriminata alle frontiere, motivate da un desiderio di empatia, potrebbero portare a problemi di integrazione, sicurezza, e cambiamenti demografici non desiderati.

Critica certe ideologie per il loro approccio che, secondo lui, può portare a un’auto-sabotaggio culturale o economico nel tentativo di apparire morali o compassionevoli.

Parla di “empatia suicida” quando le azioni intraprese per sostenere gruppi emarginati o in difficoltà finiscono per danneggiare il tessuto sociale o economico della nazione che le attua.

Il concetto di “empatia suicida” di Gad Saad riflette la sua preoccupazione per ciò che vede come un equilibrio sbilanciato tra l’empatia e la responsabilità verso la propria cultura, nazione o identità, implicando che una compassione non temperata dal pragmatismo può portare a conseguenze controproducenti.

Saad ha discusso questo concetto in vari forum, incluso il suo podcast e i suoi libri, e lo ha utilizzato per analizzare eventi e politiche contemporanee, sollevando dibattiti su come si dovrebbe bilanciare l’empatia con la protezione degli interessi nazionali o culturali.

‘Empatia Suicida’ di chi vuole immigrati in Italia: accogliamo chi vuole distruggerci ultima modifica: 2024-12-27T17:42:09+00:00 da V
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By V dicembre 27, 2024 17:42
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1 Comment

  1. Ul Gigi da Viganell dicembre 27, 19:45

    Stringendo, stringendo “chi è di sinistra è scemo”, punto e basta.

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