Manifesto di Ventotene è il Piano Kalergi messo in pratica: cancellare l’Italia
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Il Manifesto di Ventotene: la messa in pratica del Piano Kalergi per dissolvere le nazioni
Il Manifesto di Ventotene, sbandierato come il faro dell’Europa unita, non è altro che la concretizzazione del sogno oscuro di Richard Coudenhove-Kalergi: un’Europa senza confini, senza identità, senza sovranità. Scritto nel 1941 da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, questo documento non è il nobile appello alla pace che i suoi apologeti vogliono farci credere, ma un progetto eversivo che mette in atto il “Piano Kalergi”, un disegno per annientare le nazioni e sostituirle con un super-Stato centralizzato, abitato da una massa informe e sradicata.
Kalergi, nel suo Pan-Europa del 1923 e in Praktischer Idealismus, aveva già tracciato la strada: un’Europa unita sotto una tecnocrazia elitaria, dove le identità nazionali sarebbero state sciolte in un melting pot etnico e culturale, guidato da una “nobiltà dello spirito” lontana dai popoli. Il Manifesto di Ventotene prende questa visione e la radicalizza, dandole una veste operativa. “Gli Stati nazionali devono cedere la loro sovranità”, scrivono Spinelli e Rossi, invocando una federazione europea che spazzi via le frontiere e imponga un ordine socialista. Non è un caso: entrambi i progetti condividono lo stesso disprezzo per la sovranità popolare e lo stesso obiettivo di dissolvere le differenze che rendono i popoli unici.
Il Manifesto non si limita a teorizzare: è un manuale d’azione. Parla di una “rivoluzione europea” e di un “partito rivoluzionario” per piegare le “informi masse” a un nuovo ordine. Questo è il Kalergi pratico, il passaggio dalla teoria alla prassi. Mentre Kalergi fantasticava di un’Europa meticcia governata da una casta illuminata, Ventotene fornisce lo strumento: un’Unione Europea che, passo dopo passo, erode le nazioni, spalanca le porte a flussi migratori incontrollati e soffoca le culture locali sotto il peso di un’ideologia globalista. L’abolizione della proprietà privata e la centralizzazione del potere, chieste a gran voce nel Manifesto, sono il coronamento del sogno kalergiano: un continente senza radici, dove i cittadini sono pedine di un’élite senza volto.
Oggi vediamo i frutti di questa alleanza ideologica. L’UE, nata sotto l’ombra di Ventotene, è diventata il laboratorio del “Piano Kalergi”: politiche migratorie dissennate, burocrazia soffocante, attacco alle identità nazionali. Giorgia Meloni lo ha capito, e per questo ha tuonato contro il Manifesto alla Camera: “Non è la mia Europa”. Ha ragione. È l’Europa di Kalergi e Spinelli, un mostro che divora la sovranità e la libertà dei popoli. Non è un caso che i difensori di Ventotene, dal Pd alle sinistre radicali, si agitino tanto: sanno che smascherare questo legame significa svelare il loro gioco. Il Manifesto non è un sogno di pace, ma la ricetta per un incubo senza nazioni. E noi non ci stiamo.
Intanto la pagina fb di Giorgia Meloni è piena di likes di stranieri, africani, asiatici, ecc. Come si spiega?