Italia-Germania, un tempo giocavano solo italiani e tedeschi

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By V marzo 20, 2025 21:26

Italia-Germania, un tempo giocavano solo italiani e tedeschi

La cosa drammatica è che per i bambini di oggi, partita dopo partita, sembrerà normale. Sembrerà che sia sempre stato così. Dite loro che non è vero.

Italia-Germania, una nostalgia che brucia: dov’è finito il calcio di un tempo?

Stasera, a San Siro, si è giocata l’andata dei quarti di finale di Nations League 2025 tra Italia e Germania. Il risultato, un 1-2 per i tedeschi con gol di Tonali per noi e rimonta firmata Kleindienst e Goretzka, è solo un dettaglio. Non è il punteggio a pesare sull’anima, ma il senso di smarrimento che questa partita lascia. Una volta, Italia-Germania era un’epopea: un duello tra due nazioni che si affrontavano con il cuore in mano, ognuna con i propri figli, i propri talenti cresciuti sotto lo stesso cielo, con lo stesso sangue. Oggi, invece, è un simbolo di un’Europa che si sta perdendo, che si sta svuotando della sua identità.

Correva l’estate del 2006, non così lontana eppure già leggenda. A Dortmund, sotto un cielo stellato, l’Italia di Lippi affrontava la Germania di Klinsmann nella semifinale del Mondiale. Eravamo noi contro loro: ventidue uomini, undici italiani e undici tedeschi, senza eccezioni. C’era Cannavaro a guidare la difesa come un generale, Totti a inventare calcio, Del Piero a sigillare il destino nei supplementari con quel gol che ancora ci fa venire i brividi. Dall’altra parte Schweinsteiger, Ballack, Lahm: tedeschi fino al midollo, orgogliosi di una tradizione che non aveva bisogno di innesti per brillare. Quella notte vincemmo 2-0, e il mondo intero seppe che l’Italia era tornata grande. Ma soprattutto, quella notte il calcio era ancora nostro, era ancora puro.

Stasera, invece, guardo il campo e vedo un’altra storia. L’Italia, priva di Retegui e Di Marco per infortuni, schiera due giocatori di origine africana tra i titolari; la Germania risponde con i suoi quattro o cinque elementi ormai abituali, figli di un’immigrazione che ha cambiato il volto della Mannschaft. Non è una questione di talento, sia chiaro: questi ragazzi sudano, lottano, e spesso segnano. Ma dove sono finiti i tempi in cui una nazionale rappresentava davvero la sua terra, il suo popolo, la sua storia? Dove sono i Maldini, i Baresi, i Klinsmann, i Beckenbauer? È come se il calcio, specchio della società, ci stesse mostrando un’Europa che non riconosce più se stessa.
Non è nostalgia fine a se stessa, è un grido di dolore. Questo cambiamento non è solo sportivo, è culturale, sociale, demografico. È la sostituzione etnica che avanza, silenziosa ma inesorabile, in un continente che sembra aver dimenticato chi è. Il calcio, che un tempo celebrava le differenze tra popoli unendoli nella competizione, oggi diventa un’arma a doppio taglio: unifica, sì, ma a costo di cancellare ciò che rendeva ogni squadra unica. Italia-Germania non è più solo una partita, è un monito. E mentre guardo San Siro svuotarsi, con il peso di un 1-2 che brucia meno del ricordo di ciò che abbiamo perso, mi chiedo se torneremo mai a vedere un’Italia e una Germania che siano davvero nostre. O se, tra qualche anno, anche queste memorie saranno solo un’eco lontana, soffocata da un futuro che non ci appartiene più.

E se l’Italia può ancora rappresentare se stessa, in fondo si tratta ancora di numeri ‘piccoli’, la Germania è perduta. Azzeriamo ora l’immigrazione non europea.

Italia-Germania, un tempo giocavano solo italiani e tedeschi ultima modifica: 2025-03-20T21:26:06+00:00 da V
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By V marzo 20, 2025 21:26
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