Manifesto di Ventotene: abolizione proprietà privata e voto popolare, il sogno della sinistra
Related Articles
Il Manifesto di Ventotene è per le vecchie signore radical chic della sinistra fucsia quello che il libretto rosso di Mao era per loro in gioventù. Un piano eversivo.
Il Manifesto di Ventotene: un progetto eversivo che vuole abolire voto popolare e proprietà privata

VERIFICA NOTIZIA
Roma, 21 marzo 2025 – Il Manifesto di Ventotene, tanto osannato dalle élite europeiste come faro dell’Unione Europea, è in realtà un documento eversivo che mina le fondamenta stesse della libertà individuale e della democrazia. Scritto nel 1941 da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, questo testo non è un sogno di pace, ma un piano pericoloso che chiede, senza mezzi termini, l’abolizione della proprietà privata e del voto popolare, sostituendoli con un sistema elitario e collettivista che puzza di totalitarismo.
Le parole del Manifesto parlano chiaro. Sulla proprietà privata, si legge che deve essere “abolita, limitata, corretta, estesa secondo le circostanze”. Altro che diritto inalienabile: qui si propone di cancellare uno dei pilastri della libertà individuale, relegandolo a un capriccio dello Stato o della federazione che decide, di volta in volta, chi può possedere cosa. Questo non è solo un attacco alla proprietà: è un’aggressione diretta alla dignità dell’individuo, ridotto a suddito di un potere centrale che tutto controlla e tutto concede. Un progetto che non ha nulla di democratico, ma che richiama i peggiori esperimenti socialisti del Novecento, dove il cittadino non è più padrone di sé stesso, ma servo di un’utopia coercitiva.
Ancora più inquietante è l’attacco al voto popolare, cuore pulsante di ogni democrazia. Il Manifesto afferma senza vergogna che “le masse sono incapaci di orientarsi da sole”, proponendo la necessità di un “partito rivoluzionario” e di una “nuova élite” per guidarle. Tradotto: il popolo non è degno di decidere, meglio lasciar fare a pochi illuminati che sanno cosa è giusto. E per farlo, gli autori arrivano a ipotizzare una “dittatura transitoria” del partito rivoluzionario, un eufemismo per dire che la volontà popolare deve essere sospesa, azzerata, finché il nuovo ordine non sarà imposto dall’alto. Questo non è un invito alla democrazia: è un appello alla tirannia, mascherato da ideale progressista.
Il Manifesto di Ventotene non è un documento innocuo, ma un progetto eversivo che vuole smantellare le basi della nostra società. Abolire la proprietà privata significa distruggere la libertà economica, la possibilità di costruirsi un futuro senza dipendere dal capriccio di un’autorità superiore. Cancellare il voto popolare significa soffocare la voce dei cittadini, sostituendola con quella di un’élite che si autoproclama guida morale e politica. È un piano che non ha nulla a che fare con l’Europa dei popoli, ma che sogna un continente di sudditi, governato da un’oligarchia senza controllo.
Non è un caso che oggi, chi difende questo testo – dalla sinistra radical chic alle tecnocrazie di Bruxelles – lo faccia con tanto zelo: vedono in esso lo strumento perfetto per dissolvere le nazioni e i loro diritti fondamentali. Ma chi crede ancora nella libertà e nella democrazia non può tacere: il Manifesto di Ventotene è una minaccia, un progetto che vuole cancellare ciò che ci rende liberi. E noi non possiamo permetterlo.
per il voto popolare altiero re degli spinelli, si riferiva ai decerebrati di sinistra, e li ha ragione , sti coglioni pensano tutti allo stesso modo , tutti marci alll stessa maniera, se parli con uno di loro parli con tutti, dicono tutti le stesse coglionate, quindi si risparmia tonnellate di carta igienica non facendoli votare
e baravo a mister canna,
noi CERavamo pe’ prima, prima dE tutti, semo i mej del quartierino
comunque negli anni 50 il pci ha votato contro il manifesto di ventotene
E dopo averlo criticato, Giorgia Meloni adesso è una serva dell’Europa. O sbaglio?