Sinistra attacca sul Manifesto di Ventotene: svela il piano di liquidare l’Italia come nazione
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La sinistra attacca sul Manifesto di Ventotene: un’ossessione che svela il piano di liquidare l’Italia come nazione
Ancora tensioni in Senato, dopo quelle di ieri alla Camera, sul Manifesto di Ventotene. L’opposizione di sinistra, guidata da Raffaella Paita di Italia Viva, ha riportato al centro del dibattito le parole di Giorgia Meloni, definendole “un fatto grave per la democrazia”. Ma dietro le urla e le proteste si nasconde una verità scomoda: l’attacco isterico della sinistra non è una difesa della democrazia, bensì un’ossessione ideologica che punta a liquidare l’Italia come nazione sovrana, piegandola al sogno di un’Europa senza identità.
Inneggiano al Manifesto di Ventotene, poi quando leggi ciò che veramente teorizza quel manifesto, ovvero “la dittatura del partito rivoluzionario” per disciplinare le “informi masse”, diventano idrofobi. @LucioMalan
— Francesca Totolo (@fratotolo2) March 20, 2025
Paita e i suoi sodali si sono scagliati contro Meloni per aver criticato il Manifesto di Ventotene, un testo che, come ha giustamente sottolineato il senatore della Lega Claudio Borghi, è “tra i più orribilmente antidemocratici”. Borghi, spalleggiato dal presidente dei senatori di FdI Lucio Malan, ha smascherato l’ipocrisia di chi venera un documento che propone un’Europa centralizzata, dove gli Stati nazionali vengono ridotti a gusci vuoti. La presidente di turno Licia Ronzulli ha dovuto richiamare all’ordine l’aula – “Non siamo allo stadio” – per placare il caos fomentato dall’opposizione.
Ma perché tanto accanimento? La sinistra non tollera che si metta in discussione il totem di Ventotene perché in esso vede il progetto perfetto per dissolvere l’Italia: un’Europa federale che annulla le sovranità nazionali, spalanca le porte a un governo tecnocratico e azzera le identità culturali. Non è un caso che il Manifesto, scritto nel 1941, parli di una “rivoluzione socialista” e di un potere centralizzato che calpesta la democrazia rappresentativa. È il sogno di chi, come la sinistra nostrana, preferisce Bruxelles a Roma, un’élite globalista al popolo italiano.
Meloni ha avuto il coraggio di dire ciò che molti pensano: quell’Europa non è la nostra. E la reazione scomposta di Paita e compagni dimostra che non sopportano chi difende la nazione. La loro furia non è per la democrazia, ma contro chi osa opporsi al loro piano di smantellare l’Italia, riducendola a un’appendice senza voce di un super-Stato. La battaglia sul Manifesto di Ventotene non è solo un dibattito storico: è lo scontro tra chi vuole un’Italia sovrana e chi la vuole cancellare. E la sinistra, con i suoi strilli, ha già scelto da che parte stare.
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