Ucraina, governi Ue senza Ungheria insistono per armare il comico di Kiev

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By V marzo 20, 2025 15:51

Ucraina, governi Ue senza Ungheria insistono per armare il comico di Kiev

L’UE schiava degli interessi franco-tedeschi: l’Italia deve sfilarsi e pensare a sé stessa, non a un nemico immaginario come la Russia

Bruxelles, 20 marzo 2025 – Le conclusioni sull’Ucraina approvate dai leader europei a 26, escludendo l’Ungheria, sono l’ennesima prova di un’Unione Europea asservita agli interessi franco-tedeschi, che spingono per un riarmo isterico contro un nemico immaginario come la Russia. Questo non è solo un errore strategico, ma una trappola che rischia di trascinare l’Italia in un gioco che non ci appartiene. È ora di dire basta: Roma deve sfilarsi da questa spirale e pensare ai propri interessi, non a quelli di Parigi e Berlino.

Il testo adottato dai 26 capi di Stato – senza l’Ungheria, che ha mantenuto il suo dissenso come il 6 marzo – è un diktat che riflette la visione di un’Europa al guinzaglio dell’asse franco-tedesco. Si parla di “sostegno incrollabile” a Kiev, di rafforzare le “capacità militari” ucraine, di nuove sanzioni alla Russia e di immobilizzare i beni della Banca centrale russa. Tutto per alimentare una narrazione che dipinge Mosca come il grande nemico, mentre Francia e Germania si sfregano le mani per i profitti dell’industria bellica e per consolidare la loro egemonia sul continente. Ma l’Italia che c’entra? Non abbiamo confini con la Russia, non abbiamo interessi divergenti da difendere con le armi, e non abbiamo nulla da guadagnare da questa crociata ideologica.

L’Ungheria di Orbán, isolata ma lucida, è l’unica voce che osa sfidare questa deriva. Budapest ha rifiutato di firmare conclusioni che non servono la pace, ma gli interessi di chi vuole un’Europa militarizzata sotto il controllo di pochi. Viktor Orbán non è un folle, è un leader che difende la sovranità del suo popolo e che vede ciò che l’Italia dovrebbe vedere: l’UE non è un progetto comune, ma un’oligarchia che usa la paura di un “nemico immaginario” per giustificare spese folli in armamenti e per soffocare chi non si piega.

Le conclusioni parlano di “pace giusta” e “negoziati”, ma sono solo fumo negli occhi. L’Europa di von der Leyen, che blatera di “competitività” e “sicurezza”, è in realtà un burattino nelle mani di Macron e Scholz, pronti a sacrificare il futuro del continente per i loro giochi di potere. E l’Italia? Dovrebbe essere complice di un piano che ci penalizza economicamente – con le sanzioni che ci tagliano le gambe – e ci espone a rischi inutili? No. Non siamo la Germania, che ha interessi geopolitici da vendere, né la Francia, che vuole rifarsi un’immagine da potenza globale. Siamo un Paese mediterraneo, con problemi reali – energia, migrazione, economia – che non si risolvono mandando soldi e armi a Kiev.

Giorgia Meloni, presente al summit, ha cercato di tenere una linea pragmatica, insistendo sul coinvolgimento del capitale privato per la difesa e su strumenti europei che non pesino sul debito degli Stati. Ma non basta. Il faccia a faccia con von der Leyen non cambia la sostanza: l’UE resta un monolite che serve gli interessi di pochi, non i nostri. L’Italia deve prendere esempio dall’Ungheria e smettere di essere la ruota di scorta di un carro che va dritto verso il burrone. Non abbiamo bisogno di un nemico immaginario per sentirci europei: abbiamo bisogno di un’Europa che ci lasci liberi di perseguire i nostri interessi. E quelli, con la Russia, non sono in conflitto. È ora di dirlo chiaro: l’Italia viene prima, e Meloni deve capirlo.

Ucraina, governi Ue senza Ungheria insistono per armare il comico di Kiev ultima modifica: 2025-03-20T15:51:48+00:00 da V
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