Maranza gli spezzano il braccio: “Hai delle belle scarpe, daccele o ti buttiamo sotto il treno”
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Maranza Selvaggi Massacrano un Ragazzino Italiano: Basta Ricongiungimenti Familiari e Seconde Generazioni Fuori Controllo!

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Un’altra storia schifosa che dimostra come l’Italia sia diventata terra di nessuno, preda di baby gang di “maranza”, spesso seconde generazioni di immigrati che non hanno nulla a che fare con i nostri valori. Venerdì 21 marzo 2025, un ragazzo di 17 anni, che chiameremo Luca per tutelarlo, è stato massacrato alla stazione di Meana di Susa, sulla linea Torino-Bardonecchia, da cinque vigliacchi della sua età. Il motivo? Un pretesto ridicolo: le sue scarpe. Ma la verità è che Luca è stato preso di mira perché italiano, solo e vulnerabile, da una banda di teppisti ubriachi che non hanno rispetto per niente e nessuno. Ora il ragazzo ha il braccio fratturato, il gesso e una paura che gli rimarrà dentro chissà per quanto.
Tutto inizia sul treno regionale 26930, partito da Torino alle 20:15. Luca sale ad Avigliana, diretto a Meana di Susa per incontrare il padre. A Bussoleno salgono i cinque delinquenti: “Hai delle belle scarpe, devi darcele o ti buttiamo sotto il treno”, gli intimoriscono. Lo accerchiano, lo minacciano per tutto il tragitto, ma Luca non cede. Arrivato a Meana, scende per scappare, ma i cinque lo inseguono sul binario, lo raggiungono e lo prendono a calci come animali: schiena, braccio, mano. Una microfrattura al braccio e un trauma psicologico enorme sono il risultato di questa barbarie. I vigliacchi risalgono sul treno e spariscono verso Bardonecchia, lasciando Luca a terra, dolorante e solo. Nessuno sul vagone, né sul binario, ha il coraggio di intervenire: una donna anziana e un uomo adulto, testimoni muti di un’aggressione schifosa, voltano la testa dall’altra parte.
La mamma di Luca, Michela, è furiosa, e come darle torto? Dal pronto soccorso di Susa, dove il figlio è stato medicato, lancia un appello che è un grido di rabbia e disperazione: “Mio figlio non era ubriaco, non ha mai fatto del male a nessuno. È assurdo che non si possa viaggiare tranquilli su un treno, senza controlli, senza sicurezza. Dove sono le famiglie di questi delinquenti che vanno in giro a minacciare e picchiare ragazzini per un paio di scarpe?”. Domanda sacrosanta, Michela. Ma la risposta la conosciamo tutti: queste famiglie spesso non esistono, o sono famiglie che non hanno mai voluto integrarsi, che vivono ai margini e tirano su figli senza valori, senza rispetto, senza senso della comunità.
E qui entra in gioco il vero problema: i ricongiungimenti familiari e le seconde generazioni fuori controllo. Da anni si permette a chiunque di entrare in Italia, portare parenti e mettere al mondo figli che poi crescono in un limbo culturale, senza radici, senza identità, spesso con un rancore verso il Paese che li ospita che esplode in violenza gratuita come quella subita da Luca. Questi “maranza” non sono un’eccezione, sono un prodotto di politiche migratorie scellerate, di governi che hanno aperto le porte senza mai pensare a chi sarebbe rimasto a pagarne le conseguenze: i nostri figli, i nostri ragazzi, come Luca, che non possono più prendere un treno senza rischiare di essere massacrati.
Basta con i ricongiungimenti familiari indiscriminati! Basta con l’idea che chi arriva qui possa fare quello che vuole senza conseguenze! Le seconde generazioni come questi cinque teppisti dimostrano che l’integrazione è fallita: non si adattano, non rispettano le nostre regole, ci vedono come prede, non come concittadini. E noi dovremmo continuare a subire? No, è ora di dire basta. Serve una stretta durissima: chi delinque, fuori dall’Italia, senza se e senza ma, insieme alle famiglie che non sono capaci di educarli. E stop ai ricongiungimenti: non possiamo più permetterci di importare problemi, violenza e caos.
Luca ora ha il gesso, ma poteva andare molto peggio. Quanti altri ragazzi italiani dovranno soffrire prima che si faccia qualcosa di concreto? Le forze dell’ordine indagano, sì, e speriamo che le telecamere inchiodino questi cinque schifosi. Ma non basta prendere i responsabili: bisogna fermare il fenomeno alla radice. Basta buonismo, basta porte aperte, basta fare finta di niente. L’Italia è nostra, e i nostri figli devono poter vivere senza paura. Chi non lo capisce, se ne torni da dove è venuto. Punto.
L’APPELLO DELLA MAMMA MICHELA
“Spero che qualcuno legga sto messaggio, pur di placarmi la rabbia che ho. Sono madre di un adolescente che, come tanti altri, viaggia in treno. Questo messaggio lo mando dal corridoio del pronto soccorso di Susa, perché venerdì sera sul treno Torino-Bardonecchia, all’altezza della stazione Meana di Susa, mio figlio è stato aggredito da altri ragazzini. Mio figlio ha 17 anni, ma ubriaco sui treni non è mai salito. Spero davvero che le mie parole vengano lette e diffuse, perché in una società civile non è normale che un ragazzino seduto al suo posto venga aggredito per un paio di scarpe. Vorrei tanto sapere come sono fatte quelle famiglie che hanno dei figli “costretti” ad andare sui treni a minacciare altri ragazzini per avere un paio di scarpe”.
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