Disney nel mirino di Trump: indagata perché discrimina i maschi bianchi

V
By V marzo 29, 2025 21:04

Disney nel mirino di Trump: indagata perché discrimina i maschi bianchi

Mentre il Regno Unito si prepara a discriminare i bianchi, gli Usa prendono la strada opposta.

Disney nel Mirino di Trump: Giusta Indagine su un Woke che Discrimina i Maschi Bianchi
La Walt Disney Company è finita sotto i riflettori dell’amministrazione Trump, e stavolta non per un flop al botteghino o una polemica sui remake. La Federal Communications Commission (FCC), guidata dal presidente nominato da Trump, Brendan Carr, ha aperto un’indagine per verificare se le politiche di diversità, equità e inclusione (DEI) di Disney e della sua controllata ABC violino le normative federali. L’accusa? Promuovere un’agenda woke che, sotto la facciata della “diversità”, finisce per discriminare i maschi bianchi. Finalmente, qualcuno ha il coraggio di dire basta a questa ipocrisia, e l’indagine è un passo nella direzione giusta.
Un’agenda DEI fuori controllo
Da anni Disney si è lanciata in una crociata per rifare la propria immagine, trasformandosi da icona di intrattenimento per famiglie a paladina del progressismo estremo. Le sue politiche DEI, che impongono quote di rappresentanza per minoranze etniche, donne e membri della comunità LGBTQ+ in ogni aspetto della produzione – dai casting ai ruoli dietro le quinte – sono state sbandierate come un trionfo morale. Ma c’è un lato oscuro: queste stesse politiche sembrano escludere sistematicamente i maschi bianchi, indipendentemente dal talento o dalla competenza.

Documenti interni, trapelati negli ultimi mesi, parlano chiaro. Si dice che Disney abbia fissato obiettivi rigidi: almeno il 50% di attori, registi, sceneggiatori e tecnici deve provenire da “gruppi sottorappresentati”. Traduciamolo: se sei un uomo bianco, non importa quanto tu sia qualificato, il tuo curriculum finisce in fondo alla pila. Michael Giordano, vicepresidente senior di Disney, è stato ripreso in un video sotto copertura mentre ammetteva che “non c’è modo che assumiamo un maschio bianco” per certi ruoli. Questo non è progresso, è razzismo e sessismo al contrario, e l’indagine della FCC è sacrosanta per fare luce su questa vergogna.
Trump contro il woke: una battaglia necessaria
L’apertura di questa indagine non è un fulmine a ciel sereno. Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, ha fatto della lotta al “woke” una priorità. Con un ordine esecutivo di gennaio 2025, ha ordinato alle agenzie federali di identificare fino a nove aziende pubbliche da investigare per possibili violazioni delle leggi antidiscriminazione legate a programmi DEI. Disney, con la sua influenza culturale e il suo ruolo di gigante mediatico, era un bersaglio inevitabile. E giustamente.

Il presidente della FCC, Brendan Carr, ha scritto al CEO Disney Bob Iger sottolineando che l’agenzia vuole “garantire che Disney e ABC non abbiano violato le norme sull’uguaglianza nell’impiego promuovendo forme discriminatorie di DEI”. Nel suo mirino ci sono pratiche che, invece di favorire l’equità, sembrano penalizzare intere categorie di persone basandosi solo su razza e genere. “Per decenni Disney ha prodotto successi al botteghino, ma qualcosa è cambiato”, ha scritto Carr. Quel cambiamento è il woke, e sta distruggendo non solo il brand, ma anche i principi di meritocrazia.
La discriminazione mascherata da virtù
I sostenitori di Disney diranno che queste politiche servono a correggere “ingiustizie storiche”. Ma correggere il passato discriminando nel presente non è giustizia, è vendetta. I maschi bianchi non sono un monolite privilegiato da abbattere; sono individui con diritti, talenti e aspirazioni, che non meritano di essere esclusi solo per il colore della pelle o il genere. Eppure, è esattamente quello che sta succedendo. Le testimonianze di insider e le denunce di gruppi come America First Legal – che ha già presentato una denuncia per violazione dei diritti civili contro Disney nel 2024 – confermano che il DEI della compagnia è una macchina di esclusione.

Pensiamo ai casting: da La Sirenetta con Halle Bailey a Biancaneve con Rachel Zegler, Disney ha riscritto personaggi storici per adattarli a una narrativa di diversità. Non è un problema in sé, se non fosse che questo approccio sembra accompagnato da un rifiuto programmatico di considerare attori bianchi per ruoli di spicco, anche quando il talento lo giustificherebbe. E non è solo sullo schermo: dietro le quinte, le quote DEI strangolano le opportunità per chi non rientra nelle categorie “giuste”.
Perché l’indagine è un bene
L’indagine della FCC è una boccata d’ossigeno in un clima culturale soffocato dal politicamente corretto. Non si tratta di negare la diversità o di tornare a un passato discriminatorio, ma di ristabilire un principio semplice: il merito deve contare più della razza o del genere. Se Disney vuole davvero essere inclusiva, dovrebbe giudicare le persone per ciò che sanno fare, non per ciò che sono. Invece, ha scelto la strada della discriminazione inversa, e ora deve risponderne.

Questa mossa dell’amministrazione Trump manda un messaggio forte: il woke non è intoccabile. Le aziende non possono nascondersi dietro slogan virtuosi mentre violano leggi federali come il Titolo VII del Civil Rights Act, che vieta la discriminazione sul lavoro basata su razza e sesso. Disney non è al di sopra della legge, e l’indagine è un passo fondamentale per ricordarglielo.

Basta ipocrisia, torniamo al merito
Disney era sinonimo di magia, ma oggi è sinonimo di polemiche e ipocrisia. Le sue politiche DEI non stanno costruendo un futuro migliore; stanno alimentando divisioni e risentimenti. L’indagine della FCC è un’opportunità per smascherare questo sistema e riportare l’attenzione su ciò che conta davvero: il talento, la creatività, il duro lavoro. I maschi bianchi non sono il nemico, e trattarli come tali non rende il mondo più equo, ma più ingiusto.
Trump e Carr hanno ragione a mettere Disney sotto torchio. Che l’indagine vada avanti, e che la verità venga a galla. È ora di dire basta al delirio woke e di tornare a un mondo dove il merito, non l’identità, decide chi vince.

Prima si torni al merito. Poi si tornerà a discriminare a nostro favore. Come giusto che sia. Un passo alla volta.

Disney nel mirino di Trump: indagata perché discrimina i maschi bianchi ultima modifica: 2025-03-29T21:04:55+00:00 da V
V
By V marzo 29, 2025 21:04
Write a comment

No Comments

No Comments Yet!

Let me tell You a sad story ! There are no comments yet, but You can be first one to comment this article.

Write a comment
View comments

Write a comment

Your e-mail address will not be published.
Required fields are marked*