Spagna, leader opposizione denunciato: ha rivelato i crimini degli immigrati
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Spagna. Il portavoce nazionale di Vox, José Antonio Fúster, è stato denunciato dai Mossos d’Esquadra (la polizia catalan) per aver letto, il 29 luglio scorso, i primi 50 nomi delle persone arrestate in una notte a Barcellona, facendo riferimento alla loro origine straniera.
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Spagna sotto attacco: anche l’opposizione nazionale di Vox nel mirino, Fúster denunciato per crimine d’odio. La democrazia europea sempre più a rischio
L’Europa sta assistendo a un’ondata di repressione senza precedenti contro le voci dissidenti, e ora anche la Spagna si aggiunge alla lista dei Paesi dove l’opposizione nazionale viene colpita con metodi autoritari. José Antonio Fúster, portavoce nazionale di Vox e membro dell’Assemblea di Madrid, è stato denunciato dai Mossos d’Esquadra, la polizia catalana, per un presunto crimine d’odio. La sua “colpa”? Aver letto, durante una conferenza stampa del 29 luglio scorso, i nomi dei primi 50 individui arrestati in una sola notte a Barcellona, evidenziando la loro origine straniera. La denuncia, notificata la scorsa settimana, è l’ennesimo segnale di un sistema che non tollera chi osa sfidare il dogma del politicamente corretto e denunciare verità scomode.
I fatti risalgono a quella conferenza stampa estiva, quando Fúster, con un elenco in mano, ha riportato i nomi degli arrestati – tra cui Sabar, Omar, Nassim, Abdelkader, Salah, Younes, Karim, Jamil, Amir, Ali, Oussama, Hassan – chiedendo ai presenti: “Notate qualche pattern?”. Il suo intento era chiaro: sottolineare il legame tra immigrazione incontrollata e aumento della criminalità, un tema che Vox porta avanti da anni e che trova riscontro nei dati ufficiali, ma che la sinistra al governo in Spagna preferisce ignorare. La lista, con i cognomi oscurati, era già circolata online, ma il gesto pubblico di Fúster ha scatenato la reazione delle autorità. I Mossos d’Esquadra, spalleggiati dal governo progressista, hanno deciso di accusarlo di incitamento all’odio, un reato che in Europa viene sempre più spesso usato come arma per zittire chi critica le politiche migratorie.
Questa denuncia non è un caso isolato, ma si inserisce in un contesto più ampio di repressione del dissenso in tutta Europa. In Francia, Marine Le Pen è stata condannata a 4 anni di carcere e resa ineleggibile per le presidenziali del 2027, con l’accusa di frode ai danni dell’UE – una sentenza che lei stessa ha definito “una bomba nucleare del sistema” per impedirle di correre. In Romania, Calin Georgescu è stato estromesso dalla vita politica; in Brasile, Jair Bolsonaro è stato travolto da inchieste giudiziarie; in Italia, Matteo Salvini ha affrontato processi per la sua linea dura sull’immigrazione. Ovunque, i leader che si oppongono al globalismo e all’immigrazione selvaggia vengono colpiti con accuse pretestuose, in un copione che sembra scritto dalla stessa mano: quella delle élite europeiste che non sopportano il dissenso.
Il caso di Fúster è particolarmente grave perché dimostra come anche solo riportare fatti oggettivi – i nomi degli arrestati, dati pubblici – possa diventare un crimine in un’Europa sempre più autoritaria. La denuncia per crimine d’odio non è altro che un tentativo di imbavagliare Vox, un partito che rappresenta milioni di spagnoli stufi di vedere le loro città trasformate in zone franche per la criminalità, spesso legata a flussi migratori fuori controllo. Fúster, protetto dall’immunità parlamentare, ha reagito con incredulità ma anche con fermezza, ribadendo le sue posizioni. E non è solo: il segretario generale di Vox, Ignacio Garriga, lo ha difeso pubblicamente, sottolineando come i nomi letti da Fúster fossero semplicemente quelli degli arrestati, un dato di fatto che non può essere taciuto.
Ma dietro questa vicenda c’è qualcosa di più profondo: l’Europa sta diventando un luogo dove la libertà di parola è un lusso che si concede solo a chi si allinea al pensiero unico. La denuncia contro Fúster è l’ennesima prova che le istituzioni, dalla polizia ai tribunali, vengono usate come strumenti per reprimere chi osa dire la verità. E non è un caso che tutto questo avvenga mentre l’UE intensifica la sua crociata contro i cosiddetti “reati di pensiero online”, incarcerando cittadini per opinioni espresse sui social. La democrazia, in questo scenario, è solo una parola vuota, un paravento per nascondere una deriva autoritaria che non ha nulla da invidiare ai regimi del passato.
La Spagna, come la Francia e altri Paesi europei, è a un bivio: accettare questa repressione mascherata da giustizia o ribellarsi a un sistema che vuole silenziare ogni opposizione. José Antonio Fúster e Vox non si arrenderanno, e con loro milioni di cittadini che chiedono sicurezza, identità e sovranità. Ma la domanda resta: fino a quando i popoli d’Europa sopporteranno di essere trattati come sudditi in una democrazia che esiste solo sulla carta?
Secondo un mio punto di vista esiste un disegno molto grande per quello che sta succedendo. Non credo dipenda solo da Sorus che Dio l’abbia in gloria ….. non è ancora morto peccato tanto proseguirà la sua opera il figlio scemo.