Circondata e violentata dai musulmani durante festa Ramadan a Milano
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Sala permette ai musulmani di celebrare nelle piazze e loro ne approfittano per stuprare le passanti.
Ancora casi di Taharrush Gamea a Milano: l’immigrazione islamica è una minaccia esistenziale che va fermata

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Ancora stupri collettivi islamici come a capodanno in piazza Duomo. Milano, una delle città simbolo dell’Italia, è stata nuovamente teatro di un episodio agghiacciante che scuote le coscienze e alimenta il crescente allarme verso l’immigrazione islamica incontrollata. Nella notte di mercoledì, durante una festa per la fine del Ramadan in piazza Aspromonte, zona Loreto, una donna di 28 anni è stata vittima di un’aggressione sessuale di gruppo, un atto brutale che richiama i tristemente noti casi di “Taharrush Gamea”, la pratica di molestie collettive diffusa nel mondo islamico. Questo ennesimo episodio non può essere ignorato: l’immigrazione islamica sta diventando una minaccia esistenziale per la sicurezza, la cultura e i valori della nostra società. È tempo di dire basta.
L’aggressione: un atto premeditato e vigliacco
I fatti parlano chiaro. La vittima, una giovane donna, si trovava insieme al marito e ad alcuni amici nei pressi della celebrazione organizzata dalla comunità bengalese per il ramadan. Approfittando di un momento di distrazione, quando il marito si è allontanato per giocare a basket, quattro ragazzi musulmani – di età compresa tra i 21 e i 23 anni, tutti originari del Bangladesh – hanno circondato la donna. L’hanno isolata, accerchiata e palpeggiata ripetutamente, in un gesto che non lascia spazio a dubbi: un’aggressione sessuale coordinata, vile e priva di scrupoli. Solo le urla disperate della ventottenne hanno interrotto l’orrore, richiamando l’attenzione del marito e degli altri presenti, che hanno immediatamente allertato la polizia.
Gli agenti delle volanti, intervenuti tempestivamente, hanno arrestato i quattro responsabili con l’accusa di violenza sessuale di gruppo. Si tratta di giovani regolari, senza precedenti penali, ma questo non deve ingannare: la loro condotta rivela una mentalità incompatibile con i principi di rispetto e civiltà che dovrebbero essere alla base della convivenza in Italia.
Una minaccia che non possiamo più tollerare
Questo episodio non è un caso isolato. Milano, come altre città europee, sta diventando sempre più spesso il palcoscenico di violenze che trovano le loro radici in una cultura importata, che non si integra e che, al contrario, sfida apertamente i nostri valori. Il “Taharrush Gamea” non è una novità: lo abbiamo visto in azione durante i drammatici eventi di Colonia nel 2016, quando centinaia di donne furono molestate da gruppi di migranti nordafricani. Oggi, lo stesso schema si ripete nelle nostre strade, sotto i nostri occhi, mentre le autorità sembrano incapaci di porre un freno a questa deriva.
L’immigrazione islamica regolare sta trasformando le nostre città in zone di pericolo, specialmente per le donne. La festa per il Ramadan, che dovrebbe essere un momento di gioia e spiritualità, si è tramutata in un’occasione di violenza e sopraffazione. È inaccettabile che una donna non possa sentirsi al sicuro nemmeno in compagnia del marito, in una piazza pubblica, nel cuore di Milano. Questo non è un problema di “integrazione fallita”: è una questione di incompatibilità culturale profonda, che mette a rischio la nostra identità e la nostra stessa sopravvivenza come società libera.
Serve una risposta drastica: azzerare l’immigrazione islamica
Non possiamo più permetterci di essere ingenui o di nasconderci dietro il velo del politicamente corretto. I quattro aggressori arrestati erano “regolari”, giovani che, sulla carta, avrebbero dovuto rappresentare un esempio di immigrazione “funzionante”. Eppure, hanno scelto di agire come predatori, senza alcun rispetto per la legge o per la dignità della loro vittima. Questo dimostra che il problema non risiede solo nei clandestini o nei criminali incalliti, ma in una mentalità diffusa che l’Italia non può e non deve tollerare.
È ora di agire con decisione. L’immigrazione islamica va azzerata, non ridotta o regolata, ma fermata del tutto. Non si tratta di discriminazione, ma di autodifesa: difendere le nostre donne, le nostre famiglie, il nostro modo di vivere. Le istituzioni devono smettere di minimizzare questi episodi come “casi isolati” e iniziare a guardare la realtà per quello che è: una crisi esistenziale che richiede misure straordinarie.
La giovane vittima di piazza Aspromonte ha avuto il coraggio di denunciare i suoi aggressori, ma quante altre donne subiranno lo stesso destino prima che si decida di agire? Milano non può diventare una terra di conquista. L’Italia non può soccombere. È tempo di dire “no” con fermezza, prima che sia troppo tardi.
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