Dazi, Trump dichiara l’indipendenza dal mondo: prima gli operai americani

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By V aprile 2, 2025 21:25

Dazi, Trump dichiara l’indipendenza dal mondo: prima gli operai americani

I media italiani sono contro i dazi perché i loro proprietari fanno soldi a spese vostre con la globalizzazione. La classe media ha tutto da guadagnare dal protezionismo: vogliamo creare lavori per italiani e non per immigrati.

Per anni vi hanno raccontato che la deindustrializzazione era inevitabile perché la globalizzazione è giusta, in realtà ha arricchito ancor più i già ricchi, ora è tempo di riportare le imprese anche in Italia mettendo dazi.

Donald Trump ha acceso la miccia: dal 2 aprile 2025, gli Stati Uniti hanno varato dazi su larga scala contro ogni Paese del pianeta, con tariffe che colpiscono l’Unione Europea al 20%, la Cina al 34%, e una lista infinita di nazioni, dal Vietnam (46%) al Regno Unito (10%). “Ci fregano, è così triste, è così patetico”, ha tuonato il presidente americano, definendo questa mossa una “Dichiarazione di Indipendenza economica”. E mentre i media mainstream gridano al disastro, dipingendo i dazi come una follia protezionistica, l’Italia dovrebbe cogliere l’occasione per guardare oltre la propaganda e capire una cosa semplice: è tempo di riportare le imprese a casa, e i dazi possono essere la chiave.

Per anni ci hanno venduto la favola che la deindustrializzazione fosse un processo inevitabile, un sacrificio necessario sull’altare della “giusta” globalizzazione. Ci hanno detto che aprire i mercati, abbattere le barriere e lasciare che le multinazionali facessero il bello e il cattivo tempo avrebbe portato prosperità per tutti. Ma la realtà è stata un’altra: i ricchi sono diventati più ricchi, le grandi corporation hanno delocalizzato senza scrupoli, e la classe media italiana – operai, artigiani, piccoli imprenditori – è stata lasciata a raccogliere i cocci. Fabbriche chiuse, posti di lavoro evaporati, interi settori come il tessile o l’automotive svenduti a chi produce a costi irrisori altrove. La globalizzazione non è stata un’equa opportunità, ma un banchetto per pochi, servito sulle spalle di molti.

Trump, con la sua crociata protezionistica, sta dimostrando che si può dire basta. “Se non volete essere colpiti dai dazi reciproci, abbattete le vostre barriere”, ha sfidato i leader mondiali. E i risultati? Aziende come Honda stanno già tornando a investire negli Usa, costruendo impianti in Indiana, mentre altre cercano siti per nuove fabbriche. “Tra 600 miliardi e 1 trilione di dollari entreranno in due anni”, promette Trump. È un modello che l’Italia potrebbe – e dovrebbe – replicare. Immaginiamo dazi mirati su prodotti stranieri che soffocano le nostre PMI: non solo proteggeremmo il made in Italy, ma incentiveremmo le imprese a tornare a produrre qui, creando lavoro e ridando ossigeno a una classe media strangolata.

I media, prevedibilmente, sono in allarme. Parlano di “nubi” economiche, di un “incubo da 5 miliardi” per l’Europa, di borse in sofferenza – il Dow Jones giù dell’1%, il Nasdaq del 3,3%. Ma chi rappresentano davvero queste grida? Le grandi lobby, le multinazionali che vedono i loro profitti a rischio, i “padroni” del sistema che per decenni hanno prosperato sulla pelle dei lavoratori italiani. Per loro, i dazi sono una minaccia; per noi, un’opportunità. Certo, nel breve termine potremmo pagare qualche prezzo più alto, ma a lungo termine il gioco vale la candela: più produzione locale, più occupazione, più sovranità economica.

L’Italia ha tutto da guadagnare da un protezionismo intelligente. Le nostre eccellenze – dall’agroalimentare alla meccanica – non hanno bisogno di competere con lo sfruttamento asiatico o le regole permissive di altri mercati. Hanno bisogno di essere difese. Trump lo ha capito, definendo i dazi “il giorno della liberazione”. E se fosse anche il nostro? Basta con il dogma globalista che ci ha impoveriti. È ora di riportare le imprese in Italia, e i dazi sono lo strumento per farlo.

Ribaltiamo la narrazione anti-dazi dei media: le critiche sono al servizio delle élite che guadagnano dal mondo senza frontiere. I dazi, sul modello di Trump, possano favorire la classe media italiana a lungo termine.

Non possiamo basare il nostro modello solo sulle esportazioni in una corsa verso il basso. Dobbiamo aumentare la ricchezza delle famiglie investendo in tecnologia e produttività. Abbiamo bisogno di aziende tecnologiche, non di vendere solo vino. Ma queste aziende, per nascere, hanno bisogno di ‘protezionismo’ prima che siano in grado di competere.

Dazi, Trump dichiara l’indipendenza dal mondo: prima gli operai americani ultima modifica: 2025-04-02T21:25:04+00:00 da V
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