Talenti italiani in Svizzera intanto Italia crea lavori a basso costo per immigrati
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Giusto per fare un semplice confronto: un caffè in Svizzera costa 4 franchi. pic.twitter.com/ioyqqGAYrN
— Francesca Totolo (@fratotolo2) April 2, 2025
Il caso Binello Vigliani e l’Italia dei lavori low-cost: chiudiamo le frontiere per far crescere i salari e una nuova classe media
Il caso di Francesca Binello Vigliani, architetta italiana che ha raccontato la sua esperienza lavorativa in Svizzera, mette in luce una realtà drammatica per l’Italia: il nostro Paese sta diventando una fabbrica di lavori a basso costo, spesso destinati agli immigrati, mentre i giovani talenti italiani sono costretti a cercare fortuna altrove. La sua storia, riportata in un’intervista al Corriere della Sera e ripresa su X da Francesca Totolo, evidenzia un divario economico e sociale che non possiamo più ignorare. Binello Vigliani ha dichiarato: “Vorrei tornare in Italia ma non riesco. Qui in Svizzera guadagno oltre il triplo”. Un semplice confronto lo dimostra: un caffè in Svizzera costa 4 franchi, ma i salari permettono di sostenerne il costo, mentre in Italia i redditi stagnanti rendono la vita sempre più difficile.
Un sistema che impoverisce gli italiani
L’Italia sta creando un mercato del lavoro che favorisce l’immigrazione di massa, spesso a scapito dei cittadini italiani. I dati parlano chiaro: secondo studi come quello riportato su ScienceDirect, l’immigrazione poco qualificata (86% degli immigrati in Italia nel 2010/11) ha un impatto significativo sui salari, riducendoli in media dello 0,515% nelle aree ad alta concentrazione di lavoratori low-skilled. Questo meccanismo genera un sottoproletariato urbano, spesso identificato con il fenomeno dei “maranza”, e impedisce la nascita di una nuova classe media. Al contempo, i giovani italiani qualificati, come Binello Vigliani, sono costretti a emigrare per trovare opportunità all’altezza delle loro competenze: dopo un Erasmus a Lisbona, uno stage a New York e una laurea a Mendrisio, l’architetta ha trovato in Svizzera non solo un salario triplicato, ma anche un sistema che valorizza il suo talento.
Chiudere le frontiere per far crescere i salari
Se l’Italia chiudesse le frontiere all’immigrazione regolare extraeuropea, il mercato del lavoro subirebbe una trasformazione profonda. La riduzione dell’offerta di manodopera a basso costo costringerebbe le aziende ad aumentare i salari per attrarre lavoratori italiani, favorendo una crescita economica più equa. I commenti al post di Francesca Totolo su X lo confermano: un utente, Filippo Arosio, sottolinea che a Lugano una cassiera guadagna tra i 4.000 e i 5.000 franchi al mese, mentre a Milano gli affitti sono simili ma i salari molto più bassi. Un altro utente, David Ozart, evidenzia come in Svizzera, con una gestione oculata, si possano risparmiare 1.000 franchi al mese, costruendo una ricchezza che in Italia resta un miraggio.
Una nuova classe media, non un sottoproletariato
Continuando su questa strada, l’Italia rischia di diventare un Paese di lavoratori precari e sottopagati, mentre i benefici economici dell’immigrazione si concentrano nelle mani di pochi. Chiudere le frontiere non significa isolarsi, ma proteggere i cittadini italiani e costruire un futuro in cui i salari crescano, permettendo la nascita di una nuova classe media. La storia di Binello Vigliani non è un’eccezione, ma un monito: se non cambiamo rotta, l’Italia continuerà a perdere talenti e a impoverire la sua popolazione, mentre altrove si costruiscono società più prospere. È tempo di agire, valorizzando chi è già qui e smettendo di alimentare un sistema che crea solo disuguaglianze.
La colpa non è della congiuntura oppure dei dazi: è di quei cazzoni che si autoproclamano “imprenditori” perchè te lo fanno “imprendere nel culo”.
Comunque le paghe sono alte e le spese fisse pure,in proporzione, se non vuoi o puoi abitare qui allora devi andare avanti e indietro dall’Italia e devi calcolare almeno 2 ore di viaggio al dì, con mezzi privati o pubblici.