Uccisa a pugni dal marito marocchino che rifiuta condanna: “Giudice razzista”
Related Articles
“Razzista giudice di mxxda”
Il 43enne marocchino Tarik El Ghaddassi ha così commentato la conferma in secondo grado della condanna all’ergastolo.
Nell’ottobre del 2022, l’uomo uccise di botte per gelosia la moglie Ilaria Maiorano di fronte agli occhi delle figlie di 7 e 9 anni.… pic.twitter.com/ktPEt73nWy
— Francesca Totolo (@fratotolo2) April 2, 2025
“Razzista giudice di merda”: la rabbia di Tarik El Ghaddassi dopo la condanna all’ergastolo
Ancona, 2 aprile 2025 – “Razzista giudice di merda”. Con queste parole urlate in aula, il 43enne marocchino Tarik El Ghaddassi ha accolto la conferma in secondo grado della sua condanna all’ergastolo, pronunciata oggi dalla Corte d’Assise d’Appello di Ancona. L’uomo, di origine nordafricana, è stato riconosciuto colpevole dell’omicidio brutale della moglie Ilaria Maiorano, massacrata di botte nella notte tra il 10 e l’11 ottobre 2022 nella loro casa a Padiglione di Osimo. Un delitto agghiacciante, consumato sotto gli occhi delle figlie di 7 e 9 anni, motivato da una gelosia ossessiva che ha trasformato una lite domestica in un femminicidio.
Ilaria, 41 anni, madre e donna italiana, è stata colpita a mani nude, con una sedia e un bastone, fino a morire per un’emorragia interna. Un caso che si aggiunge alla tragica lista di donne vittime di violenza, a cui ho voluto dare voce nel mio libro Le vite delle donne contano. Ma ciò che emerge da questa vicenda non è solo il dramma di una famiglia distrutta: è l’ennesimo esempio di come l’immigrazione incontrollata possa portare nelle nostre case individui incapaci di integrarsi, pronti a sfogare le loro frustrazioni con una ferocia che non conosce confini.
Tarik El Ghaddassi, già noto alle forze dell’ordine e agli arresti domiciliari al momento del delitto, non ha mostrato alcun pentimento. Dopo la sentenza, le sue grida contro il giudice – “razzista” – sono parse un tentativo patetico di giustificare l’ingiustificabile, scaricando la colpa su un sistema che, secondo lui, lo avrebbe discriminato. Ma i fatti parlano chiaro: la Corte, presieduta da Luigi Catelli, ha confermato l’ergastolo per omicidio volontario pluriaggravato, riconoscendo la crudeltà, i futili motivi e la presenza delle figlie come testimoni impotenti dell’orrore. Nessun razzismo, solo giustizia.
Questa vicenda solleva interrogativi che non possiamo più ignorare. Come è possibile che un uomo con precedenti, in regime di detenzione domiciliare, fosse ancora libero di seminare morte? Perché continuiamo a permettere che individui come El Ghaddassi, incapaci di rispettare le leggi e i valori del nostro Paese, restino tra noi? L’immigrazione senza filtri ci sta costando caro: non solo in termini di sicurezza, ma di vite spezzate, come quella di Ilaria. Le sue figlie, ora orfane di madre e con un padre ergastolano, sono le vere vittime di un sistema che ha fallito nel proteggerle.
Basta con il buonismo. È ora di dire no a un’immigrazione che importa violenza e disprezzo per la nostra cultura. Ilaria Maiorano meritava di vivere, non di morire per mano di chi non avrebbe mai dovuto essere qui. La sua storia è un monito: le vite delle donne contano, sì, ma contano anche le scelte di chi governa. E finora, quelle scelte ci hanno traditi.
Ma queste buoniste con la scusa siamo tutti fratelli vogliamoci bene non si rendono conto del pericolo?
c’è ergastolo e ergastolo…ad uno che dopo la condanna si esprime in tal modo non potrebbero dargli dei mesi di segregazione? (un tempo nelle carceri esisteva il…sant’Antonio
Penso si sia espresso in questo modo perché al suo paese e normale quello che ha fatto.