Sala difende i maranza dopo 50 arresti: “Vanno aiutati”, uno rapinava in Italia da 10 anni

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By V aprile 3, 2025 10:55

Sala difende i maranza dopo 50 arresti: “Vanno aiutati”, uno rapinava in Italia da 10 anni

Chaban A., un giovane egiziano di 24 anni, è stato arrestato insieme a 50 altri nordafricani per una serie di reati violenti. La sua storia criminale inizia dopo il suo arrivo in Italia 10 anni fa. Chaban giunge nel nostro Paese a 15 anni, grazie alle politiche permissive sui ricongiungimenti familiari o come minore non accompagnato. Da allora, il suo percorso è stato un susseguirsi di crimini. Ma per Sala devono essere aiutati.

Chaban A.: il simbolo di un fallimento dell’immigrazione incontrollata

La cronaca milanese ha portato alla luce un caso emblematico: Chaban A., un giovane egiziano di 24 anni, è stato arrestato insieme a 50 altri nordafricani per una serie di reati violenti. La sua storia criminale, iniziata poco dopo il suo arrivo in Italia, è un campanello d’allarme che non possiamo più ignorare. Nato in Egitto nel settembre 2000, Chaban giunge nel nostro Paese a 15 anni, probabilmente grazie alle politiche permissive sui ricongiungimenti familiari o come minore non accompagnato. Da allora, il suo percorso è stato un susseguirsi di crimini: rapine, lesioni, resistenza, incendi dolosi. Un curriculum che dimostra come l’integrazione sia solo un’utopia, e come gli immigrati di seconda generazione, o quelli arrivati in giovane età, possano rappresentare una minaccia per la sicurezza pubblica.

Una carriera criminale senza fine

Il primo arresto di Chaban avviene a 16 anni, a Roma, per rapina in concorso. Meno di due anni dopo, è di nuovo in cella per una rapina in appartamento. Nel carcere minorile, aggredisce un altro detenuto, guadagnandosi una denuncia per lesioni. Nel 2020, scappa da una casa-famiglia a Latina, dove era stato mandato in affidamento ai servizi sociali, dimostrando disprezzo per ogni tentativo di recupero. Tra il 2021 e il 2024, accumula denunce per danneggiamento, resistenza, incendio e oltraggio, oltre a un fermo per un’altra rapina a Cassino. Infine, a Milano, nel 2025, torna alla ribalta: il 1° aprile, con due minorenni, assalta un cingalese alla fermata metro Zara per rubargli una catenina; il giorno dopo, con un connazionale 18enne, deruba un 17enne tedesco alla fermata Segesta. Rapine aggravate in concorso, violenza gratuita, spregio per le vittime: questo è il ritratto di Chaban A.

Immigrati di seconda generazione: un problema ignorato

Chaban non è un caso isolato. È il prodotto di un sistema che permette l’ingresso indiscriminato di giovani stranieri, spesso senza un reale controllo sul loro background o sulle loro intenzioni. Gli immigrati di seconda generazione, o quelli arrivati da adolescenti come lui, mostrano troppo spesso una propensione alla criminalità che non può essere nascosta dietro il velo del politically correct. Cresciuti in un Paese che non sentono loro, privi di legami con la cultura italiana e spesso abbandonati a sé stessi, questi giovani diventano una bomba a orologeria. I dati parlano chiaro: gli stranieri, pur rappresentando il 9% della popolazione, commettono una quota sproporzionata di reati violenti. Chaban è la prova vivente che l’integrazione forzata non funziona.

Basta ricongiungimenti familiari, torniamo allo ius sanguinis

Le politiche migratorie italiane sono un colabrodo. I ricongiungimenti familiari, che permettono l’arrivo di minori o familiari senza verifiche stringenti, sono una porta aperta per individui come Chaban. Quanti altri come lui sono entrati in Italia con la scusa di un legame familiare, per poi trasformarsi in delinquenti seriali? È ora di abrogare questa norma, che non fa altro che alimentare l’insicurezza. Non solo: il principio dello ius soli, o l’idea di concedere la cittadinanza a chi nasce o cresce qui, va abbandonato. La cittadinanza deve tornare a essere un diritto legato al sangue, allo ius sanguinis, un privilegio riservato a chi condivide la nostra storia, i nostri valori, la nostra identità. Chaban non è italiano, né lo sarà mai, nonostante gli anni trascorsi qui: i suoi atti lo dimostrano.

Un Paese da difendere

Non si tratta di razzismo, ma di realismo. L’Italia non può continuare a essere un rifugio per chi arriva con l’unico scopo di predare. Le vittime di Chaban – un adolescente tedesco, un cingalese, cittadini qualunque – meritano giustizia, non buonismo. La sua storia è un monito: senza un cambio di rotta, casi come questo si moltiplicheranno. Abrogare i ricongiungimenti familiari e ripristinare lo ius sanguinis non sono misure discriminatorie, ma atti di responsabilità verso chi vive e lavora onestamente in questo Paese. È tempo di dire basta: l’Italia non è una terra di conquista.

Sala difende i maranza dopo 50 arresti: “Vanno aiutati”, uno rapinava in Italia da 10 anni ultima modifica: 2025-04-03T10:55:59+00:00 da V
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