Sedata e violentata da minore richiedente asilo: luogo dello stupro diventa ‘zona rossa’

V
By V aprile 3, 2025 16:39

Sedata e violentata da minore richiedente asilo: luogo dello stupro diventa ‘zona rossa’

Ivrea sotto assedio: lo stupro al Movicentro è la goccia che fa traboccare il vaso

È un grido d’allarme che squarcia il silenzio di una città stremata, violentata nel suo cuore pulsante da un orrore che non può più essere ignorato. Ivrea è caduta preda di un incubo: una ragazzina di 16 anni sedata, picchiata e stuprata nel parcheggio del Movicentro da un minore tunisino, un richiedente asilo ospitato in un centro di accoglienza. Non è un caso isolato, non è un’eccezione: è il frutto marcio di un sistema fuori controllo, un bubbone che esplode dopo mesi di degrado, violenza e abbandono. E ora basta: la misura è colma.

VERIFICA NOTIZIA


Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica ha finalmente aperto gli occhi, ma forse è troppo tardi. Dopo l’ennesimo scempio, è stata istituita una “zona rossa” – come quelle di Torino, Milano, Roma e Napoli – che abbraccia la stazione ferroviaria, il Movicentro e le vie limitrofe. Una grande area a vigilanza rafforzata dove le forze dell’ordine potranno cacciare via per 48 ore chiunque rappresenti un pericolo per l’ordine pubblico. Ma davvero pensano che questo cerotto possa fermare l’emorragia? Qui non serve un Daspo urbano, serve una rivoluzione!
I figli dei Cas: un esercito di predatori

Chi sono i responsabili di questo sfacelo? I “figli dei Cas”, i Centri di accoglienza straordinaria, quei carrozzoni gestiti da cooperative che lucrano sulla pelle degli italiani. Ragazzi, spesso minori, che arrivano da Brosso, Chiaverano, Loranzé, ma anche da Chivasso e Torino. Alcuni ancora nei Cas, altri diventati maggiorenni e vomitati in strada, senza controllo, senza futuro, senza freni. La stazione di Ivrea è il loro regno: prima bivaccavano al Movicentro, ora si sono spostati su corso Nigra. Perché lì? Semplice: c’è un supermercato dove comprano alcol a buon mercato e due scuole piene di studenti a cui spacciare droga. È il loro paradiso, il nostro inferno.

Questi non sono “poveri migranti” da compatire, sono bombe a orologeria che esplodono nelle nostre città. Il caso della ragazzina di Ivrea – drogata, massacrata e violentata dopo che il suo cane è stato accoltellato – è solo l’ultimo di una lista infinita di crimini. E mentre le istituzioni dormono, i cittadini vivono nella paura, ostaggi di una marmaglia che trasforma ogni angolo in una zona di guerra.

Un sistema marcio che ci sta uccidendo

La colpa è di chi ha permesso questo scempio: la legge Zampa, le cooperative dell’accoglienza, i governi che hanno spalancato le porte a chiunque senza mai chiedersi chi entrava. Ogni giorno buttiamo via 100-120 euro a testa per mantenere questi “minori non accompagnati” nei centri, e cosa otteniamo in cambio? Stupri, coltellate, spaccio. Ivrea è solo l’ultima vittima di un’Italia ridotta a discarica umana, dove i soldi dei contribuenti finanziano il caos e la violenza invece di scuole, ospedali o sicurezza.

La “zona rossa” è un palliativo ridicolo. Allontanare per 48 ore questi delinquenti non risolve nulla: torneranno, più incattiviti di prima. Serve altro: chiusura dei Cas, espulsioni immediate, controlli ferrei. Basta con il buonismo che ci sta strangolando! La stazione di Ivrea, un tempo snodo di pendolari e studenti, è diventata un campo di battaglia. E ora, dopo l’orrore del Movicentro, non possiamo più girarci dall’altra parte.

La ragazzina di Ivrea poteva essere nostra figlia, nostra sorella. Il suo sangue è sulle mani di chi ha lasciato che questo accadesse. Non è più tempo di parole, di riunioni, di promesse vuote. Ivrea è sotto assedio, e con lei tutta l’Italia. Se non agiamo ora, se non cacciamo via questa feccia, il prossimo grido sarà il nostro. Basta accoglienza, basta scuse: riprendiamoci le nostre città, o sarà la fine.

Sedata e violentata da minore richiedente asilo: luogo dello stupro diventa ‘zona rossa’ ultima modifica: 2025-04-03T16:39:31+00:00 da V
V
By V aprile 3, 2025 16:39
Write a comment

No Comments

No Comments Yet!

Let me tell You a sad story ! There are no comments yet, but You can be first one to comment this article.

Write a comment
View comments

Write a comment

Your e-mail address will not be published.
Required fields are marked*