Emilia, l’assessore islamista del PD vuole l’insegnamento dell’arabo a scuola

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By V novembre 11, 2025 23:37

Emilia, l’assessore islamista del PD vuole l’insegnamento dell’arabo a scuola

Per l’assessore arabo del PD le scuole in Italia sono troppo italiane

### L’Islamizzazione Silenziosa: Da Reggio Emilia all’Italia, la Scuola Diventa Campo di Battaglia per un’Egemonia Culturale

**Reggio Emilia, 12 novembre 2025** – Se pensavate che l’islamizzazione dell’Europa fosse un incubo confinato ai sobborghi parigini o alle moschee improvvisate di Malmö, ripensateci. Eccola qui, in Italia, nel cuore della nostra Emilia-Romagna operosa e laica, che si insinua nelle aule scolastiche come un virus ideologico.

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Le farneticazioni dell’assessore all’educazione Marwa Mahmoud. Non è solo una cronaca locale: è un campanello d’allarme assordante, un grido che riecheggia la resa culturale di una Nazione che, un tempo fiera delle sue radici cristiane e umanistiche, ora si piega a un’agenda woke-islamista sponsorizzata dal PD. E mentre i professori reggiani si ribellano, noi tutti dovremmo chiederci: quanto ancora resisteremo prima che l’arabo diventi lingua ufficiale delle nostre scuole, e il Corano un manuale di “decolonizzazione”?

Marwa Mahmoud, 38 anni, nata ad Alessandria d’Egitto e naturalizzata italiana con tanto di turbante e fedeltà granitica a Elly Schlein, ha osato salire in cattedra – metaforicamente, ma con l’arroganza di chi detiene il potere – durante un incontro del 4 novembre in Regione. Davanti a insegnanti sbalorditi, ha proclamato la necessità di “decolonizzare le nostre cartine mentali e fisiche”, perché la scuola italiana è ormai “interculturale” e i destini dei nostri studenti “appartengono già al nostro Paese”. Parole che, lette con lucidità, suonano come un ultimatum: dimenticate la storia d’Italia, i suoi eroi, la sua letteratura nata dal Rinascimento e forgiata dal sangue dei martiri di Otranto sgozzati nel 1480 dalle orde ottomane. No, cari insegnanti, voi siete i colonizzatori, e tocca a voi chinare il capo davanti alla “lingua madre” degli immigrati: l’arabo, naturalmente.

Commentando questo testo, non si può non rabbrividire di fronte all’ipocrisia stridente. Mahmoud piange vittimismo – “essere musulmana significa portare grandi stigmi” – quando le aprono le porte della segreteria PD, ma una volta insediata come assessora, eccola trasformare il lamento in imposizione. “Valorizzare la lingua madre”, dice, come se l’ostinazione di intere comunità islamiche a non imparare l’italiano – specie tra le donne relegate in casa da norme culturali importate – fosse colpa nostra. Dobbiamo noi, italiani, studiare l’arabo per “difendere il plurilinguismo”? Aggiornare gli “strumenti di orientamento” per non “silenziare” la loro cultura? È un ricatto culturale bello e buono: integratevi voi, o vi colonizzeremo noi. E il PD? Incassa la figuraccia con un ghigno sornione, protetto dal suo “islamocomunismo” – quel cocktail tossico di multiculturalismo forzato e anti-occidentalismo che Elly Schlein serve a piene mani ai suoi fedelissimi.

Ma questo va oltre la singola follia di Mahmoud: illumina un pattern allarmante, quello dell’immigrazione islamica regolare che, sotto il velo dell’accoglienza, erode le fondamenta della nostra identità. Non parliamo di arrivi clandestini – quelli sono il caos visibile – ma di flussi legali, sponsorizzati da quote umanitarie e ricongiungimenti familiari, che portano con sé non solo persone, ma un’agenda politica. L’islamismo, come nota giustamente il pezzo, “si nutre anche di questi proclami”. Pensateci: mentre a New York Zohran Mamdani – altro rampollo musulmano della sinistra woke – scala le gerarchie per trasformare la Grande Mela in un califfato soft, qui a Reggio Emilia un’assessora egiziana bacchetta i professori per il loro “approccio coloniale”.

L’opposizione locale – Lista Civica e Reggio Civica – ha provato a reagire con una mozione per le dimissioni, respinta dalla maggioranza PD. E qui sta il dramma: il partito che un tempo difendeva i valori laici e repubblicani ora corteggia l’islam politico, come nel caso di Francesca Albanese, la pasionaria anti-israeliana elogiata proprio da Mahmoud dopo la gaffe del sindaco reggiano sugli ostaggi di Hamas.

Questo episodio non è isolato; è il sintomo di un’immigrazione islamica regolare che, con il suo ritmo inarrestabile (dati ISTAT: oltre 300mila ingressi legali da paesi musulmani solo nel 2024), sta ridefinendo l’Italia senza che nessuno osi dirlo ad alta voce. Scuole “decolonizzate” significano curricula stravolti: meno Dante, più sufismo; meno storia patria, più narrazioni vittimistiche sul colonialismo italiano inesistente in Africa islamica. E le donne? Quelle islamiche rimangono analfabete in italiano, prigioniere di un patriarcato importato, mentre noi dobbiamo “difendere il plurilinguismo” insegnando l’arabo a figli di operai emiliani che faticano già con la matematica.

È ora di svegliarsi, Italia. L’allarme non è xenofobia, ma sopravvivenza culturale. Il PD e i suoi accoliti come Mahmoud non si stanno integrando: stanno conquistando, un’aula alla volta. Un ricongiungimento familiare alla volta. Se non fermiamo questa deriva – con divieto di ingressi da paesi musulmani, con stop alle quote familiari e un ritorno fiero alla nostra eredità cristiana – Reggio Emilia sarà solo l’inizio. Domani, l’arabo suonerà la campanella in tutte le nostre scuole, e l’Italia non sarà più casa nostra. Agire ora, prima che sia troppo tardi. I martiri di Otranto non sono morti per questo.

Emilia, l’assessore islamista del PD vuole l’insegnamento dell’arabo a scuola ultima modifica: 2025-11-11T23:37:22+00:00 da V
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By V novembre 11, 2025 23:37
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1 Comment

  1. lorenzoblu novembre 12, 04:47

    Io sono per l insegnare il russo

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