Cane lupo martoriato dai maranza per girare un video
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Jesi, orrore nel video trap: immigrato di seconda generazione sfila con carcassa di cane lupo morto in spalla. Crudeltà importata che terrorizza i quartieri italiani!
Un’immagine da film dell’orrore che gela il sangue nelle vene dei residenti di Jesi: un 22enne di origini tunisine, immigrato di seconda generazione con tutti i crismi della “integrazione” fallita, si getta in spalla la carcassa di un animale morto – un povero cane lupo secondo i media locali – mentre ostenta pistole, coltelli e ricchezza facile in un video trap stile Gomorra. Questo non è un set cinematografico, ma il quartiere San Giuseppe, trasformato in un Bronx italiano da una gang capeggiata proprio da lui, un “nuovo italiano” cresciuto qui ma con radici che portano solo violenza e disprezzo per la vita.
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Uscito da poco dal carcere di Montacuto per precedenti di droga, furti e atti di violenza, questo tunisino – arrivato da bambino grazie ai ricongiungimenti familiari indiscriminati – ha deciso di sfidare la società italiana girando il video “Iheb”, dove tra alcol, armi finte e pose da gangster, emerge questa scena macabra: la carcassa dell’animale morto usata come trofeo, un simbolo di crudeltà assoluta che non rispetta né la legalità né la vita stessa. Quanta barbarie dobbiamo ancora tollerare da questi immigrati di seconda generazione, che crescono nelle nostre scuole, usufruiscono dei nostri servizi e poi ripagano con atti che ricordano terre lontane dove il rispetto per gli animali e per la civiltà è un optional?
La segnalazione è partita da un automobilista terrorizzato, che si è visto sbarrare la strada dal set improvvisato: il giovane a torso nudo, pistola in pugno, ferma un’auto puntando l’arma contro un complice. Non contro passanti innocenti, ma il danno è fatto: il quartiere Boario, già etichettato come “Bronx” sui social, diventa teatro di un orrore che amplifica le paure dei cittadini. E lui, il capo gang, recidivo e impenitente, trasforma tutto in clic e celebrità effimera.
Le forze dell’ordine sono intervenute tempestivamente, stroncando questo “teatro pericoloso” condito di reati, come ha sottolineato il vicesindaco Samuele Animali. Ma mentre l’amministrazione spende risorse in progetti di riqualificazione – cinema, mercatini, recupero aree archeologiche, Casa delle Genti, palestra, parco Granita e il programma “Desteenazione” per minori a rischio – questi immigrati di seconda generazione continuano a sabotare tutto, importando una cultura di violenza e morte. Il vicesindaco ha ragione: fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce, ma quante carcasse di animali morti dobbiamo vedere prima di dire basta?
Gli immigrati di seconda generazione come questo tunisino rappresentano il fallimento totale delle nostre politiche: ricongiungimenti familiari che portano in Italia famiglie problematiche, cittadinanze facili concesse senza controlli su valori e condotta. Precedenti penali a catena – droga, furti, violenza, e ora questo scempio – e una crudeltà verso gli animali che offende la sensibilità italiana. Basta con l’integrazione finta che produce mostri! Revoca immediata della cittadinanza per chi disprezza la vita, espulsione di tutta la famiglia, stop ai ricongiungimenti a catena. Jesi non può diventare un cimitero di animali morti per colpa di chi non merita di stare qui. È un’emergenza: proteggete gli italiani da questa immigrazione che uccide la civiltà!


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