Nordio ha ragione, extracomunitari odiano le donne: sinistra li difende
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Nordio e la verità scomoda: i dati parlano chiaro
Le dichiarazioni del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, pronunciate a Salerno il 3 aprile 2025, hanno scatenato un acceso dibattito. Commentando l’ondata di femminicidi da immigrati in Italia, Nordio ha sottolineato come l’intervento penale, pur necessario, non possa essere la soluzione definitiva a un problema che affonda le sue radici in una “mancanza di educazione civica” e di “rispetto verso le persone” da parte di “giovani e adulti di etnie che magari non hanno la nostra sensibilità verso le donne”.
Il ministro #Nordio: “"Purtroppo il legislatore e la magistratura possono arrivare entro certi limiti a reprimere questi fatti, che si radicano probabilmente nell'assoluta mancanza non solo di educazione civica ma anche di rispetto verso le persone, soprattutto per quanto… pic.twitter.com/glhBGRf6qX
— Francesca Totolo (@fratotolo2) April 3, 2025
Le sue parole sono state accolte da critiche feroci da parte della solita sinistra, con accuse di razzismo e generalizzazioni. Eppure, analizzando i dati disponibili, emerge una realtà che non si può ignorare: esistono differenze significative nella propensione a commettere reati contro le donne tra italiani e stranieri residenti in Italia. Negarlo non aiuta a proteggere le vittime, ma perpetua un silenzio che rischia di compromettere la sicurezza di tutte le donne.
I numeri della violenza sessuale
Secondo i dati Istat più recenti, gli stranieri rappresentano circa il 9% della popolazione residente in Italia. Tuttavia, questo segmento demografico è responsabile di una quota sproporzionata di violenze sessuali. Se quasi una violenza sessuale su due (circa il 50%) è commessa da stranieri, possiamo calcolare la propensione relativa rispetto agli italiani.
La capogruppo del #PD alla Camera @bragachiara sa che
👉 il 9% della popolazione residente in Italia, ovvero gli stranieri, commette
➡️ quasi una violenza sessuale su 2
➡️ e nel 2023, è responsabile del 26% degli omicidi di donne?Sì, esistono etnie con una propensione ai reati… pic.twitter.com/x3k6pfokZY
— Francesca Totolo (@fratotolo2) April 3, 2025
Consideriamo i seguenti numeri:
Popolazione totale: 100% (di cui 91% italiani e 9% stranieri).
Violenze sessuali: 50% commesse da stranieri, 50% da italiani.
La propensione degli stranieri a commettere violenze sessuali rispetto alla loro quota di popolazione è quindi:
Italiani: 50% di reati / 91% di popolazione = circa 0,55 reati per punto percentuale di popolazione.
Stranieri: 50% di reati / 9% di popolazione = circa 5,56 reati per punto percentuale di popolazione.
Il rapporto tra le due propensioni è:
5,56 / 0,55 = circa 10,1.
Questo significa che, in proporzione alla loro presenza, gli stranieri hanno una propensione a commettere violenze sessuali circa 10 volte superiore a quella degli italiani. È un dato che non può essere liquidato come irrilevante o casuale.
Gli omicidi di donne nel 2023
Passiamo agli omicidi di donne. Nel 2023, secondo i dati Istat, sono stati registrati 117 omicidi con vittime femminili, di cui 96 classificati come femminicidi. Gli stranieri, che costituiscono il 9% della popolazione, sono responsabili del 26% di questi omicidi. Calcoliamo anche qui la propensione relativa:
Italiani: 74% di omicidi (86 casi) / 91% di popolazione = circa 0,81 omicidi per punto percentuale di popolazione.
Stranieri: 26% di omicidi (30 casi) / 9% di popolazione = circa 2,89 omicidi per punto percentuale di popolazione.
Il rapporto tra le propensioni è:
2,89 / 0,81 = circa 3,57.
Gli stranieri mostrano quindi una propensione a commettere omicidi di donne circa 3,5 volte superiore rispetto agli italiani, sempre in proporzione alla loro presenza nella popolazione.
Sensibilità diverse: un problema culturale?
Questi numeri non implicano che ogni straniero sia un pericolo, né che gli italiani siano immuni da responsabilità: la maggior parte dei femminicidi (74%) è ancora commessa da italiani, spesso in contesti familiari o affettivi. Tuttavia, la sproporzione nei reati commessi dagli stranieri suggerisce che Nordio abbia toccato un punto reale: alcune comunità, per differenze culturali, educative o di integrazione, mostrano una “sensibilità” diversa nei confronti delle donne, che si traduce in una maggiore incidenza di violenza. Casi come quello di Saman Abbas, uccisa dalla famiglia per aver rifiutato un matrimonio imposto, o le sentenze che giustificano violenze per “fattori culturali”, come a Brescia, rafforzano questa tesi.
Perché nasconderlo?
Negare queste evidenze non protegge le donne, né italiane né straniere. Al contrario, riconoscere il problema è il primo passo per affrontarlo. Le politiche di prevenzione devono andare oltre il codice penale, come Nordio ha sottolineato, investendo in educazione e integrazione. Il “Codice Rosso” e l’introduzione del reato di femminicidio sono misure importanti, ma insufficienti se non si agisce sulle cause profonde, incluse quelle culturali.
Tutte le vite delle donne contano, indipendentemente dalla nazionalità di chi le minaccia. Riconoscere che esistono etnie con una propensione maggiore ai reati contro le donne non è razzismo: è un atto di responsabilità verso le vittime. Continuare a nasconderlo, invece, è solo ipocrisia.
L’unico modo di proteggere le donne è azzerare l’immigrazione regolare non europea.
Nordio dice così, però poi fanno arrivare 250 mila migranti…