Referendum:“Indagini sui social per chi è per il Sì? È inquietante”
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**Mantovano contro Gratteri: “Indagini sui social per chi è per il Sì? È inquietante” – il procuratore di Napoli minaccia chi vota Sì al referendum, la sinistra applaude**
È l’ennesimo segnale di allarme, l’ennesima prova che una parte della magistratura italiana è scesa apertamente in campo politico contro il referendum sulla giustizia del 22-23 marzo. Il sottosegretario Alfredo Mantovano, ospite al convegno “La sicurezza oggi” organizzato da Libero a Roma, ha lanciato un’accusa durissima contro il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, reo di aver ipotizzato indagini sui social contro chi esprime sostegno al Sì. Mantovano non usa giri di parole: “Siamo arrivati al punto che un procuratore della Repubblica ipotizzi un’indagine a carico di chi dichiara sui social dove metterà la croce sulla scheda referendaria?”.
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Le dichiarazioni di Gratteri risalgono al 12 febbraio 2026, durante la trasmissione di Corrado Formigli su La7. Il procuratore, commentando la pioggia di insulti ricevuti online dopo le sue uscite contro il referendum (definito “regalo alla mafia” e “pericoloso”), ha detto testualmente: «Basta che lei vada sui social e vede le persone che scrivono sotto chi sono, se sono persone per bene. Ci sono persone per bene, ci sono pregiudicati. Ci sono parenti di pregiudicati, c’è di tutto, ci sono persone per bene e persone non per bene. Poi vediamo più avanti se serve, se serve altro allora».
Mantovano ha definito quella frase «inquietante»: «Cosa serve? Se serve altro, cosa? Cioè, per caso stiamo parlando di indagini verso chi sui social si esprime a favore del Sì? Perché un criminale va perseguito per i crimini che ha commesso, non per come voterà al momento del referendum». Il sottosegretario ha aggiunto: «Credevo fosse una manipolazione dell’intelligenza artificiale, invece era vera. È un interrogativo serio: un procuratore della Repubblica può ipotizzare indagini su chi esprime un’opinione politica sui social?».
Gratteri non è nuovo a uscite di fuoco contro il referendum. Ha definito il Sì «un regalo alla mafia», ha paragonato chi lo sostiene a «indagati, massoneria deviata, persone per bene e non per bene», e ha lasciato intendere che il voto Sì potrebbe essere monitorato. È la stessa retorica che ha usato per attaccare il governo Meloni, accusato di voler «mettere la magistratura sotto il tallone del potere esecutivo».
Mantovano ha ribattuto con durezza: «Il referendum non tocca l’indipendenza della magistratura, ma vuole separare le carriere, sorteggiare il CSM e istituire l’Alta Corte disciplinare per punire chi sbaglia, non chi vota Sì o No. È uno strumento democratico, non un attacco alla Costituzione. Chi lo dipinge come pericolo è chi ha paura del cambiamento».
### Il contesto: una magistratura sempre più militante
Gratteri non è isolato. È parte di un fronte di toghe rosse che da mesi attaccano il referendum:
– Silvia Albano (presidente Md): ha definito la riforma «attacco all’indipendenza» e presenziato a eventi No in sezioni PD.
– Diciottesima Sezione Civile di Roma: risarcimenti a clandestini violenti (700 euro a chi ha 23 condanne, 18.000 a pakistano respinto), blocco trasferimenti Albania.
– Procure di Palermo e Catania: risarcimenti a Ong (76.000 euro a Sea Watch per fermo dopo speronamento Guardia di Finanza).
– Indagini a tappeto su forze dell’ordine: Rogoredo (4 agenti per omissione soccorso dopo sparatoria a pusher armato), San Siro (carabiniere per eccesso colposo dopo inseguimento).
Il messaggio è chiaro: chi difende i confini e la sicurezza finisce indagato; chi occupa, forza blocchi, sperona motovedette, picchia donne o spaccia nei boschetti ottiene protezione, permessi, risarcimenti. E chi sui social dice “voterò Sì” rischia monitoraggio.
Mantovano conclude: «Un procuratore che ipotizza indagini su chi esprime un’opinione politica sui social è un fatto grave. Riflettiamoci: se fosse successo il contrario, ci sarebbe stato un terremoto. Invece silenzio. È tempo di cambiare questa giustizia».
Il referendum del 22-23 marzo è l’unica arma rimasta: Sì per separare carriere, sorteggiare CSM, Alta Corte disciplinare. Gli ultimi sondaggi danno Sì avanti (58-63% tra probabili votanti). Serve una vittoria schiacciante per spezzare questa deriva.
Andate a votare in massa il **22 e 23 marzo**. Portate familiari, amici, vicini. Fate vedere che il popolo non è disposto a subire minacce da chi dovrebbe garantire la legge. Votare Sì è dire basta a chi insulta (“Topo Gigio”), accusa di malafede, libera stupratori e clandestini pericolosi, e condanna l’Italia a risarcire chi la aggredisce.
Il 22 marzo, Sì schiacciante per un’Italia libera dalle toghe militanti. La pacchia è finita – per chi usa la toga come arma politica! Andate a votare Sì. Tutti. Ora!


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