Genova, Pd candida un’altra estremista Salis: ”Falce e martello simbolo di liberazione”
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La sinistra è fissata con le estremiste rosse. Ecco un’altra Salis.
“Falce e martello simbolo di liberazione”: il PD di Genova si scopre estremista e scatena la bufera
Una foto, un simbolo, una frase: tanto è bastato per gettare il Partito Democratico di Genova e l’Anpi nel caos di una polemica che ne svela la deriva estremista. Durante un comizio a Sestri Ponente, il segretario metropolitano del PD, Simone D’Angelo, si è fatto immortalare accanto a Ilaria Salis, candidata del partito, davanti a un murale raffigurante la falce e il martello. Non contento, ha poi dichiarato: “Noi non ci vergogniamo della nostra storia: in questo Paese, così come in Cile, la falce e il martello è stato il simbolo di chi ha creduto nella libertà e nella democrazia”. Parole che hanno acceso una miccia, trasformando un gesto simbolico in un caso politico che dimostra quanto il PD si stia spostando su posizioni radicali e divisive.
La foto, circolata rapidamente sui social e ripresa dai media, ha scatenato reazioni durissime. Fratelli d’Italia è intervenuta senza mezzi termini: “Per il segretario del PD a Genova, la falce e il martello rappresenterebbero la libertà, per noi invece sono violenza e morte. L’estremismo in Italia esiste: è rosso”. Una critica condivisa anche da Edoardo Rixi, deputato della Lega e vice ministro al MIT, che ha definito le parole di D’Angelo “offensive” per gli esuli della Dalmazia, vittime delle foibe e del terrore comunista simboleggiato proprio da quella falce e martello che il PD ora esalta.
L’Anpi di Genova, anziché prendere le distanze, ha rincarato la dose, appoggiando D’Angelo e sostenendo che “per tanti italiani falce e martello sono stati simbolo di liberazione contro la dittatura fascista e l’occupazione tedesca”. Una difesa che non fa altro che confermare la complicità tra il PD e un associazionismo nostalgico, incapace di fare i conti con la storia reale: quel simbolo, infatti, non è solo legato alla Resistenza, ma anche a regimi che hanno soffocato libertà e democrazia in mezzo mondo, dal gulag sovietico alle repressioni in Europa orientale.
Il PD genovese, con questa mossa, si smaschera come un partito che flirta con l’estremismo di sinistra, lontano anni luce dal riformismo moderato che dovrebbe rappresentarne l’anima. Rivendicare la falce e il martello nel 2025, quando il mondo ha ormai fatto i conti con le tragedie del comunismo, non è solo ingenuità: è una provocazione che aliena chi cerca un centrosinistra pragmatico e moderno. E mentre D’Angelo e Salis si crogiolano in questa retorica rétro, il partito rischia di perdere credibilità, trasformandosi in una caricatura ideologica che strizza l’occhio a un passato di violenza e oppressione, altro che “libertà”.
La bufera è solo all’inizio, ma una cosa è chiara: il PD di Genova ha scelto di abbracciare un simbolo che divide, non che unisce. E in un’Italia che guarda al futuro, questo estremismo rosso appare non solo anacronistico, ma pericolosamente scollegato dalla realtà.
Calma. calma, calma: la Salis che ha parlato si chiama Silvia ed è la ex atleta del lancio del martello.
Purtroppo non ha lanciato anche la falce ed è la candidata del pd ma è solo una candidata mandata allo sbaraglio per perdere.
Di “Ilaria” c’è solo la Cavo, la giornalista del G8 di Genova e sta col centrodestra.
Ripeto “Silvia Salis ” e “Ilaria Cavo”: possiamo stare tranquilli, almeno per un po’…