Corvetto, i rivoltosi minacciano di bruciare l’Italia: “Non finirà mai”
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**Emergenza sicurezza: Seconda generazione di immigrati, inclusi delinquenti come Ramy, minacciano il Corvetto e l’Italia**
L’Italia è di fronte a una crisi di sicurezza senza precedenti. Dopo la morte di Ramy, un giovane immigrato di seconda generazione con un passato delinquenziale, che ha perso la vita fuggendo in maniera irresponsabile da un controllo delle forze dell’ordine, una rete di giovani islamici ha lanciato una minaccia inquietante: “Non finirà mai”. Il quartiere Corvetto di Milano, già teatro di violenze e disordini, è ora sotto la minaccia di essere dato alle fiamme, con l’obiettivo di estendere questo terrore a tutta la città e, se possibile, all’intero paese.
Questa situazione è la diretta conseguenza di una politica migratoria fallimentare e di un’integrazione che, per molti, è rimasta lettera morta. Gli immigrati di seconda generazione, come Ramy, crescono senza aver assorbito i valori e le leggi del paese che li ospita. Come del resto avvenuto a quelli delle banlieus francesi dai quali prendono esempio. E come i colleghi ‘francesi’ ormai arrivati alla quarta generazione, vedono nella ribellione e nella criminalità un modo per affermarsi, per sentirsi riconosciuti, o peggio, per vendicarsi di un’integrazione mai avvenuta. Che non potrà mai avvenire.
Ramy è un simbolo di quella generazione di invasori che, piuttosto che contribuire al benessere del paese, ha scelto la strada della devianza. La sua morte, sebbene tragica, non deve farci dimenticare che egli rappresentava anche un pericolo pubblico, con il suo comportamento che ha portato non solo alla sua fine, ma anche a mettere a rischio la vita di altri.
Ora, sotto la bandiera della sua morte, una rete di teppisti islamici minaccia di scatenare una violenza cieca e distruttiva. Questi “giovani”, seconda generazione di immigrati, sembrano pronti a usare ogni mezzo, inclusi incendi e atti vandalici, per dichiarare la loro guerra contro l’Italia. Questa non è solo una questione di ordine pubblico; è un’emergenza che minaccia la nostra sicurezza nazionale, la nostra identità culturale, e la nostra stessa esistenza come nazione.
È tempo di dire basta. Dobbiamo affrontare il problema con fermezza, senza cadere nella trappola del politicamente corretto. Non possiamo permettere che il Corvetto, Milano, o l’Italia intera siano ostaggio di chi non ha rispetto per il paese che li ha accolti. La sicurezza dei cittadini italiani deve essere la priorità, e chi minaccia di trasformare le nostre città in inferno deve essere fermato, non giustificato o compreso.
Hanno minacciato di incendiare non solo il quartiere Corvetto, ma tutta Milano e l’Italia intera. Il loro messaggio è chiaro e sinistro: “Non finirà mai”.
Questi gruppi, che operano nell’ombra, utilizzano la morte di Ramy come catalizzatore per incitare alla rivolta, sostenendo che giustizia non sarà mai fatta finché “l’oppressione” contro i musulmani continuerà.
L’intollerabile minaccia di incendiare interi quartieri non è solo un atto di violenza contro la proprietà e l’incolumità pubblica, ma un attacco diretto al tessuto sociale della nostra nazione. La retorica usata da questi gruppi non lascia spazio a dubbi: si tratta di un tentativo di destabilizzare l’ordine pubblico, di seminare il terrore tra i cittadini.
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