Vuole stuprare le donne italiane: ci odiano e non lo nascondono
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La realtà dell’immigrazione in Italia ha raggiunto un livello di cruda evidenza che non possiamo più ignorare. L’episodio alla Stazione Termini di Roma è un pugno nello stomaco, un grido di allarme che dobbiamo ascoltare. Un migrante, accolto con la nostra ospitalità e sostenuto con i nostri fondi, ha risposto con un odio tale da definire gli italiani “bastardi” e minacciare atti di violenza inaudita contro le nostre donne. Questo non è un caso isolato; è il sintomo di una malattia che sta divorando la nostra società.
Parliamo di un fallimento epocale nella gestione dell’immigrazione. Abbiamo aperto le nostre porte a chi, invece di cercare un futuro migliore integrandosi, mostra disprezzo e violenza verso chi li ha accolti. Questa è la verità che i nostri leader politici, persi in una nebbia di buonismo e ideologia, non vogliono vedere. L’immigrazione incontrollata non è un arricchimento, ma una minaccia diretta alla nostra sicurezza, alla nostra identità e alla nostra civiltà.
È ora di smettere di nascondere la testa sotto la sabbia. L’Italia non può più essere il paese dove chiunque può venire a fare ciò che vuole, senza rispetto per le nostre leggi, per la nostra cultura, per la nostra stessa esistenza. Le nostre donne, i nostri figli, la nostra stessa dignità sono sotto attacco da parte di chi non apprezza minimamente quello che rappresentiamo.
La verità è questa: l’immigrazione senza filtri è un pericolo pubblico. Abbiamo trasformato l’Italia in un campo di prova per chi non ha alcun interesse a integrarsi, ma solo a sfruttare, a disprezzare, a minacciare. Dobbiamo dire basta. Non possiamo più permettere che il nostro paese diventi un campo di battaglia per chi non riconosce il valore della nostra civiltà.
La soluzione è una sola: espellere tutti questi individui. Non possiamo più tollerare chi risponde all’accoglienza con odio e minacce di morte e violenza. Non possiamo tollerare chi, ospitato in casa nostra, osa minacciare di tagliare la testa ai nostri concittadini o di violare le nostre donne. Questo è un attacco diretto alla nostra esistenza, alla nostra sicurezza, alla nostra cultura.
Non si tratta di razzismo; è un atto di responsabilità verso noi stessi e le future generazioni. Dobbiamo proteggere il nostro paese da chi non vuole farne parte, ma solo distruggerlo dall’interno. È tempo di ristabilire l’ordine, di proteggere la nostra cultura, di assicurare che chi entra in Italia lo faccia con rispetto e con l’intento di contribuire alla nostra società, non di distruggerla.
Basta con l’ipocrisia, basta con la paura di essere etichettati come razzisti per voler proteggere la nostra patria. La nostra casa, il nostro paese, deve essere difeso. È ora di agire, di cacciarli via tutti. Solo così possiamo sperare di salvare l’Italia dalla rovina che questa politica di accoglienza sconsiderata ha portato.
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