OCSE: importare immigrati per sostituire i vostri figli abortiti non è la soluzione
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L’Osce smonta il mito progressista: l’immigrazione non salva dalla denatalità, la aggrava. Serve una legge come quella di Israele
L’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Osce) ha appena sferrato un colpo mortale alla narrazione progressista che per anni ci ha ossessionato: l’immigrazione come panacea per la denatalità. In un recente rapporto, l’Osce non usa mezzi termini: non solo l’immigrazione di massa non risolve il calo demografico dei Paesi occidentali, ma mina la coesione sociale, creando tensioni, disgregazione e un senso di alienazione che sta spingendo le nostre società sull’orlo del collasso. È una verità che molti sapevano già, ma che ora ha il sigillo di un’organizzazione internazionale rispettata. Eppure, i soliti buonisti continuano a ignorarla, aggrappati al sogno di un’Europa senza identità, aperta a tutti, anche a costo di distruggere sé stessa.
L’Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) demolisce la tesi progressista: la denatalità non si risolve con l’immigrazione, la quale anzi mina la coesione sociale.@franborgonovo pic.twitter.com/8uqHWCljl3
— Francesca Totolo (@fratotolo2) February 26, 2025
La tesi progressista è semplice: l’Italia invecchia, le culle sono vuote, ergo dobbiamo spalancare le porte a milioni di migranti per “salvare” il nostro futuro. Ma è una follia, e non serve essere esperti per capirlo. Nessuna persona sana di mente può pensare che sostituire una popolazione con un quoziente intellettivo medio di 105 – quello degli italiani, secondo studi consolidati – con altre che si attestano intorno a 65, come accade in molti Paesi subsahariani da cui provengono i flussi migratori, sia una soluzione. Non è razzismo, è matematica: una società complessa come la nostra, costruita su innovazione, tecnologia e cultura, non può reggere un cambiamento demografico così drastico senza implodere. E attenzione: non andrebbe bene nemmeno se i barconi fossero pieni di Einstein. Perché non è solo una questione di capacità cognitive, ma di identità, valori, radici. L’immigrazione incontrollata non integra, sostituisce. E questo l’Osce lo ha capito.
Il rapporto dell’organizzazione è chiaro: i Paesi che hanno puntato sull’immigrazione per compensare la denatalità – pensiamo a Svezia, Germania o Francia – non solo non hanno risolto il problema, ma hanno visto crescere disuguaglianze, ghetti, criminalità e un senso di sfiducia tra i cittadini. La coesione sociale, quel collante che tiene insieme una nazione, si sfalda quando i numeri diventano insostenibili e le culture troppo distanti. In Italia, lo vediamo ogni giorno: baby gang nordafricane che terrorizzano le città, aggressioni come quelle dei migranti di don Biancalani a Vicofaro, studenti universitari massacrati senza motivo a Ferrara. Non è un caso isolato, è un pattern. E mentre la nostra popolazione invecchia e si restringe, i flussi migratori continuano a crescere, alimentati da ricongiungimenti familiari e politiche permissive che l’Osce implicitamente condanna.
Ma c’è un’alternativa, e non dobbiamo inventarla: basta guardare a Israele. Lo Stato ebraico ha una delle leggi sull’immigrazione più sensate al mondo, basata su un principio semplice: il diritto di entrare è subordinato alla condivisione dell’identità nazionale e alla capacità di contribuire alla società. La “Legge del Ritorno” permette agli ebrei di tutto il mondo di immigrare, ma non spalanca le porte indiscriminatamente. Chi arriva deve avere un legame culturale e storico con Israele, e il Paese si riserva il diritto di respingere chi non si allinea ai suoi valori o rappresenta una minaccia. Risultato? Una demografia in crescita, una società coesa, un’identità forte, nonostante le sfide enormi di un contesto geopolitico ostile. Nel 2023, il tasso di natalità israeliano era di 2,9 figli per donna – tra i più alti tra i Paesi sviluppati – mentre l’Italia arrancava a 1,2. E no, non è solo merito dell’immigrazione: è una politica che incentiva la famiglia e protegge i confini.
Noi vogliamo lo stesso. Una legge sull’immigrazione come quella di Israele: rigida, selettiva, basata sulla nostra identità e sulle nostre esigenze. Basta con i barconi che scaricano disperazione e caos sulle nostre coste. Basta con i ricongiungimenti familiari che trasformano ogni migrante in una porta aperta per decine di altri. Basta con l’idea che il nostro futuro debba essere scritto da chi non ha nulla in comune con noi. La denatalità si combatte incentivando le nascite italiane – sussidi veri alle famiglie, asili gratuiti, sgravi fiscali – non importando milioni di persone che, come dice l’Osce, peggiorano il problema invece di risolverlo.
Sostituire un popolo con un altro non è una soluzione, è un suicidio. E non importa se il QI medio degli immigrati è 65 o 165: una nazione non è un esperimento sociale, è un’eredità da difendere. L’Osce ci ha dato la sveglia: ora tocca a noi agire, prima che dell’Italia non resti più nulla.
Il problema di cui nessuno parla è questo, oggi vengono giovani spacciatori tra i 20 e i 30 anni, ma tra 50 anni che ste bestie melonianiche e non solo sboldriniane, che avranno 70/80 Anni e che quindi saranno dei vecchi rincoglioniti che non avendo pagato una lira di tasse , si troveranno una Italia pari ai loro stati di. Merda e di morti di fame, a questi che ci pagano la pensione ma chi li cura e chi gli paga la pensione? Le scimmie dei loro nipoti? O dovremo risorgere per continuare a mantenere sto stato di merda con tutte ste scimmie africane?
Ma andatevene a fare in culo va…
Io sarò bello che morto ma i miei figli? E i miei nipoti?
A Mattare’ te sei bello che morto, ma li mortaCCia tua e quanno te levi da lì cojoni e la finisci di di, cazzate? Inclusione accoglienza… E stronzate varie..