Milano ostaggio dei maranza: un anno per scagionare poliziotto che ha sparato a islamico armato<
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Milano ostaggio dei maranza: quasi un anno per scagionare un poliziotto che ha fermato un islamico armato
Nella Milano infestata dai “maranza”, dove la sicurezza è un miraggio e le forze dell’ordine sono costrette a operare con le mani legate, ci sono voluti quasi dodici mesi per archiviare un’indagine che non sarebbe nemmeno dovuta iniziare. La Procura di Milano ha finalmente chiesto l’archiviazione per un agente della polizia ferroviaria che lo scorso maggio, davanti alla Stazione Centrale, ha sparato a un 27enne egiziano, ferendolo a una spalla. Il motivo? Legittima difesa e uso corretto dell’arma, come ha stabilito il pm Rosario Ferracane. Ma il fatto che ci sia voluto tutto questo tempo per riconoscerlo è l’ennesima vergogna di un sistema che sembra più preoccupato di non urtare certe sensibilità che di sostenere chi ci difende.
I fatti parlano chiaro: quel giorno l’egiziano, un balordo armato di due pietre lunghe 20 centimetri e dai bordi acuminati, si è scagliato contro il poliziotto con l’intento di aggredirlo. Non stiamo parlando di un povero disgraziato in cerca di aiuto, ma di un violento che ha messo a rischio la vita di un agente e, potenzialmente, dei passanti. L’agente ha reagito come il suo dovere gli imponeva: un solo colpo, mirato a una parte non vitale del corpo, la spalla, per neutralizzare la minaccia senza uccidere. Proporzionalità perfetta, come confermato dalla Procura, che ha escluso persino l’ipotesi di eccesso colposo. E il “maranza” islamico? Non ha nemmeno sporto querela, forse conscio che la sua condotta era indifendibile.
Eppure, ci è voluto quasi un anno per arrivare a questa conclusione scontata. Un anno in cui un poliziotto, che ha fatto solo il suo lavoro, è rimasto sotto indagine, con il peso di un’accusa ingiusta sulle spalle. È questo il ringraziamento che diamo a chi rischia la vita ogni giorno nelle strade di una Milano sempre più ostaggio di delinquenti stranieri? La Stazione Centrale è una polveriera, un ricettacolo di spacciatori, violenti e “maranza” che dettano legge, spesso protetti da un buonismo schifoso che paralizza le istituzioni. E invece di sostenere i nostri agenti, li lasciamo marcire sotto il fuoco incrociato di indagini lente e inutili.
La legittima difesa non dovrebbe essere messa in discussione quando un agente si trova davanti a un aggressore armato, pronto a colpire. Quel colpo sparato alla spalla non è stato un abuso, ma un atto di coraggio e responsabilità. Se il poliziotto non avesse reagito, oggi potremmo piangere un agente ferito o morto, e magari un’altra tragedia in pieno centro. Basta con questa follia: i nostri uomini in divisa meritano rispetto e protezione, non processi kafkiani che durano un anno per confermare l’ovvio. E per i “maranza” islamici o meno che pensano di poter aggredire impuniti, il messaggio deve essere chiaro: qui non c’è spazio per la vostra violenza. La prossima volta, che l’archiviazione arrivi in una settimana, non in un anno. Milano ha bisogno di ordine, non di lungaggini che sanno di resa.
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