Perché lasciamo che i maranza massacrino i bambini italiani?
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Perché lasciamo che i maranza massacrino i bambini italiani?
L’Italia è sotto assedio. Non passa giorno senza che un ragazzino italiano venga aggredito, picchiato, umiliato da branchi di “maranza”, figli di immigrati di seconda generazione che sputano sui nostri valori e vedono i nostri figli come prede. Due casi recenti dimostrano quanto sia fuori controllo la situazione: Luca, 17 anni, massacrato a Meana di Susa per un paio di scarpe, e Marco, 14 anni, pestato a Bergamo a 500 metri da scuola per non aver dato 20 euro. Questi non sono episodi isolati, ma il risultato di politiche migratorie scellerate che hanno aperto le porte a chi non ha alcuna intenzione di integrarsi, e che ora ci ripaga con violenza gratuita.
Luca era su un treno regionale, direzione Meana di Susa, quando cinque teppisti lo hanno accerchiato: “Dacci le scarpe o ti buttiamo sotto”. Non ha ceduto, e per questo lo hanno inseguito e pestato come animali: braccio fratturato, microfratture, trauma psicologico. La mamma Michela, dal pronto soccorso di Susa, urla la sua rabbia: “Mio figlio non era ubriaco, non ha mai fatto del male a nessuno. È assurdo che non si possa viaggiare tranquilli su un treno, senza controlli, senza sicurezza. Dove sono le famiglie di questi delinquenti?”. Parole che pesano come macigni.
A Bergamo, stesso copione: Marco, 14 anni, diretto a scuola, viene circondato da 6-7 balordi. “Dammi 20 euro”, gli intimoriscono. Lui rifiuta, e loro lo sbattono al muro, calci e pugni alla schiena. La mamma, sconvolta, racconta: “Mi ha chiesto di accompagnarlo per qualche giorno, ha paura che lo aspettino di nuovo. Per fortuna non avevano coltelli”.
Entrambe le madri, Michela e quella di Marco, gridano la stessa verità: i nostri figli non sono più al sicuro.
Chi sono questi selvaggi? Seconde generazioni, cresciute in un limbo culturale, senza radici né rispetto. I ricongiungimenti familiari indiscriminati hanno portato qui famiglie che non si integrano, che tirano su figli senza valori, rancorosi verso un Paese che li ospita ma che loro vedono come un nemico da depredare. E noi? Subiamo, in silenzio, mentre Luca finisce al pronto soccorso e Marco trema all’idea di tornare a scuola. Basta con questo schifo!
Serve abrogare i ricongiungimenti familiari: non possiamo più importare problemi e violenza. E per chi delinque, tolleranza zero: fuori dall’Italia, loro e le famiglie incapaci di educarli. L’integrazione è fallita, i fatti parlano chiaro. Quanti altri bambini italiani dovranno soffrire prima che si agisca? L’Italia è nostra: riprendiamocela.
Perché l’italiano medio finto maschio beta/omega zerbino, che fa gli aperitivi, gira in suv baraccone/scarcassone per cazzetti sottosviluppati con complesso di inferiorità fa finta di niente e se ne frega e pensa ai cazzi sua finché i cazzi sua non se li farà una scimmia/capra/alligatore, e dopo si lamentera’ da buon meschino, e io gli dirò DEVI MORIRE!
Analisi assolutamente corretta, Fra’: questi imbecilli si dimenticano che persino la libertà di essere dei coglioni ha un suo prezzo e chi si dimentica la Storia è condannato a riviverla.
Forconi! Forconi! Forconi!
E bastonate in faccia a chi osa protestare!