Il solito giudice fa rientrare dopo 4 anni un clandestino respinto: e lui se la ride
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Le toghe rosse mettono in ginocchio l’Italia: ennesima sentenza eversiva spalanca le porte ai clandestini
L’Italia è sotto attacco, e non dai nemici esterni, ma da chi dovrebbe difenderla: le solite toghe rosse che, con sentenze assurde e eversive, stanno mandando in tilt il sistema dell’accoglienza e spalancando le porte a migliaia di clandestini. L’ultimo scempio arriva dal tribunale di Roma, dove il giudice della sezione Immigrazione Damiana Colla ha deciso che un sudanese di 24 anni, tale Adam, ha diritto a un visto per entrare in Italia. Motivo? Un presunto “respingimento mascherato” risalente al 14 giugno 2021, quando il mercantile Vos Triton—battente bandiera di Gibilterra e di proprietà di una compagnia olandese—lo ha recuperato in acque internazionali e “restituito” alla Guardia costiera libica, fuori dalla zona Sar italiana. E chi sarebbe il colpevole? Ovviamente l’Italia, secondo questa giudice che sembra vivere in un mondo parallelo.
La sentenza è un delirio: il Maritime Rescue Coordination Centre (Mrcc) di Roma avrebbe avuto un “ruolo attivo” nel coordinamento del soccorso, quindi—sempre secondo la Colla—l’Italia è responsabile di non aver fatto sbarcare il clandestino a Lampedusa. Poco importa che l’operazione non sia stata gestita da mezzi italiani, che la zona fosse di competenza libica e che la Libia avesse assunto il coordinamento: per la giudice, il nostro Paese avrebbe dovuto sapere che riportare Adam in Libia significava esporlo a “violazioni dei diritti umani”. Risultato? Non solo il sudanese è sbarcato a Fiumicino pochi giorni fa—accolto dalla solita comunità radical chic Baobab Experience di Roma—ma ora potrà pure chiedere asilo. E tutto questo perché il Viminale avrebbe orchestrato una “regia occulta” per rimandare i migranti in Libia, ignorando il “diritto internazionale del mare”. Roba da matti.

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Non è la prima volta che la giudice Colla si distingue per sentenze che sembrano fatte apposta per distruggere la sovranità italiana: dal corridoio umanitario per un soldato afgano che non aveva nemmeno chiesto asilo, al pakistano risarcito con 18mila euro perché “rimbalzato” alla frontiera. Una carriera dedicata a mettere in ginocchio il Viminale e a regalare diritti a chi non li merita. E mentre al ministero c’era Luciana Lamorgese—ministro di Mario Draghi, appoggiato da Pd e sinistra—nessuno ha indagato su chi ha permesso questo caos. Nessuna sorpresa: la sinistra ha sempre avuto un debole per i clandestini e un odio viscerale per la sicurezza degli italiani.
Intanto, gli attivisti delle Ong—JLProject, Sea Watch, Alarm Phone—esultano, parlando di “regia occulta dell’Italia nel sistema dei respingimenti ai lager libici”. Ma quale regia? Qui l’unica regia è quella di giudici che, con le loro decisioni, stanno trasformando l’Italia nel campo profughi d’Europa, mettendo a rischio la nostra stabilità sociale ed economica. Se ogni clandestino recuperato in mare può fare causa e ottenere un visto, dove andremo a finire? È un invito aperto a chiunque voglia provarci: “Venite, tanto le toghe rosse vi accoglieranno a braccia aperte”.
Questa sentenza non è giustizia, è un atto eversivo che mina le fondamenta del nostro Stato. Serve una riforma radicale della magistratura: basta con i giudici politicizzati che agiscono contro gli interessi degli italiani. E basta con le politiche di accoglienza che ci rendono lo zimbello del mondo. Respingimenti immediati, stop ai ricongiungimenti familiari, e soprattutto via chi non ha diritto di stare qui. L’Italia non può continuare a essere ostaggio di toghe che sembrano fare a gara per distruggerla. Sveglia, prima che sia troppo tardi!
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