Neonata rapita a Cosenza, clinica accusa la mamma: “Incauta”

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By V aprile 2, 2025 11:31

Neonata rapita a Cosenza, clinica accusa la mamma: “Incauta”

Questa notizia ricorda il finestrino dell’auto a Vicenza. Quando lo Stato non riesce a fare il proprio dovere, scarica la colpa della propria incapacità sui cittadini.

È un Paese allo sbando quello che emerge dalle cronache di questi giorni. A Vicenza, un finestrino d’auto sfondato da chissà chi, simbolo di un degrado che non fa più notizia. A Cosenza, un caso ancora più assurdo: il rapimento di una neonata, Sofia, dalla clinica Sacro Cuore, orchestrato da Rosa Vespa, 51enne italiana, con la complicità – consapevole o meno – del marito Omogo Chiediebere Moses, 43enne di origini senegalesi. Lui giura di essere all’oscuro di tutto, ma i fatti parlano da soli: la coppia aveva simulato una gravidanza per mesi, ingannando parenti e amici, fino a inscenare una festa per il “lieto evento” con una bambina rubata.
E ora, il colpo di scena: la clinica punta il dito contro la madre della piccola, accusandola di “incauto affido”. Rosa Vespa, spacciandosi per puericultrice, avrebbe convinto la donna a consegnarle la neonata di appena 36 ore per cambiarla. “Altre madri hanno detto no”, sostengono i legali della struttura, scaricando la responsabilità su una mamma stremata e fiduciosa. Ma la vera domanda è un’altra: come è possibile che una clinica lasci campo libero a una sconosciuta, permettendole di vagare per ore e uscire con una neonata sotto il braccio?

Questo caso è l’ennesima spia di un’Italia che scivola nel caos, dove l’immigrazione di seconda generazione – o i suoi frutti distorti – si intreccia con un sistema colabrodo. Omogo Chiediebere Moses, arrivato dal Senegal, sposato con un’italiana, avrebbe dovuto incarnare, secondo i fanatici del mescolazionismo, il sogno dell’integrazione. Invece, eccolo coinvolto – anche solo come spettatore ingenuo, se vogliamo credergli – in un piano folle che ha spezzato la vita di una famiglia. La sua presenza nella vicenda, al di là delle responsabilità penali, è un simbolo: l’Italia accoglie, ma non controlla. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Rosa Vespa, dal canto suo, ha tessuto una rete di bugie degna di un film: una finta gravidanza, un baby shower, persino un pancione che convinceva tutti. Poi, il 21 gennaio, il colpo: entra in clinica, si finge puericultrice e porta via Sofia. Tre ore dopo, la polizia la trova a casa, a Castrolibero, mentre festeggia con Moses e i parenti l’arrivo del “loro” Ansel. Un delirio che lascia sgomenti. Lui, scarcerato, si professa vittima; lei, in carcere, chiede perdono. Ma il danno è fatto.

Un Paese dove la sicurezza è un optional, dove cliniche non vigilano, dove immigrati e loro discendenti – o chi con loro si mescola – diventano protagonisti di storie che non avremmo mai voluto leggere. È ora di dire basta: controlli, espulsioni per chi sbaglia, stop a un’integrazione di facciata che ci sta costando caro. Sofia è tornata alla sua mamma, ma il prossimo caso potrebbe non finire così bene.

Neonata rapita a Cosenza, clinica accusa la mamma: “Incauta” ultima modifica: 2025-04-02T11:31:18+00:00 da V
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By V aprile 2, 2025 11:31
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1 Comment

  1. S.C. aprile 2, 15:02

    Lui ha dichiarato di essere all’oscuro di tutto, quelli che mi sembrano scuri dalle foto sono loro due

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