Zingari vogliono linciarlo: “Ho lasciato la città per paura”
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Una Notte di Sangue e Vergogna: lo Stato Abbandona gli Italiani al Terrore dei Sinti
Rimini, via Acquario, zona Costellazioni. Sabato scorso, ore 23. Una notte che avrebbe dovuto essere come tante altre si è trasformata in un incubo di violenza, paura e ingiustizia. Un 15enne di etnia sinti, alla guida di uno scooter senza casco, si schianta contro l’Opel Astra di un 56enne residente nella zona. Il ragazzo finisce in fin di vita, ricoverato in terapia intensiva al ‘Bufalini’ di Cesena. Ma ciò che segue non è una storia di soccorsi e solidarietà: è un racconto di barbarie, di giustizia privata e di uno Stato che, invece di proteggere i suoi cittadini, li abbandona al loro destino.

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Il 56enne, insieme alla moglie e al figlio minore, non ha esitato: dopo l’impatto ha fermato l’auto, ha chiamato polizia, carabinieri e 118. Ha cercato di fare la cosa giusta. Ma la risposta non è stata quella di un Paese civile. Una folla di una cinquantina di sinti – parenti e amici del ragazzo ferito – si è radunata sul posto, trasformando una tragedia in un linciaggio. “Ci hanno aggredito per diversi minuti”, racconta l’uomo, ancora scosso. Colpi alla testa, alla mandibola, alle gambe. Minacce di morte: “Se muore il ragazzo, tu sei morto con tutta la tua famiglia”. Uno di loro ha persino mimato di estrarre una pistola. Scene da Far West, non da una città italiana del 2025.
E lo Stato? Le forze dell’ordine, arrivate tardivamente, hanno disperso i violenti. Ma invece di sgomberare questi delinquenti, invece di garantire sicurezza a una famiglia terrorizzata, cosa hanno fatto? Hanno consigliato al 56enne di lasciare Rimini. “Per la tua sicurezza, vai via”. Un’ammissione di impotenza, una resa vergognosa. Questa famiglia, che vive e lavora onestamente, è stata costretta a fuggire dalla propria casa, dalla propria città, per paura di ritorsioni. Prognosi di 25 giorni per le percosse subite, ma il danno più grande è l’umiliazione: sapere che in Italia, nel 2025, lo Stato non ti difende, ti abbandona.
Chi sono questi sinti che seminano terrore? Non è un caso isolato. Martedì mattina, una cinquantina di loro ha preso d’assalto l’ospedale ‘Bufalini’, come se fosse un territorio da conquistare. Gente che vive al di sopra della legge, che considera la violenza un diritto e la minaccia un linguaggio. E noi, cittadini italiani, dobbiamo subire, scappare, abbassare la testa? No. Questo è un oltraggio intollerabile. È il fallimento di uno Stato che preferisce coccolare chi delinque piuttosto che proteggere chi rispetta le regole.
Basta con il buonismo, basta con le scuse. Qui non si tratta di “integrazione” o “culture diverse”. Si tratta di criminali che aggrediscono, minacciano e terrorizzano, forti di un’impunità che lo Stato stesso sembra garantire. E mentre un 15enne lotta per la vita – e sì, auguriamo che si salvi – non possiamo ignorare che la sua comunità ha scelto la vendetta invece della giustizia, il caos invece dell’ordine. Il 56enne bielorusso, un uomo perbene, non vuole nemmeno denunciare: “Sono solo preoccupato per il ragazzo”. Ma chi si preoccupa per lui? Chi tutela la sua famiglia?
È ora di dire basta. Basta a uno Stato che consiglia di scappare invece di combattere. Basta a una politica che tollera zone franche dove la legge non esiste. Quei cinquanta sinti che hanno picchiato e minacciato devono essere identificati, arrestati, puniti. Le loro case, se abusive, devono essere sgomberate. Non è razzismo, è giustizia. Perché in un Paese civile nessuno dovrebbe vivere nella paura, costretto a lasciare la propria città per colpa di una banda di violenti. Rimini non è il loro feudo: è casa nostra. E lo Stato, se vuole ancora chiamarsi tale, deve ricordarselo.
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