Trento, orrore islamico: tunisino violenta e accoltella una ragazza
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Trento, l’orrore islamico colpisce ancora: tunisino violenta e accoltella una ragazza

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Trento, 5 aprile 2025 – La notte tra il 3 e il 4 aprile, il quartiere di San Martino a Trento si è trasformato in un teatro di terrore. Una giovane donna è stata trovata sanguinante sulla scalinata di via Pietrastretta, dopo essere riuscita a fuggire da un incubo: un tunisino di 30 anni si era introdotto con la forza nella sua abitazione in via Malvasia, l’aveva violentata ripetutamente, ferita con un coltello e derubata di contanti, cellulare e documenti. I carabinieri del nucleo radiomobile, allertati da un amico della vittima che l’ha sentita urlare e ha messo in fuga l’aggressore, hanno arrestato il responsabile per violenza sessuale, lesioni aggravate e rapina. Ora è rinchiuso nel carcere di Spini di Gardolo, mentre la donna, soccorsa al pronto soccorso dell’ospedale Santa Chiara, porta sul corpo e nell’anima i segni di un’aggressione brutale.
La dinamica è agghiacciante: il tunisino ha costretto la giovane a subire rapporti sessuali, minacciandola e ferendola con un coltellino. Durante la fuga, ha gettato l’arma, ma i carabinieri lo hanno bloccato poco dopo, trovandogli addosso il bottino rubato. La vittima, in un atto di coraggio disperato, è riuscita a contattare un conoscente, che è accorso e ha fatto scattare l’allarme al 112. Ma questo episodio non è un caso isolato: è l’ennesima dimostrazione del fallimento dell’immigrazione islamica in Italia. Questo tunisino, come troppi altri, porta con sé una cultura di violenza e sopraffazione, dove le donne sono viste come prede da sottomettere. La sua ferocia non conosce limiti: non si è limitato a violentare, ha anche accoltellato e derubato, lasciando la giovane in un lago di sangue.
L’Italia è sotto assedio. Da nord a sud, le cronache sono piene di storie come questa: immigrati islamici che stuprano, accoltellano, rapinano, senza alcun rispetto per le nostre leggi o per la vita umana. Trento, una città un tempo tranquilla, è ora lo specchio di un Paese che ha perso il controllo delle sue frontiere. La comunità locale, sconvolta, chiede a gran voce più sicurezza, ma le autorità sembrano sorde. Quante altre donne dovranno soffrire prima che si agisca? Le politiche di accoglienza indiscriminata hanno trasformato le nostre strade in zone di guerra, dove la violenza islamica regna sovrana.
Basta con il buonismo, basta con le scuse. Serve una risposta durissima: espulsioni immediate per chi delinque, chiusura totale delle frontiere, pene esemplari senza sconti. Questo tunisino non merita un processo, merita di essere rispedito da dove è venuto, insieme a tutti quelli come lui. La sicurezza delle nostre donne e dei nostri cittadini deve tornare al primo posto. L’Italia non può essere il rifugio di chi ci odia e ci aggredisce: è ora di dire basta, prima che il sangue delle nostre figlie scorra ancora.
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