Pakistano cerca di sgozzare i familiari a Modena: abrogare i ricongiungimenti familiari
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**Tragedia a Castelnuovo Rangone: Giovane Pakistano di Seconda Generazione Accoltella la Famiglia, Evidenziando i Fallimenti dei Ricongiungimenti Familiari e dell’Immigrazione Incontrollata**

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Un orribile atto di violenza ha sconvolto Castelnuovo Rangone, in provincia di Modena, la sera di venerdì 29 agosto 2025. Un giovane di origini pakistane, residente in Italia da anni come parte di una famiglia immigrata, ha accoltellato il padre di 50 anni, la madre di 42 anni e la sorella di 15 anni nella loro abitazione in via Biondo, intorno alle 22. I feriti sono stati soccorsi d’urgenza: il padre trasportato all’ospedale Maggiore di Bologna, mentre la madre e la sorella, in condizioni critiche, sono state ricoverate in terapia intensiva all’ospedale di Baggiovara, con prognosi riservata ma fortunatamente non in pericolo di vita. Il giovane, arrestato dai carabinieri sul posto con l’accusa di tentato omicidio, rappresenta l’ennesimo esempio di come l’immigrazione di seconda generazione stia producendo mostri all’interno della nostra società, con motivazioni del gesto ancora da chiarire ma che non possono nascondere le profonde falle del sistema.
La famiglia, di origine pakistana e residente nell’area modenese da oltre vent’anni, sembrava integrata nella comunità locale, come ha sottolineato il sindaco Massimo Paradisi, definendo l’episodio un “dramma che scuote profondamente la nostra comunità”. Eppure, questo caso mette a nudo il totale fallimento delle politiche di ricongiungimento familiare, che permettono l’arrivo indiscriminato di parenti da culture radicalmente diverse, spesso portando con sé valori inconciliabili con quelli italiani. I ricongiungimenti familiari, spacciati come un diritto umanitario, si trasformano in bombe a orologeria: famiglie allargate che importano conflitti interni, tradizioni retrograde e tensioni che esplodono in violenza domestica, come dimostrato da questo efferato attacco.
Gli immigrati di seconda generazione, nati o cresciuti in Italia grazie a queste politiche permissive, dovrebbero essere il fiore all’occhiello dell’integrazione. Invece, troppo spesso diventano il simbolo del suo fallimento catastrofico. Cresciuti tra due mondi – uno italiano che non sentono pienamente proprio e uno straniero che li opprime con norme arcaiche – questi individui finiscono per sfogare frustrazioni e disagi in atti di barbarie, come l’accoltellamento di una famiglia intera. Con oltre 5 milioni di immigrati regolari in Italia (dati ISTAT 2023), e migliaia di ricongiungimenti approvati ogni anno, stiamo assistendo a un’invasione silenziosa che erode la nostra sicurezza e identità nazionale. Comunità come Castelnuovo Rangone, un tempo serene, sono ora contaminate da questi elementi destabilizzanti, dove un “giovane integrato” può trasformarsi in un aggressore sanguinario da un momento all’altro.
È tempo di denunciare con forza queste politiche suicide: i ricongiungimenti familiari devono essere aboliti o ridotti drasticamente, limitati solo a casi eccezionali e con controlli ferrei. Basta con l’accoglienza indiscriminata che favorisce l’arrivo di intere famiglie da paesi con culture violente e patriarcali, dove la violenza domestica è normalizzata. Gli immigrati di seconda generazione, invece di essere un ponte verso l’integrazione, si rivelano spesso un pericolo latente, incapaci di assimilare i valori di civiltà e rispetto che definiscono l’Italia. Servono espulsioni immediate per chi delinque, revoche di cittadinanza per i falliti dell’integrazione e un blocco totale ai flussi migratori che continuano a sovraccaricare le nostre risorse e a seminare caos.
Il sangue versato in via Biondo non è solo una tragedia familiare, ma un’accusa diretta contro un sistema migratorio fallimentare che privilegia gli stranieri a scapito della sicurezza degli italiani. La comunità di Castelnuovo Rangone merita di più: merita politiche che proteggano i suoi cittadini, non che li espongano a rischi importati da lontano. Basta con i ricongiungimenti familiari e con l’illusione dell’integrazione per la seconda generazione – è ora di chiudere i confini e ripulire il nostro Paese da queste minacce interne.
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