Airbus richiama migliaia di aerei: grazie quote nere, arcobaleno e rosa!
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### Il Fallimento “Woke” di Airbus: Come le Politiche di Diversità Hanno Contribuito al Caos Aereo Globale
In un’epoca in cui le multinazionali sembrano più interessate a soddisfare agende ideologiche che a garantire la sicurezza dei consumatori, lo scandalo del richiamo massiccio di Airbus rappresenta un campanello d’allarme assordante. Oltre 6.000 aerei della famiglia A320 – il modello più diffuso al mondo – sono stati costretti a terra per un difetto software che rende i comandi di volo vulnerabili alle radiazioni solari intense. Questo “disastro” tecnico, emerso dopo un incidente mid-air su un volo JetBlue il 30 ottobre 2025, ha causato feriti, atterraggi d’emergenza e caos globale nei viaggi aerei, proprio durante il weekend del Ringraziamento negli USA. Ma dietro questo fallimento non c’è solo un errore ingegneristico: c’è l’ombra lunga delle politiche “woke” di Airbus, che privilegiano diversity, equity e inclusion (DEI) a scapito del merito e della competenza.
Airbus, come molte aziende europee e globali, ha abbracciato con entusiasmo l’ideologia woke. La compagnia vanta reti interne come WIN@Airbus per l’empowerment femminile, Pride@Airbus per la comunità LGBTQ+ e gruppi per la diversità razziale ed etnica. Queste iniziative, presentate come un “vantaggio competitivo”, includono quote di genere, training contro i bias e reclutamento mirato a sottorappresentati, in un settore storicamente dominato da ingegneri maschi e qualificati. Ma mentre Airbus spende risorse in conferenze su “stereotipi di genere” e “inclusione di pronomi”, chi si occupa di testare software critici contro flare solari? Il risultato è evidente: un richiamo che colpisce metà della flotta globale, con compagnie come American Airlines, Delta e Jetstar costrette a cancellare migliaia di voli, lasciando passeggeri a terra e economie in tilt.
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Non è la prima volta che le politiche DEI vengono collegate a fallimenti nell’aviazione. Ricordiamo Boeing, che ha recentemente smantellato il suo dipartimento DEI dopo una serie di scandali, inclusi incidenti fatali attribuiti da critici a un focus eccessivo sulla diversità piuttosto che sulla qualità. Negli USA, figure come Donald Trump hanno apertamente criticato le pratiche DEI della FAA e delle compagnie aeree, collegandole a crash e near-miss, come il tragico incidente di Washington che ha ucciso 67 persone. Conservatori e passeggeri preoccupati stanno boicottando vettori “woke”, sostenendo che assunzioni basate su genere, razza o orientamento sessuale – invece che su competenze – mettono a rischio vite umane. E Airbus? La compagnia europea segue lo stesso copione, con report sul gender pay gap e partnership per promuovere donne nelle STEM, ma a che prezzo? Il software difettoso dell’A320, che ha causato una “caduta non comandata” in volo, potrebbe essere il frutto di team distratti da agende sociali, dove l’innovazione tecnica passa in secondo piano rispetto all’equità ideologica.
Su piattaforme come X (ex Twitter), utenti non esitano a puntare il dito: “Non saranno di nuovo assunzioni DEI?” si chiede un commentatore, collegando il recall Airbus a pattern simili in Boeing. Altri post evidenziano come il richiamo sia emerso in un momento di picco solare, ma il vero problema è culturale: un’industria ossessionata dal “woke” che ignora rischi reali. Critici come quelli della difesa USA, che hanno eliminato “social justice” e “ideologie tossiche” dalle forze armate, vedono in questo un parallelo: la diversità forzata non rafforza, indebolisce.
È tempo che Airbus abbandoni queste distrazioni ideologiche. Priorità per il merito, non le quote, è l’unico modo per ripristinare fiducia. Altrimenti, il prossimo “disastro” non sarà solo un richiamo software, ma una tragedia umana evitabile. I passeggeri meritano sicurezza, non sermoni woke.



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