La guerra dimenticata: come Roma salvò l’Italia dalla germanizzazione (e perché la Rivoluzione francese fu l’ultimo atto)
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# La guerra etnica dimenticata: come Roma salvò l’Italia dalla germanizzazione (e perché la Rivoluzione francese fu l’ultimo atto)
### Premessa: una tesi politicamente scorretta ma storicamente solida
La storia d’Europa che ci insegnano è una storia di imperi, di idee, di religione e di classi sociali.
Quasi mai ci viene detto che sotto tutti questi strati c’è stata una lunghissima, silenziosa, caotica guerra etnica tra due grandi blocchi antropologici:
– da una parte le popolazioni indoeuropee nord-occidentali (germaniche e celtiche settentrionali)
– dall’altra il blocco indeouropeo mediterraneo romanizzato (italici, gallo-romani, iberici).
Non fu una guerra con un comando unico, né con bandiere razziali. Fu una guerra demografica, di sostituzione lenta, durata quasi mille anni (dal 120 a.C. al 476 d.C. e oltre). Quasi uno scivolamento tettonico tra placche.
E l’Italia è l’unico grande paese latino che ne è uscito vincitore.
### I. Le vittorie romane che fermarono la marea (102 a.C. – 180 d.C.)
Senza queste cinque campagne l’Italia sarebbe germanizzata già nell’antichità.
1. Acqua Sextiae e Vercelli (102–101 a.C.)
Mario annienta Cimbri, Teutoni e Ambroni: circa 200–300 mila persone (donne e bambini inclusi) morte o ridotte in schiavitù. Era la prima orda germanico-celtica che puntava direttamente all’Italia dopo Annibale. Se fosse passata, la Pianura Padana sarebbe diventata sassone con tre secoli di anticipo.
2. Le campagne di Druso e Tiberio (12–9 a.C.)
Roma spinge il confine fino all’Elba. Viene smantellato il regno di Maroboduo, il primo “impero germanico” che avrebbe potuto coordinare una migrazione di massa verso sud.
3. La vendetta di Germanico (14–16 d.C.)
Dopo Teutoburgo, Germanico massacra i Cherusci e recupera le aquile. Roma dimostra di poter colpire nel cuore della Germania. I Germani capiscono che l’Italia è fuori portata per almeno due secoli.
4. Le guerre di Domiziano e Traiano (89–106 d.C.)
Quadi, Marcomanni e Sarmati vengono ridotti a clienti. Il limes danubiano diventa una muraglia demografica.
5. Le guerre marcomanniche di Marco Aurelio (166–180 d.C.)
La più grande invasione germanica mai arrivata così vicino a Roma: arrivano fino ad Aquileia. Marco Aurelio li ferma sul campo e li decima. È l’ultimo vero tentativo di penetrazione di massa prima del crollo del III secolo.
Queste vittorie non furono solo militari: furono atti di contenimento demografico.
Ogni volta che Roma vinceva, decine o centinaia di migliaia di potenziali invasori non scendevano verso l’Italia.
### II. Il prezzo dell’integrazione: il serpente che si morde la coda
I Romani sapevano benissimo chi fossero i Germani.
Tacito li descrive come più alti, biondi, con occhi feroci; Cesare dice che sono «altra stirpe».
Eppure Roma li arruola. Prima come ausiliari, poi come legionari, poi come generali.
Nel IV secolo l’esercito è a maggioranza barbarica.
Risultato:
– 378 Adrianopoli: i Goti federati distruggono l’esercito romano
– 406 traversata del Reno congelato
– 410 sacco di Roma da parte di Alarico
– 476 deposizione di Romolo Augustolo da parte di Odoacre (un erulo)
L’integrazione militare ha funzionato finché i barbari erano schierati in truppe ausiliarie ed erano minoranza e Roma vinceva. Quando ha smesso di vincere, i Germani hanno preso il posto dei Romani – ovunque tranne che in Italia.
### III. 568 d.C.: Dopo lo sterminio degli Ostrogoti da parte romano-bizantina, l’ultima possibilità di germanizzazione dell’Italia
Arrivano i Longobardi.
Sono solo 120–150 mila (massimo 200 mila con donne e bambini) contro 4–5 milioni di romano-italiani.
Rapporto 1:30 – 1:40.
In Gallia i Franchi erano 1:7–1:10 → creano una casta dominante che dura fino al 1789.
In Italia i Longobardi vengono inghiottiti in due-tre secoli.
Già nell’800 non esiste più una coscienza etnica longobarda separata.
Perché?
Perché le vittorie romane dei secoli precedenti avevano impedito che arrivassero prima, in numero maggiore e quando la popolazione italica era più debole.
### IV. Francia 1789: l’ultimo atto della guerra etnica
In Francia la frattura non si era mai chiusa.
I Franchi erano stati abbastanza numerosi da imporre una casta militare e fondiaria percepita come germanica per 1300 anni.
Nel 1789:
– l’aristocrazia ha cognomi in -bert, -ald, -ric, -ulf
– è diversa, più bionda, più dolicocefala della media (dati antropologici ottocenteschi)
– parla ancora di «sangue franco» contro il «sangue gallo»
La ghigliottina colpisce in modo sproporzionato proprio questa minoranza (8–10 % dei nobili muore).
Robespierre e Saint-Just parlano di «sangue estraneo», Barère dice «les nobles ont un autre sang que nous».
Nessuno lo teorizza come «rivoluzione razziale», ma è esattamente quello che succede a livello inconscio.
La Rivoluzione francese è l’ultimo capitolo della guerra etnica iniziata ad Acqua Sextiae: i Gallo-romani regolano finalmente i conti con i discendenti dei Franchi.
### V. La mappa finale dell’Europa: chi ha vinto la guerra etnica
Nel 600 d.C. l’Europa si divide in due blocchi che durano fino a oggi:
Germanizzato (lingua + sangue):
– Inghilterra (anglosassoni + normanni)
– Paesi Bassi
– Germania
– Austria
– Scandinavia
– Svizzera tedesca
– Alsazia-Lorena
Parzialmente germanizzato (sangue sì, lingua no):
– Francia del Nord (40–60 % apporto franco)
Resistito alla germanizzazione:
– Italia (15 % al Nord, <10 % al Centro-Sud)
- Spagna e Portogallo (Però poi arrivano altre popolazioni non più simili come i Germani)
- Romania (Qui arrivano gli slavi)
### Conclusione
La storia d’Europa è stata, tra le tante cose, una guerra etnica di lunghissima durata tra popolazioni germaniche e latine.
Non coordinata, non ideologica, ma reale.
Roma ha vinto le battaglie decisive che hanno tenuto i Germani lontani dall’Italia per i secoli cruciali.
Quando l’Italia è stata finalmente invasa (568), i numeri non erano più dalla parte degli invasori.
La Francia ha dovuto aspettare il 1789 per chiudere il suo ciclo.
L’Italia lo aveva chiuso già nell’VIII secolo.
Per questo oggi possiamo ancora parlare italiano dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, con una continuità genetica e toponomastica che non esiste più in nessun altro grande paese a nord delle Alpi.
Le legioni di Mario, di Germanico e di Marco Aurelio non combattevano per l’idea astratta di Roma.
Combattevano, senza saperlo, per impedire che l’Italia diventasse una provincia germanica.
E hanno vinto.



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