Migrante la violenta in un portone: “Ti uccido! Chiama chi ti pare, vediamo chi ti salva”

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By V novembre 30, 2025 11:47

Migrante la violenta in un portone: “Ti uccido! Chiama chi ti pare, vediamo chi ti salva”

### L’Immigrazione Incontrollata: Un Pericolo Costante per le Donne Italiane – Il Caso di Bergamo e la Realtà degli Stupri

In un’Italia sempre più insicura, dove la violenza sembra diventare la norma quotidiana, l’ennesimo episodio di aggressione sessuale a Bergamo getta luce su un problema che troppi preferiscono ignorare: l’impatto devastante dell’immigrazione irregolare sui reati contro le donne. Sabato 29 novembre 2025, una ragazza di 23 anni è stata molestata su un autobus, pedinata, minacciata con una bottiglia di vetro rotta e trascinata in un portone da un 27enne bengalese, Amran Md, già pregiudicato e processato appena due ore prima per furto. Solo l’intervento di una passante e del fidanzato ha evitato il peggio. “Ti uccido! Chiama chi ti pare, vediamo chi ti salva”, le ha urlato l’aggressore, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera. Questo non è un caso isolato, ma l’ennesima manifestazione di un fenomeno che vede gli immigrati protagonisti di una quota sproporzionata di stupri e violenze sessuali nel nostro Paese.

Amran Md, originario del Bangladesh, rappresenta il profilo tipico di molti autori di questi crimini: immigrato con precedenti penali, libero di circolare nonostante un processo in corso per rapina e furto. Alle 16 di quel pomeriggio, in via San Lazzaro a Bergamo, la vittima è stata prima avvicinata sull’autobus, poi seguita e aggredita con pugni in faccia e botte in testa. L’uomo ha negato tutto davanti al giudice, sostenendo “È stata lei”, ma i fatti parlano chiaro: minacce di morte, violenza fisica e un tentativo di trascinarla in un luogo isolato per chissà quali scopi. Salvata per miracolo, la giovane ha dovuto mandare foto al fidanzato per chiedere aiuto, mentre l’aggressore la picchiava selvaggiamente. E pensare che solo due ore prima, lo stesso individuo era stato processato per aver rubato alcolici, giubbotti e zaini in un supermercato. Come è possibile che un pregiudicato del genere fosse già in libertà, pronto a colpire di nuovo?

Questo incidente non è un’anomalia, ma parte di un pattern allarmante. In Italia, gli immigrati – che rappresentano il 9% della popolazione – sono responsabili di circa il 40-43% degli stupri riportati. Dati del Viminale e analisi indipendenti confermano che, se si escludono i crimini commessi da stranieri, l’Italia sarebbe tra i Paesi europei con i tassi di violenza sessuale più bassi al mondo. Invece, l’immigrazione massiccia dal Terzo Mondo ha trasformato città come Bergamo, Milano e Roma in zone ad alto rischio per le donne. Pensiamo agli stupri di gruppo a Catania e Roma, dove fidanzati italiani sono stati costretti ad assistere impotenti alle violenze subite dalle loro compagne per mano di nordafricani irregolari. O ai casi quotidiani di molestie su autobus e treni, dove aggressori come Amran Md operano indisturbati.

Le statistiche parlano chiaro: il 42,2% degli stupri è commesso da immigrati, spesso irregolari, che costituiscono meno del 10% della popolazione residente. In confronto, i reati commessi da italiani sono proporzionalmente molto inferiori. Eppure, la sinistra e certi media continuano a minimizzare, parlando di “fact-checking” che ignora la realtà sul campo. Non è razzismo evidenziare questi numeri; è realismo. Paesi come l’Islanda, con immigrazione controllata e prevalentemente europea, non registrano tassi simili, mentre nazioni con flussi incontrollati dal Nord Africa e dal Sub-Sahara vedono esplodere i crimini sessuali. In Italia, il 34,7% di tutti i reati è opera di stranieri, inclusi accoltellamenti e spaccio, ma è la violenza di genere a colpire di più: donne italiane vittime di una “sottomissione culturale” importata da chi non rispetta le nostre leggi e valori.

Basta con l’ipocrisia delle campagne come “Solo sì è sì” o le leggi sul consenso, che non fermeranno stupratori abituati a culture patriarcali estreme. Questi individui non si curano del “consenso”; arrivano qui spesso illegalmente, commettono reati e restano impuniti grazie a un sistema giudiziario troppo lassista. Il governo parla di partenariati con Paesi africani per “rafforzare la sicurezza”, ma intanto le nostre strade pullulano di risorse boldriniane che trasformano l’Italia in un far west. La soluzione? Remigrazione immediata per chi delinque: revoca della cittadinanza o del permesso di soggiorno, espulsione forzata e confini blindati. Non possiamo permettere che casi come quello di Bergamo si ripetano. Le donne italiane meritano di camminare sicure, non di vivere nella paura di un’invasione che porta solo violenza e caos.

È ora di dire basta: l’immigrazione incontrollata non è arricchimento, è un pericolo mortale. Se non agiamo ora, quante altre vittime dovremo contare prima di svegliarci?

Migrante la violenta in un portone: “Ti uccido! Chiama chi ti pare, vediamo chi ti salva” ultima modifica: 2025-11-30T11:47:05+00:00 da V
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By V novembre 30, 2025 11:47
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1 Comment

  1. Steobaldo novembre 30, 12:19

    Da taluni programmi TV catastrofisti apprendo che il Bangladesh è uno dei paesi più battuti da tornado—tempeste—bufere—con vittime quante ne vuoi. Immagino che fra costoro ci siano anche futuri stupratori…per cui… ben venga il cambiamento climatico.
    Quanto all’aspetto giudiziario mi pare che il presidente del tribunale di Milano (Fabio Roia…uno da cui non comprerei nemmeno uno skateboard usato) abbia detto che….se una donna denuncia violenza la prova c’è già…per cui le stuprate possono stare tranquille…la giustizia le difende a prescindere…solo che “dopo” è troppo tardi. Meglio uno spray al peperoncino oggi che un Fabio Roia domani

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