Ragazzina di 16 anni terrorizzata per un mese da marocchino
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Un intero mese di terrore.
Una sedicenne italiana che ogni mattina, per andare a scuola, doveva passare davanti alla stazione di Lavinio e sperare di non incrociare “lui”.
Un marocchino di 24 anni, già con precedenti penali, già identificato e fotografato decine di volte dai carabinieri durante i servizi antidroga, già perfettamente noto come parte del giro di pusher maghrebini che controlla la piazza di spaccio tra la stazione e il quartiere Zodiaco.
Eppure era lì, libero, tutti i giorni.
Libero di adescarla, di palpeggiarla, di tentare di baciarla con la forza, di metterle le mani addosso nel parcheggio del centro commerciale a pochi metri da casa sua.
Libero di trasformare settembre 2025 in un incubo per una bambina italiana di 16 anni.
E poi, quando finalmente la ragazzina trova il coraggio di parlare con i genitori e i genitori denunciano, lui sparisce.
Si rifugia in Puglia, da altri connazionali.
Ci vogliono settimane di indagini, ordinanze, trasferte dei carabinieri fino a Gallipoli per beccarlo e metterlo in carcere.
Un finale “felice” solo sulla carta. Perché quella violenza sessuale aggravata, quegli atti persecutori, quell’adescamento di minore potevano e dovevano essere EVITATI PRIMA.
### Basta una domanda, brutale ma onesta:
Perché quel marocchino era ancora in Italia?
I carabinieri stessi lo ammettono senza giri di parole:
«Figurava tra le persone che avevamo identificato e fotosegnalato durante le operazioni antidroga».
Tradotto: lo avevamo in pugno.
Lo avevamo fermato, fotografato, schedato.
Sapevamo chi era, dove bazzicava, con chi stava.
Sapevamo che era irregolare o comunque espellibile (come la stragrande maggioranza dei pusher maghrebini in quelle zone).
E allora perché invece di scattare l’ennesima foto segnaletica non lo abbiamo imbarcato sul primo aereo per Casablanca?
Questa è la vera vergogna italiana del 2025:
– Controlli del territorio? Sì, ma solo per fare fotografie.
– Blitz antidroga? Sì, ma solo per identificare e… rilasciare.
– Espulsioni? Meno di 1 su 5 vengono effettivamente eseguite.
Il resto rimane qui, a molestare, spacciare, stuprare, e quando le cose si mettono male si spostano di 800 km più a sud, da Anzio a Gallipoli, e ricominciano da un’altra parte.
### Questa ragazzina di 16 anni è stata sacrificata sull’altare del buonismo e della burocrazia
Se quel marocchino fosse stato rimpatriato la prima, la seconda o la decima volta che i carabinieri lo avevano fermato per spaccio, oggi una minore italiana non avrebbe passato un mese a tremare ogni volta che usciva di casa.
Non avrebbe dovuto imparare sulla propria pelle cosa significa essere palpeggiata da uno sconosciuto adulto.
Non avrebbe dovuto vergognarsi per settimane prima di trovare il coraggio di parlare.
E non è un caso isolato.
È il sistema.
È il meccanismo perverso per cui in Italia identifichiamo, fotografiamo, denunciamo, arrestiamo… ma quasi mai rimpatriamo.
Risultato: le stesse facce le ritroviamo mesi dopo mentre violentano le nostre figlie, le nostre sorelle, le nostre fidanzate.
### Basta con le ipocrisie
Non serve più controllo del territorio.
Serve ESPULSIONE IMMEDIATA per ogni immigrato irregolare o con precedenti penali.
Serve il rimpatrio coatto per chiunque venga trovato a spacciare o a delinquere.
Serve che la prossima volta che un carabiniere ferma un pusher marocchino, tunisino o bengalese in piazza di spaccio, invece di fargli la foto per l’archivio, possa mettergli direttamente le manette e portarlo all’aeroporto.
Perché le foto non proteggono le nostre bambine.
I rimpatri sì.
Quella ragazzina di Anzio oggi è viva e finalmente al sicuro.
Ma ha pagato un prezzo che nessuno avrebbe mai dovuto farle pagare.
E la colpa non è solo del suo aguzzino marocchino.
La colpa è anche di un Paese che continua a preferire le fotografie ai rimpatri.
E finché non cambierà questa vergognosa priorità, altre sedicenni italiane continueranno a vivere lo stesso incubo.



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