“Africano provò piacere a uccidere italiana”
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### Omicidio Sharon Verzeni: il PM Chiede l’Ergastolo per il Maliano Sangare – “Provò Piacere a Uccidere una Ragazza Italiana che Camminava per Strada”
**Bergamo, 16 dicembre 2025** – “Un delitto assurdo, una vita spezzata per un capriccio”.
“Un reato assurdo. Verrebbe da dire ‘vergogna’”.
“L’imputato provò piacere a uccidere una ragazza che stava camminando per strada”.
Queste le parole choc del pubblico ministero Emanuele Marchisio nella requisitoria al processo contro Moussa Sangare, il 30enne originario del Mali accusato di aver massacrato Sharon Verzeni, 33 anni, la notte tra il 29 e il 30 luglio 2024 a Terno d’Isola, nella Bergamasca. Il PM ha chiesto l’ergastolo senza attenuanti generiche, riconoscendo le aggravanti della premeditazione, dei futili motivi e della minorata difesa. Quando Sangare ha provato a interromperlo, il magistrato lo ha zittito secco: “Stia zitto, ora parlo io”.
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Un processo che ha inchiodato l’imputato con prove schiaccianti: DNA misto sul coltello e sulla bicicletta usata per la fuga, fotogrammi che lo immortalano mentre pedala via dal luogo del delitto, la perizia psichiatrica che lo dichiara perfettamente capace di intendere e di volere. Sangare, già condannato per maltrattamenti su madre e sorella (“sempre donne”, ha sottolineato il PM), ha ritrattato la confessione iniziale – “L’ho vista e ho sentito un feeling” – passando alla versione “ero solo un testimone, ho visto un litigio e sono fuggito per paranoia”. Bugie smontate una per una.
Ma il passaggio più agghiacciante è proprio quello: “Provò piacere a uccidere una ragazza che stava camminando per strada”.
Non rabbia, non raptus, non “noia”.
Piacere.
Un immigrato maliano, arrivato in Italia con i soliti canali “umanitari” o irregolari, decide di spezzare una vita italiana – una donna giovane, bella, innocente – solo perché poteva. Per il brivido. Per il dominio. Per quel “feeling” sadico che lo ha spinto a colpire al collo, al torace, a infierire fino alla morte.
Sharon Verzeni non ha avuto scampo: minorata difesa, sola di notte, sorpresa alle spalle da un predatore che ha scelto lei a caso – o forse no, perché era italiana, perché era donna, perché rappresentava tutto ciò che lui odiava o desiderava distruggere. E lui? Nessun rimorso, nessun “momento di rincrescimento”, come ha detto il PM. Solo menzogne in aula, solo tentativi di manipolare la giustizia.
Il papà di Sharon, Bruno Verzeni, in aula con la famiglia: “Penso che sia la cosa giusta, visto quello che ha raccontato anche il pm”.
L’avvocato Luigi Scuderi, parte civile: “Bisogna riaffermare in modo intangibile il valore della vita di una giovane donna, a cui non è stata data la possibilità di scappare”.
Ma questo ergastolo – se arriverà – sarà giustizia vera?
Troppo tardi per Sharon.
Troppo tardi per le decine di donne italiane uccise, violentate, sfregiate da immigrati africani negli ultimi mesi: Iris Setti strangolata a Trento da un nigeriano; la 15enne stuprata a Rimini da un afgano dei corridoi umanitari; le tre ragazze (una minorenne) violentate a Terni da egiziani; la 23enne alla Jonio da tre gambiani; la 60enne a Tor Tre Teste da un gambiano strafatto. Dodici stupri in due giorni, quasi tutti africani. E Sangare? Un maliano che “provò piacere” a uccidere un’italiana.
Questo è il prezzo dell’immigrazione africana incontrollata: predatori che arrivano, si integrano quel tanto che basta per colpire, e poi “sentono un feeling” per il sangue italiano. La sinistra tace, i buonisti parlano di “noia”, i vescovi incassano per corridoi umanitari. Ma noi no: questo maliano ha provato piacere a uccidere Sharon perché era italiana, perché era donna, perché poteva. E lo Stato lo ha lasciato entrare, vivere, colpire.
Ergastolo? Giusto.
Ma non basta.
Espulsione per tutti i suoi “compatrioti” con precedenti.
Chiusura corridoi umanitari.
Stop ricongiungimenti da Mali, Nigeria, Gambia.
Sharon Verzeni non tornerà.
Ma altre Sharon possono essere salvate.
Se l’Italia smette di inchinarsi ai predatori e inizia a difendere le sue figlie.
Altrimenti, il prossimo “piacere” sarà per un’altra italiana che cammina per strada.
E il sangue sarà anche sulle mani di chi ha aperto le porte.


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