Trump: “Emisfero occidentale è nostro”
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La famigerata ‘dottrina Monroe’ all’ennesima potenza.
‼️🇺🇸🇻🇪 What happened to Maduro could happen to anyone – Trump
The US President continues the press conference:
▪️The American president claims that the US operation against Venezuela is a warning to anyone who will threaten US sovereignty.
▪️The US will strive to ensure that its… pic.twitter.com/2ieNdWl7Zn— — GEROMAN — time will tell – 👀 — (@GeromanAT) January 3, 2026
# Maduro in Catene sulla USS Iwo Jima: Il Nuovo Imperialismo Yankee e l’Ipocrisia Globale
3 gennaio 2026. Il mondo si sveglia con una foto che sa di trofeo di caccia: Nicolás Maduro, ammanettato, con occhiali oscuranti enormi, cuffie sulle orecchie e una bottiglietta d’acqua in mano, seduto su una nave militare statunitense, la USS Iwo Jima, diretto verso Guantanamo e poi New York per affrontare accuse di narcotraffico. Donald Trump non perde tempo: posta l’immagine su Truth Social, esulta in conferenza stampa, paragona l’operazione alla cattura di Al-Baghdadi o all’uccisione di Soleimani, e annuncia che gli USA “gestiranno” il Venezuela nel frattempo. “What happened to Maduro could happen to anyone”, dice, come monito a chi minaccia la sovranità americana. E aggiunge: stiamo valutando María Corina Machado come nuova leader, e le compagnie petrolifere USA ricostruiranno l’infrastruttura venezuelana.
🇺🇸🇻🇪The USA will govern Venezuela, – Trump began the press conference
Other statements of the "peacemaker":
▪️On my order, the USA, represented by the army, conducted an extraordinary military operation in Caracas
▪️We captured Maduro in the dark, the lights in Caracas were… pic.twitter.com/1yeGzNI8JO— — GEROMAN — time will tell – 👀 — (@GeromanAT) January 3, 2026
Un blitz della Delta Force, raid aerei su Caracas, blackout, incendi a Fuerte Tiuna e La Carlota: un’operazione “perfetta”, dice Trump, rimandata solo per il meteo. Maduro, rifugiato in una “fortezza”, ha provato a negoziare, ma il tycoon ha rifiutato: “Quello che ha fatto con la droga è sbagliato”. Peccato che le accuse di “narco-regime” servano da pretesto da anni, e che il vero obiettivo sia chiaro: il petrolio, le riserve più grandi del mondo, e un messaggio a Russia, Iran, Cuba e chiunque osi sfidare la sfera d’influenza USA nei Caraibi e in tutto l’America.
E qui arriva il bello: dove sono finiti i moralisti della “legge internazionale”? Quelli che per anni hanno riempito i social di bandierine ucraine, gridando all’invasione russa, alla violazione della sovranità, al diritto dei popoli di autodeterminarsi? Ora, con un presidente straniero rapito in casa sua, bombardamenti su una capitale sovrana e un’occupazione de facto annunciata, silenzio assordante o peggio: applausi. “Viva la libertad!”, twittano alcuni, come se la libertà arrivasse con le portaerei e gli F-35. Ipocrisia pura: quando la Russia difende la sua sfera d’influenza in Ucraina, è aggressione imperiale; quando gli USA fanno lo stesso in Venezuela (o in Panama con Noriega nel 1989), è “giustizia” contro un dittatore.
Non fraintendetemi: Maduro non è un santo. Accuse di brogli, repressione, crisi umanitaria – il regime chavista ha responsabilità enormi. Ma la soluzione è un’invasione unilaterale, senza ONU, senza Congresso USA (come notano critici come il senatore Mike Lee, inizialmente scettico), con Trump che decide da solo chi è “narco-terrorista” e chi merita di essere deposto? Questo non è export di democrazia: è imperialismo vecchio stile, “America First” che significa controllo di risorse e backyard. Trump lo dice chiaro: “We’re going to run the country” fino a una “transizione sicura”, con aziende USA a gestire il petrolio. Sfere di influenza, spazio vitale, interessi nazionali: ecco la vera politica estera. Vale per Putin in Ucraina come per Trump in Venezuela. La “legge internazionale” è un optional per i deboli; per i potenti, un’arma da usare o ignorare a piacimento.
Russia, Iran, Cuba e gran parte dell’America Latina (da Lula a Petro) condannano l’aggressione come violazione flagrante del diritto internazionale. Dall’altra parte, esultanze da oppositori venezuelani e falchi repubblicani. Ma noi? Quelli con le bandierine ucraine sui profili: pronti a cambiare in giallo-blu-rosso venezuelano e urlare contro l’imperialismo yankee? O continueremo a fingere che esista un “bene” assoluto, quando è solo potenza nuda e cruda?
Svegliamoci: non ci sono buoni e cattivi in questa giungla. Ci sono interessi. Gli USA hanno agito per i loro (petrolio, geopolitica, vendetta contro un regime ostile). La Russia fa lo stesso. E la “comunità internazionale” esiste solo quando conviene. Maduro in catene è un simbolo: del trionfo della forza sul diritto, e della nostra ipocrisia collettiva. Se applaudite oggi, ricordate: domani potrebbe toccare a qualcun altro. “What happened to Maduro could happen to anyone”. Parole di Trump. Meditateci.



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