Colonia, la polizia tedesca ai migranti: ‘per favore non molestate le donne’
Related Articles
### Colonia 10 Anni Dopo: Cartelli in Arabo per Spiegare ai Migranti Cosa È Vietato – La Germania Si Arrende all’Invasione Islamica
Dieci anni fa, nella notte di Capodanno 2015-2016 a Colonia, centinaia di donne tedesche furono aggredite, violentate, derubate da branchi di immigrati prevalentemente nordafricani e mediorientali – in gran parte richiedenti asilo appena arrivati. Oltre 1.200 denunce, centinaia di casi di molestie sessuali, stupri di gruppo: un trauma nazionale che rivelò al mondo la violenza importata dall’immigrazione islamica di massa. La polizia minimizzò, la Merkel aprì ancora di più le porte, i media parlarono di “disagio” invece di jihad culturale. Risultato? Dieci anni dopo, per il Capodanno 2025-2026, la polizia di Colonia ha sfilato con camion dotati di cartelloni luminosi scritti in arabo: “Vietato molestare donne”, “Vietato lanciare petardi”, “Rispettate le leggi tedesche”. In tedesco? Poco o niente. Priorità: spiegare ai “nuovi arrivati” – ovvero immigrati islamici – cosa non si può fare in Germania.
Questa è resa pura. Non integrazione: sottomissione. Cartelli in arabo per insegnare le basi della civiltà a masse che, dopo dieci anni, non hanno imparato né la lingua né le regole. Perché? Perché l’immigrazione islamica regolare e irregolare non ha mai smesso: milioni entrati grazie a politiche Merkeliane, ricongiungimenti familiari infiniti, natalità elevata, naturalizzazioni facili. Colonia oggi ha quartieri a maggioranza musulmana, dove la legge tedesca è secondaria alla sharia informale. E la polizia, invece di espellere, spiega in arabo.
Il messaggio è devastante: la Germania non è più padrona in casa propria. Deve pregare in lingua straniera i suoi “ospiti” di non violentare donne o lanciare bombe. Dieci anni dopo le aggressioni di massa, non si è fermata l’invasione: si è adattata ad essa. Cartelli bilingui arabo-tedesco sono il simbolo di una nazione che ha perso sovranità, identità, sicurezza.
E l’Italia? Siamo sulla stessa strada. Le nostre città – Milano, Bologna, Torino, Modena – vedono aggressioni simili: donne molestate, preti accoltellati, violenze importate da nordafricani e mediorientali. Ma invece di cartelli in arabo, abbiamo sindaci di sinistra che marciano con kefiah e concedono piazze per preghiere pro-Hamas. La Germania insegna: tollerare immigrazione islamica regolare porta a questo – spiegazioni in arabo per comportamenti barbarici.
Non serve “sorveglianza rafforzata” o “campagne di sensibilizzazione”. Serve fermare la guerra demografica alla fonte. **Azzerate immediatamente ogni immigrazione regolare da Paesi a maggioranza islamica**. Stop totale a quote per Marocco, Tunisia, Algeria, Egitto, Siria, Iraq, Afghanistan, Pakistan, Bangladesh: niente più ingressi che portano branchi pronti a molestare o stuprare.
Bloccate ricongiungimenti familiari che importano catene di violenza culturale. Rivedete naturalizzazioni: ius sanguinis puro, cittadinanza solo per sangue europeo. Espellete irregolari e condannati senza appello.
La Germania di oggi è l’Italia di domani: cartelli in arabo per spiegare “non violentate le donne” ai nostri “ospiti”. Colonia 2016 fu l’allarme ignorato; Colonia 2026 è la resa firmata. L’Europa non può più permettersi questa invasione demografica: l’Islam avanza con numeri, non con conversioni – e quando raggiunge la massa critica, impone le sue regole.
Signora Meloni: la Germania spiega in arabo le leggi ai suoi immigrati islamici. Non lasciate che l’Italia debba fare lo stesso. Azzerate l’immigrazione islamica regolare, o le nostre donne pagheranno con molestie di massa e le nostre strade con cartelli in arabo. L’Occidente agli occidentali – fermate questa conquista demografica prima che sia irreversibile. Il tempo è scaduto: azioni radicali, ora.
A Colonia, durante il Capodanno del 2016, decine di donne furono violentate da branchi di immigrati.
Quest’anno, la polizia ha sfilato con cartelloni luminosi scritti in arabo per spiegare cosa è vietato in Germania. pic.twitter.com/rXqLBcwfPN
— Francesca Totolo (@fratotolo2) January 4, 2026



Let me tell You a sad story ! There are no comments yet, but You can be first one to comment this article.
Write a comment