Nel mondo di Trump se non hai la Bomba non sei sovrano
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# Dalla Cattura di Maduro alla Lezione per l’Italia: La Sovranità è Nucleare o Non È
5 gennaio 2026. Due giorni dopo l’attacco lampo degli Stati Uniti su Caracas, con Nicolás Maduro catturato dalla Delta Force, ammanettato e spedito a Guantanamo come un trofeo di guerra, il mondo riflette sulle vere regole del gioco internazionale. Trump, dal suo podio su Fox News, lo dice chiaro: “What happened to Maduro could happen to anyone”. Un monito che riecheggia come una minaccia globale: se non sei allineato con l’egemonia americana, potresti essere il prossimo. Ma dietro questa arroganza si nasconde una verità brutale: la sovranità di uno Stato non è un diritto divino o un pezzo di carta all’ONU. È una questione di potenza, di deterrenza. E oggi, nel 2026, la deterrenza suprema ha un nome: bomba nucleare.
Prendiamo l’Italia, per esempio. Dal 1943, anno dell’armistizio di Cassibile e dell’occupazione alleata, il Belpaese non è più uno Stato sovrano a pieno titolo. È un vassallo, un protettorato de facto degli Stati Uniti, con basi militari americane sparse sul suolo nazionale come funghi dopo la pioggia. Quante? Secondo fonti recenti, circa 120 installazioni USA in Italia, alcune delle quali classificate come segrete. Da Aviano in Friuli, sede di bombardieri nucleari pronti a decollare, a Sigonella in Sicilia, hub per droni e operazioni nel Mediterraneo; da Caserma Ederle a Vicenza, quartier generale della 173ª Brigata Aerotrasportata, a Napoli, con la Sesta Flotta che controlla il mare nostrum. E non dimentichiamo le migliaia di militari USA stanziati qui, con immunità e giurisdizione extraterritoriale grazie agli accordi NATO. L’Italia ospita armi nucleari americane – si stima una cinquantina di testate B-61 a Ghedi e Aviano – ma non le controlla: sono sotto chiave USA. Siamo un avamposto, non un alleato paritario. Un vassallo che paga il prezzo della “protezione” con la perdita di autonomia.
L’operazione in Venezuela lo dimostra in modo lampante. Maduro, accusato di narcotraffico, è stato rapito in casa sua senza che l’ONU muovesse un dito. Perché? Perché il Venezuela non ha deterrenti reali. Nessuna bomba atomica a scoraggiare l’invasore. Stesso destino per la Siria: bombardata da USA, Israele e Turchia, con interventi diretti che hanno destabilizzato il regime di Assad senza timore di ritorsioni nucleari. L’Iran? Minacciato da anni, con sanzioni asfissianti e cyberattacchi come Stuxnet, ma finora risparmiato da un’invasione totale solo perché il suo programma nucleare è avanzato, anche se non ancora armato. Teheran sa che la soglia nucleare è la linea rossa: superarla significa entrare nel club dei “intoccabili”.
E poi c’è la Corea del Nord. Kim Jong-un, con il suo arsenale nucleare – stimato in decine di testate, capaci di raggiungere Guam o persino la costa ovest USA – è l’esempio vivente. Nessuno osa toccarla. Né Trump né Biden hanno mai osato un attacco diretto, nonostante provocazioni, test missilistici e retorica bellicosa. Perché? Deterrenza mutua assicurata: Pyongyang ha la bomba, e attaccarla costerebbe troppo caro. La lista dei Paesi con armi nucleari lo conferma: Russia, Stati Uniti, Cina, Francia, Regno Unito, India, Pakistan, Israele e, appunto, Corea del Nord. Nove nazioni che dettano le regole o almeno non subiscono diktat esterni – certo poi se sei francese e inglese e ti sei riempito di nemici interni è un altro discorso – , mentre il resto del mondo subisce. La Russia invade l’Ucraina? Può permetterselo perché ha 5.459 testate nucleari. Gli USA bombardano Caracas? Stesso motivo: potenza atomica indiscussa.
In questo contesto, l’ipocrisia della “comunità internazionale” è evidente. La legge internazionale, i trattati di non proliferazione, l’ONU: tutti strumenti per mantenere lo status quo, dove i potenti restano intoccabili e i deboli vengono calpestati. L’Italia, firmataria del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP) dal 1975, si è auto-castrata: rinuncia alla bomba in cambio di “sicurezza” sotto l’ombrello NATO. Ma è sicurezza o sudditanza? Con basi USA sul suolo, Roma non può nemmeno opporsi a operazioni come quella in Venezuela senza rischiare ritorsioni. Ricordate Sigonella nel 1985? Craxi sfidò Reagan, ma fu un’eccezione; oggi, con l’integrazione NATO, siamo ancor più vincolati.
Se vogliamo riconquistare la sovranità vera – non quella di facciata, ma quella che impedisce a un Trump qualsiasi di trattarci come un backyard – c’è una sola via: dotarci della bomba nucleare. Uscire dal TNP, sviluppare un programma atomico nazionale. L’Italia ha le competenze: ENEA, fisici di livello mondiale, reattori di ricerca. Potremmo unirci a un “club europeo” con Francia e UK, ma meglio soli: la deterrenza è personale. Immaginate un’Italia nucleare: addio basi USA non autorizzate, addio ingerenze. Come la Corea del Nord, diventeremmo intoccabili. Certo, sanzioni e isolamento all’inizio, ma la libertà ha un prezzo.
Critici diranno: follia, proliferazione pericolosa. Ma guardate il mondo: chi ha la bomba comanda, chi no subisce. Maduro in catene è la prova. È ora che l’Italia smetta di essere vassalla e diventi potenza. La sovranità non si chiede, si conquista. Con l’atomo.



Articolo da incorniciare , de facto un ratto , un fattaccio clamoroso svolta mussoliniana di Pel di Carota che si inventa Matteotti 2 nel 2026 dopo aver sbandierato fino a Plutone di essere un Pacificatore messianico, mah ,,,sicuro operazioni volute da altri e ratificate dal valoroso affarista