Alessandro Ambrosio è l’ennesimo italiano ucciso da immigrati
Related Articles
Aveva solo 34 anni. Una vita davanti. L’ha ammazzato uno che non doveva essere in Italia. Uno dei troppi che non dovrebbero essere in Italia.
### Non serve più vigilanza, servono meno immigrati
Bologna, 5 gennaio 2026. Un capotreno di 34 anni, Alessandro Ambrosio, dipendente Trenitalia, è stato barbaramente accoltellato alle spalle mentre raggiungeva il parcheggio riservato al personale nella zona della stazione centrale. Un’aggressione improvvisa, immotivata, che lo ha lasciato riverso in una pozza di sangue. A scoprire il corpo è stato un collega di un’altra compagnia ferroviaria. L’omicida è fuggito, ma grazie alle telecamere di videosorveglianza è stato rapidamente identificato: si tratta di uno straniero, senza fissa dimora, con precedenti per abuso di alcol e stupefacenti. Un “balordo” che da giorni gravitava intorno alla stazione, alterato e pericoloso, uno di quei soggetti che purtroppo sono diventati una presenza costante nelle aree degradate delle grandi città italiane.
Il movente? Ancora ignoto, ma tutto fa pensare a un gesto folle, casuale, di una persona instabile e violenta. Non una rapina – Ambrosio aveva ancora portafoglio e cellulare – ma l’ennesima esplosione di rabbia di chi vive ai margini, spesso sotto l’effetto di sostanze, in zone che dovrebbero essere sicure per chi lavora onestamente.
E qui arriva la reazione politica, prevedibile ma rivelatrice. Il ministro Matteo Salvini esprime “profondo dolore”, manda solidarietà alla famiglia e annuncia: porteremo a 1.500 gli agenti di FS Security per vigilare su treni e stazioni. Più uomini in divisa, più controlli, più telecamere. Una soluzione tampone, quella della vigilanza rafforzata, che costa milioni ai contribuenti e che, alla fine, non risolve il problema alla radice.
VERIFICA NOTIZIA
Perché, diciamolo chiaramente: non è la mancanza di guardie il vero problema. Le stazioni italiane sono già piene di polizia ferroviaria, carabinieri, agenti privati. Eppure questi episodi continuano a ripetersi. Il problema non è quanti vigilantes mettiamo in giro, ma chi lasciamo entrare e chi lasciamo rimanere nel nostro Paese senza alcun controllo.
L’aggressore è un immigrato irregolare, senza fissa dimora, con precedenti penali, originario dell’Est Europa (Croazia, membro UE, ma con flussi migratori spesso fuori controllo). Quanti casi simili abbiamo visto negli ultimi anni? Aggressioni, stupri, omicidi commessi da persone che non avrebbero mai dovuto mettere piede in Italia, o che, una volta arrivate, non sono state espulse nonostante reati ripetuti. La cronaca è piena: da Desirée Mariottini a Pamela Mastropietro, fino agli episodi quotidiani di violenza nelle stazioni e nelle periferie.
Più vigilanza significa inseguire i sintomi, non curare la malattia. Servono politiche serie sull’immigrazione: confini chiusi per chi arriva illegalmente, espulsioni immediate per chi delinque, stop ai ricongiungimenti familiari infiniti e ai permessi umanitari facili. Meno immigrati irregolari o a rischio significa meno “balordi” che girano armati di coltello intorno alle stazioni, meno famiglie distrutte, meno lavoratori onesti che pagano con la vita il prezzo di un’accoglienza senza criteri.
Alessandro Ambrosio aveva 34 anni, una vita davanti, un lavoro al servizio del Paese. È morto per mano di chi il Paese lo sta devastando dall’interno. Basta ipocrisie: la sicurezza non si ottiene con più divise, ma con meno ingressi incontrollati. È ora di scegliere da che parte stare: con gli italiani che lavorano, o con chi importa criminalità.
La tragedia di Bologna è un monito: se non cambiamo rotta sull’immigrazione, questi omicidi non saranno l’ultimo.



Let me tell You a sad story ! There are no comments yet, but You can be first one to comment this article.
Write a comment