Gli Usa di Trump escono da 66 organizzazioni ONU
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# L’Italia Dovrebbe Seguire l’Esempio di Trump: Uscire dalle Organizzazioni Sovranazionali per Difendere la Sovranità Nazionale
In un colpo audace e decisivo, il presidente statunitense Donald Trump ha firmato, il 7 gennaio 2026, un memorandum presidenziale che ordina il ritiro degli Stati Uniti da ben 66 organizzazioni, agenzie, commissioni e trattati multilaterali internazionali. Questa mossa, descritta dall’amministrazione come un passo necessario per eliminare sprechi, inefficienze e agende contrarie agli interessi americani, include 31 entità legate alle Nazioni Unite e 35 organizzazioni non ONU. Tra queste, spiccano nomi come la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), l’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA) e il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA). L’obiettivo? Ripristinare la sovranità nazionale e liberare i contribuenti da oneri inutili, stimati in miliardi di dollari.
Questa decisione non è solo un atto isolato di politica estera americana, ma un modello che l’Italia dovrebbe seriamente considerare di emulare. In un’epoca in cui gli organismi sovranazionali sembrano sempre più distaccati dalle esigenze dei popoli, imponendo direttive top-down che favoriscono élite globaliste a scapito delle democrazie nazionali, è tempo che Roma prenda posizione. Gli italiani, stanchi di subire politiche migratorie imposte dall’alto e di vedere la propria identità culturale diluita, meritano un governo che metta al primo posto la sovranità e la volontà popolare.
### Gli Organismi Sovranazionali: Strumenti di un’Oligarchia Globale?
Le organizzazioni multilaterali, nate con l’intento di promuovere la cooperazione internazionale, si sono spesso trasformate in veicoli per imporre agende ideologiche che minano la democrazia. Invece di rappresentare equamente tutti gli stati membri, queste entità finiscono per riflettere il volere di una ristretta oligarchia – burocrati non eletti, fondazioni private e potenze economiche – che dettano politiche su clima, migrazioni, genere e sviluppo senza un vero accountability democratico.
Prendiamo ad esempio l’ONU e le sue ramificazioni. L’UNFPA, ad esempio, è accusato di promuovere programmi demografici che incoraggiano flussi migratori massicci, spesso senza considerare l’impatto sulle società ospitanti. Similmente, il Global Forum on Migration and Development (una delle organizzazioni non ONU nella lista Trump) facilita dialoghi che, di fatto, normalizzano la migrazione irregolare come soluzione a problemi demografici, ignorando le preoccupazioni di sicurezza e integrazione dei paesi europei. Queste entità non sono neutrali: spingono per un’agenda “woke” che include quote di genere, transizioni energetiche forzate e redistribuzioni globali, spesso a spese delle economie nazionali.
In Italia, dove l’immigrazione incontrollata ha generato tensioni sociali e costi economici elevati, queste imposizioni suonano come un affronto alla democrazia. L’Unione Europea stessa, pur non essendo nella lista americana, rappresenta un esempio lampante di sovranazionalismo: decisioni prese a Bruxelles da commissari non eletti che prevalgono sulle leggi nazionali, come nei casi di quote migratorie o sanzioni ambientali. Se Trump ha il coraggio di uscire da entità come l’International Institute for Democracy and Electoral Assistance o l’U.N. Entity for Gender Equality and the Empowerment of Women – viste come promotrici di ideologie divisive – perché l’Italia non dovrebbe fare lo stesso con analoghe strutture ONU o UE?
### La “Sostituzione Etnica”: Una Realtà Ignorata o Promossa?
Uno degli aspetti più controversi di queste organizzazioni è il loro ruolo nel facilitare ciò che alcuni definiscono “sostituzione etnica” – un processo in cui flussi migratori massicci alterano la composizione demografica e culturale delle nazioni europee, spesso senza consenso popolare. Entità come l’U.N. Collaborative Programme on Reducing Emissions from Deforestation (REDD+) o il Global Forum on Migration and Development promuovono politiche che legano sviluppo sostenibile a migrazioni, incoraggiando l’arrivo di milioni di persone da paesi in via di sviluppo verso l’Occidente. Critici sostengono che questo non sia casuale, ma parte di un piano per diluire identità nazionali forti, favorendo un mondo omogeneizzato sotto il controllo di élite globali.
In Italia, con oltre 100.000 arrivi via mare solo nel 2025 e tensioni crescenti in città come Milano e Roma, questa dinamica è evidente. Organizzazioni come l’International Organization for Migration (anche se non nella lista esatta, simile a quelle citate) hanno spinto per patti globali sulla migrazione che vincolano gli stati a accogliere senza limiti. Uscire da queste entità significherebbe riprendere il controllo delle frontiere, investire in politiche demografiche interne (come incentivi alla natalità) e rifiutare imposizioni che privilegiano interessi stranieri.
### I Benefici per l’Italia: Sovranità, Risparmi e Democrazia Vera
Seguendo l’esempio americano, l’Italia potrebbe risparmiare milioni di euro in contributi annuali a queste organizzazioni – fondi che potrebbero essere reinvestiti in infrastrutture, sicurezza e welfare per i cittadini. Ma i vantaggi vanno oltre l’economia: si tratterebbe di un’affermazione di democrazia autentica, dove le decisioni sono prese dal popolo eletto, non da burocrati a New York o Ginevra.
Certo, i critici – tra cui media mainstream e ambientalisti – definiscono la mossa di Trump un “isolazionismo pericoloso”, lasciando spazio a Cina e Russia. Ma è davvero isolazionismo difendere i propri interessi? O è piuttosto un ritorno al realismo, dove le nazioni cooperano su basi bilaterali, senza cedere sovranità?
Il governo italiano, con la sua maggioranza sovranista, ha l’opportunità storica di agire. Uscire da entità come l’UNFCCC o l’UNFPA non significherebbe abbandonare la cooperazione internazionale, ma rimodellarla in modo che serva gli italiani, non un’oligarchia globale. È tempo di dire basta alle catene sovranazionali: l’Italia prima di tutto!



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