Gazprom, nel 2025 più gas a Cina che all’Europa: è la prima volta

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By V gennaio 12, 2026 19:42

Gazprom, nel 2025 più gas a Cina che all’Europa: è la prima volta

**Il suicidio energetico dell’Europa: quando il gas russo a basso costo finisce in Cina**

L’Europa si sta suicidando. Non con un colpo di pistola, ma con una serie di decisioni politiche, ideologiche ed economiche che stanno progressivamente distruggendo la sua competitività industriale. Il simbolo più eclatante di questa **autodistruzione** è arrivato il **12 gennaio 2026**, quando Gazprom ha comunicato ufficialmente che, per la prima volta nella storia, nel 2025 ha consegnato **più gas naturale alla Cina** che all’intero mercato europeo combinato.

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Secondo i dati preliminari diffusi dalla stessa Gazprom, nel 2025 sono stati esportati verso la Cina **38,8 miliardi di metri cubi** di gas tramite il gasdotto **Power of Siberia**, con un aumento del 24,8% rispetto al 2024 e superando persino la capacità progettuale nominale del pipeline (38 bcm/anno). Nello stesso periodo, le forniture totali di Gazprom verso l’Europa (inclusa la Turchia, ma escludendo i paesi ex-URSS) sono risultate inferiori a questa cifra.

### Da partner privilegiato a mercato marginale

Fino al 2021 l’Europa rappresentava il principale mercato di sbocco per il gas russo: nei picchi del 2018-2019 Gazprom esportava verso l’Europa **170-180 miliardi di metri cubi** all’anno. Oggi quel flusso si è ridotto a una frazione, principalmente attraverso il **TurkStream** (unico gasdotto rimasto operativo dopo la fine del transito ucraino il 1° gennaio 2025). Le stime più accreditate indicano che nel 2025 l’Europa abbia ricevuto da Gazprom qualcosa tra i **15 e i 25-30 miliardi di metri cubi** di gas pipeline (a seconda se si includono o meno piccoli volumi residui e LNG russo), più una quota ancora significativa di **LNG russo** (circa 15 milioni di tonnellate nel 2025, pari a circa 20-21 bcm).

Ma il messaggio è chiaro: **la Cina ha superato l’Europa** come primo cliente del gas russo via gasdotto.

### Il prezzo pagato (e quello non pagato)

Il paradosso è crudele. Il gas che Gazprom consegna alla Cina viene venduto a prezzi fortemente scontati: circa **248 $/1000 m³** contro una media di **401 $/1000 m³** pagati dagli altri clienti esteri (dati Ministero Economia russo). In altre parole, la Russia guadagna molto meno dal gas che va in Cina rispetto a quanto guadagnava quando lo vendeva all’Europa… ma l’Europa ha deciso di farne a meno.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti:

– **Prezzi dell’elettricità industriale in Europa** nel 2024-2025 oscillano intorno ai **190-200 €/MWh** (talvolta anche di più nei picchi), circa **2-2,5 volte** quelli statunitensi e **oltre il doppio** di quelli cinesi (75-82 $/MWh in media per l’industria in Cina).
– Le imprese europee energivore (chimica, acciaio, fertilizzanti, ceramica, vetro, alluminio) operano con costi energetici strutturalmente insostenibili rispetto ai concorrenti globali.
– Molte multinazionali hanno già spostato o stanno spostando produzioni verso Stati Uniti, Medio Oriente, India o… proprio Cina.

### L’errore strategico del “taglio netto”

La narrazione dominante a Bruxelles parla di “indipendenza energetica”, “sicurezza” e “transizione verde”. Ma la realtà è più prosaica: l’Europa ha scelto di tagliare drasticamente il flusso di gas russo a basso costo (che costituiva circa il 40% delle importazioni prima del 2022) senza avere alternative altrettanto economiche e affidabili pronte all’uso.

Il risultato è stato:

1. Sostituzione con **LNG americano e qatariota** → molto più caro e legato a contratti a lungo termine con prezzi legati all’Henry Hub + premio;
2. Aumento massiccio delle rinnovabili intermittenti → che richiedono backup gas quando non c’è vento/sole;
3. Prezzi all’ingrosso del gas e dell’elettricità strutturalmente più alti di prima della guerra.

Nel frattempo la Cina, pragmatica come sempre, ha continuato ad acquistare gas russo a prezzi di favore, garantendosi un vantaggio competitivo enorme e diventando sempre più l’officina del mondo.

### Conclusione: un suicidio annunciato

L’Europa non è stata costretta a suicidarsi: ha scelto liberamente di farlo. Ha sacrificato la propria base industriale sull’altare di una combinazione di ideologia green, sanzioni geopolitiche e illusione di superiorità morale, senza calcolare i costi reali per lavoratori, imprese e contribuenti.

Nel 2025 il gas russo a basso costo che un tempo alimentava le fabbriche tedesche, italiane, polacche e francesi oggi alimenta le industrie cinesi.
E mentre le fabbriche europee chiudono, riducono turni o delocalizzano, la Cina ringrazia.

È il paradosso definitivo del “suicidio europeo”: abbiamo pagato un prezzo altissimo per diventare indipendenti… dal nostro principale fornitore di energia a basso costo. E ora stiamo pagando ancora di più per comprare energia molto più cara altrove.

Nel frattempo, il gasdotto Power of Siberia continua a scorrere verso est.
E l’Europa continua a spegnersi.

Gazprom, nel 2025 più gas a Cina che all’Europa: è la prima volta ultima modifica: 2026-01-12T19:42:14+00:00 da V
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By V gennaio 12, 2026 19:42
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