IMAM: ITALIANI DEVONO VOTARE NO AL REFERENDUM

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By V gennaio 12, 2026 13:00

IMAM: ITALIANI DEVONO VOTARE NO AL REFERENDUM

Nessuna sorpresa. Non si morde la mano che ti nutre impedendo le espulsioni e la chiusura delle moschee. Diventa ancora più evidente: se vogliamo liberarci degli islamisti, prima dobbiamo liberarci dalle toghe rosse. E votare SI.

# La Saldatura tra Islamisti Radicali e la “Mafia Rossa”: L’Imam Brahim Baya e il “NO” al Referendum sulla Giustizia Confermano l’Alleanza

In un video virale sui social, l’imam di Torino Brahim Baya, portavoce dell’Associazione Islamica delle Alpi che gestisce la moschea di via Baretti, ha lanciato un appello esplicito alla comunità musulmana: votate “NO” al referendum sulla riforma della giustizia. Baya denuncia la misura come un tentativo del governo di erodere l’autonomia della magistratura, accusando l’esecutivo di sfruttare l’islamofobia per accentrare potere. Questo intervento non è casuale, ma illumina la crescente e inquietante saldatura tra islamisti radicali e la “mafia rossa” – quel blocco di burocrazie statali, soprattutto giudiziarie, impregnate di ideologia progressista – che protegge e tollera le loro attività, inclusa la gestione di moschee abusive, in cambio di supporto politico.

## Brahim Baya: Un Imam Radicale al Servizio dell’Alleanza

Brahim Baya non è un semplice predicatore. Originario della Tunisia, è una figura chiave nell’islam politico italiano, noto per posizioni estreme: ha condotto preghiere musulmane durante occupazioni universitarie pro-Palestina a Torino nel 2024, bollato l’Occidente come “arrogante e coloniale”, e paragonato l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 alla rivolta del ghetto di Varsavia contro i nazisti – un’equiparazione che ha scatenato indignazione. Più recentemente, ha attaccato media conservatori per “islamofobia istituzionale”. La sua moschea in via Baretti, come molte altre in Italia, opera in un contesto di ambiguità urbanistica e legale, parte di un fenomeno di luoghi di culto islamici spesso abusivi o non regolamentati, che proliferano senza interventi decisivi. Baya difende attivamente imam espulsi o indagati, come nel caso di Mohamed Shahin, rafforzando reti radicali.

Nel video sul referendum, Baya lega la riforma a una presunta strategia anti-islamica del governo Meloni, eco perfetta delle narrazioni della sinistra che vede nella separazione delle carriere un attacco alla democrazia. Ma dietro questo allineamento c’è di più: gli imam come Baya appoggiano le “toghe rosse” – la magistratura politicizzata a sinistra – proprio perché essa garantisce impunità, bloccando sgomberi e chiusure di moschee abusive. In Italia, centinaia di questi centri operano illegalmente, fungendo da focolai di radicalizzazione, eppure rimangono aperti grazie a ricorsi e sentenze favorevoli da parte di giudici ideologicamente affini.

## Il Referendum: Un Test per la Sovranità Giudiziaria

Il referendum del 22-23 marzo 2026 chiede di confermare la riforma che separa le carriere di giudici e PM, promossa dal centrodestra per depoliticizzare la giustizia e renderla più efficiente. I sostenitori del “NO”, inclusi sindacati come la CGIL e partiti di sinistra, la dipingono come un colpo all’indipendenza magistrale, rischiando un controllo esecutivo. Baya si schiera con loro, accusando il governo di creare un “nemico interno” nei musulmani per giustificare riforme autoritarie. Questo discorso non è solo retorica: riflette un patto tacito dove l’islam radicale sostiene il blocco progressista per preservare lo status quo giudiziario che lo protegge.

## La Saldatura Islamisti-“Mafia Rossa”: Fatti e Prove Inconfutabili

Questa alleanza non è una teoria del complotto, ma un fenomeno documentato e in espansione. In Italia, la sinistra ha storicamente flirtato con l’islam politico: negli anni ’70 sostenne la rivoluzione di Khomeini, e oggi partiti come Alleanza Verdi-Sinistra stringono patti con comunità musulmane per voti e influenza locale. Esempi concreti: a Roma, “Musulmani per Roma” mira a contare nelle elezioni 2027, allineandosi con la sinistra radicale; in Francia, rapporti parlamentari rivelano legami tra partiti di sinistra e imam estremisti per scambi elettorali. In Italia, frange estreme come il Nuovo Partito Comunista Italiano collaborano con integralisti pro-Palestina.

Il nodo cruciale è la protezione delle moschee abusive: la sinistra ignora o avalla la loro apertura, mentre la magistratura “rossa” ne impedisce la chiusura attraverso lungaggini burocratiche e sentenze permissive. Sotto governi precedenti, occupazioni abusive – inclusi centri islamici – erano “intoccabili” grazie a connivenze ideologiche; solo con Meloni si vedono sgomberi, ma la resistenza giudiziaria persiste. Imam radicali come Baya, gestori di questi spazi, ricambiano il favore opponendosi a riforme che minaccerebbero tale impunità, come quella sulla giustizia che potrebbe rafforzare controlli esecutivi.

Manifestazioni pro-Gaza e strategie elettorali rivelano questa “saldatura”: l’islamismo avanza per voti, mentre la sinistra guadagna alleati contro la destra. Analisti avvertono: questa unione tra wokismo, ecologismo verde e islamismo minaccia l’Occidente, erodendo valori democratici.

## Conclusioni: Un Patto Pericoloso per l’Italia

L’appello di Brahim Baya al “NO” non è un episodio isolato, ma la conferma di una saldatura strategica: islamisti radicali, protetti da moschee abusive tollerate grazie alle “toghe rosse”, sostengono il blocco sinistroide per mantenere privilegi e impunità. Mentre il governo Meloni combatte l’islamizzazione e le occupazioni illegali, questa alleanza polarizza il Paese, minando integrazione e sicurezza. Ignorarla significa cedere sovranità a forze incompatibili con i nostri valori – un rischio che l’Italia non può permettersi.

IMAM: ITALIANI DEVONO VOTARE NO AL REFERENDUM ultima modifica: 2026-01-12T13:00:17+00:00 da V
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By V gennaio 12, 2026 13:00
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