Massacro Termini è stata aggressione razziale: maranza odiano italiani
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L’Aggressione Selvaggia: Un Italiano Massacrato per il Solo Fatto di Essere Tale
Era una notte come tante altre nella giungla urbana di Roma Termini, quel crocevia di caos e disperazione che un tempo rappresentava la grandezza eterna della Capitale.
Sabato 11 gennaio 2026, ore 23:30 circa, via Giolitti – proprio di fronte all’ingresso principale della stazione più trafficata d’Italia – un uomo italiano di 57 anni, funzionario del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, è stato circondato da un branco di almeno otto individui e massacrato con violenza inaudita.
Nessun tentativo di rapina. Nessuno ha toccato portafoglio, telefono o oggetti personali. Solo pugni, calci, ginocchiate alla testa. L’obiettivo era chiaro: ucciderlo o ridurlo in fin di vita perché italiano.
Fratture multiple al cranio, emorragia cerebrale, denti spezzati, trauma facciale devastante. Trasportato d’urgenza al Policlinico Umberto I, è rimasto intubato per oltre 36 ore. I medici parlano di “miracolo” se sopravviverà senza gravi danni permanenti.
Chi Sono gli Aggressori: Criminali Seriali Irregolari e Recidivi
Le indagini hanno portato all’arresto di sei persone. Il branco era di otto: due sono ancora latitanti.
- Mohamed Mansy Mahmoud Mohamed Elramady, 18 anni, egiziano
Espulso il 4 gennaio 2026. Rientrato illegalmente in pochi giorni. Precedenti: rapina aggravata, ricettazione, armi. - Moslem Othmen, 20 anni, tunisino
Irregolare. Precedenti: rissa, spaccio, oggetti atti ad offendere. - 20enne tunisino (identità in fase di accertamento)
Espulso nel 2024. Reati multipli: furto aggravato, rapina, lesioni, violenza privata, resistenza. - 21enne tunisino irregolare
Fermato poche ore dopo per furto con strappo in via Ostiense – indossava ancora abiti sporchi di sangue ripresi dalle telecamere.
Questi non sono “ragazzi in cerca di futuro”. Sono criminali abituali, protetti da un sistema di espulsioni inesistenti e scarcerazioni facili.
Il Contesto: Termini, la No-Go Zone nel Cuore di Roma
Roma Termini non è più una stazione: è una zona di guerra etnica e sociale.
Spaccio continuo, risse, molestie, accoltellamenti, taglieggiamento di rider e negozianti.
Negli ultimi tre anni: oltre 320.000 sbarchi. Espulsioni effettive: meno del 9%.
Le Implicazioni: Una Sfida Aperta allo Stato Italiano
Questo non è cronaca nera. È una dichiarazione di guerra territoriale e culturale.
L’uomo aggredito rappresentava simbolicamente l’Italia che lavora e produce. Lo hanno scelto e quasi ucciso proprio per questo. Gli inquirenti indagano anche sulla matrice di odio etnico-razziale anti-italiano.
Cosa Fare Ora? Le Soluzioni che lo Stato non Vuole Sentire
- Rastrellamenti militari immediati a Termini, Torpignattara, Corviale, San Basilio
- Istituzione di un’ICE italiana con potere esecutivo diretto per le espulsioni
- Blocco navale effettivo nel Canale di Sicilia – navi militari, non ong
- Revoca automatica di ogni permesso per chi commette reati (anche lievi)
- Centri di detenzione temporanea extra-territoriali per i radicalizzati
- Investimento massiccio in videosorveglianza, intelligence e presidio di quartiere


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