Dazi Groenlandia: Italia si sganci dalla UE e da Micron
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### L’errore più grave per l’Italia: non sganciarsi dall’UE e subire i dazi di Trump
**Di Redazione | 18 gennaio 2026**
In un contesto geopolitico sempre più teso, con Donald Trump che alza la posta sulla Groenlandia imponendo dazi punitivi su diversi Paesi europei, l’Italia si trova di fronte a una scelta cruciale. Come riportato da fonti internazionali, il presidente statunitense ha annunciato tariffe del 10% dal 1° febbraio 2026, destinate a salire al 25% dal 1° giugno, contro Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia – nazioni accusate di interferire nei piani americani per l’acquisto dell’isola artica. Questa mossa, definita da Trump come necessaria per la “pace e sicurezza globale”, ha scatenato proteste in Europa e chiamate a contromisure unitarie da parte dell’UE. Ma per l’Italia, non inclusa nella lista dei Paesi colpiti, aggregarsi a una risposta collettiva di Bruxelles potrebbe rivelarsi un errore fatale, rischiando di attirare ritorsioni e perdere un vantaggio competitivo.
Il senatore Claudio Borghi, esponente della Lega, ha espresso chiaramente questa posizione in un post su X, sottolineando come Francia e Germania non siano solo partner commerciali, ma veri e propri concorrenti. “I ‘principali clienti’ sono in realtà i principali concorrenti. Il nostro deficit commerciale con la Germania è 20 miliardi all’anno. I Francesi sopravvivono depredando le nostre imprese”, ha scritto Borghi, ricordando come dazi simili imposti da Trump nel 2019 su Airbus abbiano beneficiato l’Italia guadagnando quote di mercato. Il senatore ha anche evocato il famoso episodio dei “risolini” del 2011, quando Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, durante un Consiglio Europeo a Bruxelles, derisero pubblicamente la credibilità dell’Italia durante la crisi del debito – un simbolo duraturo del dominio franco-tedesco nell’UE che ancora oggi pesa sulle decisioni comunitarie.
Questa visione è condivisa da chi ritiene che l’Italia debba prioritizzare i propri interessi nazionali. L’errore più grave, infatti, sarebbe non sganciarsi dall’UE in questo frangente e rispondere ai dazi aggregandosi ai Paesi colpiti, finendo per essere trascinata in una spirale di ritorsioni. Come evidenziato da Borghi, i dazi su Germania e Francia – con deficit commerciali italiani rispettivamente di 20 miliardi e un surplus di 17,6 miliardi con la Francia nel 2024 – rappresentano un’opportunità: indebolendo i concorrenti diretti, l’Italia potrebbe guadagnare terreno nei mercati globali, specialmente nell’export manifatturiero e agroalimentare.
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A rafforzare questa argomentazione c’è la recente decisione della premier Giorgia Meloni di dare via libera all’accordo UE-Mercosur, siglato il 9 gennaio 2026 dopo 25 anni di negoziati. L’Italia ha fornito un sostegno cruciale al patto commerciale con Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay e Bolivia. Ora, con i dazi di Trump, la premier deve, invece, per una volta, fare gli interessi italiani, non quelli dell’UE.
Agire bilateralmente con gli USA, invece che all’interno del quadro europeo, offrirebbe vantaggi concreti. Come ricordato dall’ex sottosegretario Michele Geraci nel thread di Borghi, nel 2019 l’Italia negoziò direttamente con Trump per evitare dazi sull’agroalimentare, risparmiando 5 miliardi di export mentre Francia e Germania ne subirono le conseguenze. In un mondo “polverizzato” – come lo ha definito il ministro della Difesa Guido Crosetto, contrario a festeggiare l’indebolimento degli alleati – l’Italia non è un “vaso di ferro”, ma proprio per questo deve evitare di legarsi a una UE dominata da interessi altrui.
Certo, l’idea di un distacco dall’UE non è priva di rischi. Tuttavia, in un contesto di crescenti tensioni commerciali e geopolitiche, con l’UE che fatica a trovare una voce unita – come dimostrato dalle reazioni divise ai dazi di Trump – un approccio sovrano potrebbe risolvere problemi cronici come il deficit commerciale e il vincolo dell’euro, permettendo all’Italia di negoziare da pari con Washington.
In conclusione, per l’Italia conviene puntare su relazioni bilaterali con gli USA, sfruttando l’esclusione dai dazi per rafforzare la posizione competitiva. Altrimenti, rischiando di aggregarsi a una risposta UE inefficace, l’Italia potrebbe finire per pagare il prezzo di una solidarietà che, storicamente, ha favorito solo i “risolini” di Parigi e Berlino.


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