Groenlandia, Ue vuole ritorsioni contro Usa ma non sono DAZI nostri

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By V gennaio 18, 2026 19:14

Groenlandia, Ue vuole ritorsioni contro Usa ma non sono DAZI nostri

### Italia, non legarti all’UE contro Trump: la Groenlandia non è il nostro destino

In un’escalation di tensioni transatlantiche che sembra uscita da un film di spionaggio artico, i Paesi dell’Unione Europea si stringono in un fronte unito contro Donald Trump e le sue minacce di dazi sulla Groenlandia. “Siamo uniti e difenderemo la nostra sovranità”, tuonano otto nazioni NATO – tra cui Danimarca, Francia, Germania e Regno Unito – in un comunicato congiunto che respinge le tariffe americane come un “ricatto” e promette una “risposta europea coordinata”. Persino il Financial Times riporta che l’UE starebbe valutando contromisure da 93 miliardi di euro contro gli USA, inclusi dazi e restrizioni all’accesso al mercato per le aziende americane. Ma per l’Italia, legare il proprio destino a questa crociata collettiva sarebbe un errore strategico imperdonabile: la Groenlandia non è affar nostro, e unirsi al coro di Bruxelles rischierebbe solo di trascinarci in una guerra commerciale inutile, sacrificando i nostri interessi nazionali sull’altare di una “solidarietà europea” che, storicamente, ci ha sempre penalizzati.

Il comunicato dei Paesi UE, emesso in risposta alle esercitazioni “Arctic Endurance” danesi – descritte come “non minacciose” e volte a rafforzare la sicurezza artica condivisa – è un manifesto di unità: “Le minacce tariffarie minano le relazioni transatlantiche e rischiano di innescare una pericolosa spirale discendente. Continueremo a rispondere in modo unito e coordinato”. Il ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil ha aggiunto: “Non ci lasceremo ricattare e ci sarà una risposta europea”. Emmanuel Macron, dal canto suo, vuole attivare lo “strumento anticoercitivo” dell’UE, mentre fonti FT parlano di preparativi per una ritorsione massiccia da 93 miliardi per fare leva su Trump al Forum di Davos. Suona tutto molto eroico, ma per Roma? Giorgia Meloni ha già indicato la via giusta, definendo la crisi un “problema di comprensione e comunicazione” e sottolineando che le azioni UE non sono contro gli USA, ma per prevenire interferenze ostili nell’Artico. Eppure, se l’Italia si allinea a questo fronte, finiremmo per pagare il prezzo di una battaglia che non ci riguarda.

Pensiamoci: la Groenlandia è un territorio danese remoto, con 200 soldati europei sparsi tra Nuuk e Kangerlussuaq per addestramenti congiunti. Trump la vuole per ragioni strategiche – dal “Golden Dome” ai sistemi di difesa – e impone dazi al 10% (che saliranno al 25%) su chi invia truppe lì. Ma l’Italia non è nella lista dei colpiti: non abbiamo inviato contingenti, e il nostro export verso gli USA – dall’agroalimentare all’automotive – vale miliardi. Perché rischiare ritorsioni unendoci a una “risposta unita” che potrebbe scatenare una spirale di dazi reciproci? I 93 miliardi di contromisure UE suonano come una minaccia vuota: colpiranno davvero giganti come Apple o Boeing? O finiranno per danneggiare noi, con gli USA che rispondono colpendo i prodotti europei, inclusi i nostri?

Questa “unità europea” è un’illusione che ha sempre favorito i forti – Francia e Germania – a scapito nostro. Ricordiamo il deficit commerciale italiano con la Germania (20 miliardi annui) e come i dazi Trump del 2019 su Airbus abbiano avvantaggiato l’Italia, rubando quote di mercato ai concorrenti francesi. Ora, con Meloni che ha appena dato il via libera al Mercosur, è tempo di agire per interessi nazionali, perché legarci a un carro che ci trascina in conflitti altrui? Come ha detto un funzionario europeo citato dal FT: “È già una situazione che non consente compromessi perché non si può cedere sulla Groenlandia”. Ma per noi, cedere o no cambia poco: l’Artico non è il Mediterraneo, e le nostre priorità sono l’immigrazione, l’energia e l’economia, non difendere la sovranità danese.

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Invece di unirsi al coro anti-Trump, l’Italia dovrebbe puntare su negoziati bilaterali con Washington. Nel 2019, abbiamo evitato dazi sull’agroalimentare trattando direttamente, risparmiando 5 miliardi di export. Oggi, con Trump che si concentra anche sul Canada (senza menzionare più l’idea del 51° Stato), Roma ha l’opportunità di rafforzare legami diretti, magari ottenendo concessioni su commercio e sicurezza. Legare il nostro destino all’UE significa ripetere errori passati: dalla crisi del debito del 2011, con i “risolini” di Merkel e Sarkozy, alle politiche migratorie che ci hanno lasciati soli. L’UE non è una famiglia, è un club dove paghiamo per gli interessi altrui.

In conclusione, l’Italia non deve cadere nella trappola dell’unità europea contro Trump. La Groenlandia è un affare danese-americano; noi restiamone fuori. Meloni lo sa: de-escalation e comunicazione, non escalation collettiva. Altrimenti, rischiamo di finire come vasi di coccio tra vasi di ferro, pagando dazi per una solidarietà che non ci conviene. È tempo di mettere l’Italia al primo posto, non Bruxelles.

Groenlandia, Ue vuole ritorsioni contro Usa ma non sono DAZI nostri ultima modifica: 2026-01-18T19:14:30+00:00 da V
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By V gennaio 18, 2026 19:14
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1 Comment

  1. lorenzoblu gennaio 18, 19:32

    Oltre che dazi non sono nemmanco cassi nostrj
    Ma Sti cretini con popoli imbadtarfiti da negri che al primo sparo tornano tutti in Africa con la forza frocia con I militari di carriera che stanno o allo spaccio o marcano visità, dove crefoodi andare.?.. Con un esercito di imboscati e di paraculati Al limite attaccheranno Le Maldive… Si, Si attaccheranno al collo le ghirlande di fiori e gli ukulele….

    Ma andò vai…..

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