A Davos si celebra il funerale del Nuovo Ordine Mondiale.
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# Davos celebra il funerale del nuovo ordine mondiale. L’elefante furioso Trump ha distrutto il NWO.
L’aria è funerea a Davos. Pochi affari quest’anno per le prostitute d’alto bordo e le puttane al seguito.
Ah, Davos 2026: la solita parata di miliardari in elicottero, jet privati e discorsi pomposi sul “dialogo globale” mentre il mondo reale brucia. Ma quest’anno, signori e signore, è diverso. Quest’anno, il World Economic Forum non è una festa per l’élite globalista, ma un vero e proprio funerale. Il defunto? Il tanto decantato “Nuovo Ordine Mondiale”, quel mostro tentacolare di accordi multilaterali, debiti imposti e ipocrisia verde che ha schiavizzato nazioni sovrane per decenni. E chi dobbiamo ringraziare per questo meraviglioso spettacolo? Donald J. Trump, il bulldozer arancione che ha fatto irruzione sulle Alpi svizzere per dettare le condizioni di resa.
Immaginate la scena: i soliti noti – da Klaus Schwab ai suoi fedeli lacchè come Macron, Carney e von der Leyen – che si riuniscono sotto il tema ridicolo di “A Spirit of Dialogue”. Dialogo? Ma per favore! Mentre loro blaterano di “cooperazione in un mondo conteso” e “crescita resiliente”, Trump e i suoi arrivano con un messaggio chiaro: il globalismo ha fallito. Lo ha detto forte e chiaro Howard Lutnick, Segretario al Commercio USA, durante un panel: “Globalism has failed the West and the United States of America”. Boom! Come un pugno in faccia a questi ipocriti che predicano l’integrazione mentre accumulano trilioni sulle spalle dei popoli.
E non è solo retorica. Trump ha già iniziato a smantellare il castello di carte. Minacce di tariffe punitive contro gli alleati europei che osano opporsi al suo piano per l’annessione della Groenlandia – un colpo da maestro per garantire risorse strategiche all’America, senza inchinarsi a nessuno. I leader europei tremano: Macron parla di “bulli” e “rispetto”, ma sa bene che il gioco è finito. Persino il canadese Mark Carney, un tempo paladino del globalismo, ammette la “rottura” dell’ordine internazionale basato su regole ipocrite, dove i potenti si esentano quando conviene.
Oh, come godo! Questi elitari, che per anni hanno imposto ai popoli “transizioni verdi” mentre volano in jet e accumulano debiti insostenibili tramite FMI e Banca Mondiale, ora vedono il loro impero crollare. Il globalismo non è altro che una trappola: prestiti predatori, catene di fornitura vulnerabili usate come armi, e una finta “cooperazione” che beneficia solo i pochi. Trump lo ha capito e lo sta distruggendo. “America First” non è uno slogan, è una rivoluzione. E non è solo l’America: nazioni come l’Argentina di Milei e l’Indonesia di Subianto si allineano, scegliendo la sovranità contro il giogo multilaterale.
A Davos, le sale sono mezze vuote – o almeno così si mormora sui social. I globalisti ammettono la sconfitta: “Abbiamo perso contro Trump”, dicono in panel desolati. Kimberly Clausing, una partecipante, si lamenta che l’elezione di Trump significa “un allontanamento dall’azione collettiva globale su problemi come il clima e la salute pubblica”. Traduzione: addio alle loro agende autoritarie camuffate da “bene comune”. Finalmente!
Trump non è qui per negoziare; è qui per imporre i termini di resa. Parlerà domani, il 21 gennaio, e sarà epico: un discorso che seppellirà definitivamente il NWO. L’élite globalista, con i suoi sogni di governance mondiale, è finita. Evviva Trump, evviva la sovranità nazionale! Che questo funerale sia l’inizio di un’era in cui i popoli tornano a decidere del proprio destino, liberi dalle catene di Davos.


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