Stranieri e femminicidi: il 29% delle vittime dal 9% della popolazione – la verità che Meloni ignora
Premessa: una donna o un uomo ucciso è già troppo. Ogni omicidio è una tragedia che grida giustizia, non propaganda ideologica. Eppure, mentre i media e la politica woke continuano a battere sul tasto del “patriarcato” e della “cultura da cambiare”, articoli come quello di Francesca Totolo su Il Primato Nazionale mettono in luce la realtà dei numeri: nel 2025, il 29% delle donne uccise (con autore noto) è stato vittima di stranieri, che rappresentano solo il 9% della popolazione residente. Una sproporzione che smonta la narrazione di sinistra e che un governo di destra autentico non può ignorare.
Commento all’articolo: una boccata d’aria fresca contro l’ipocrisia woke
L’articolo di Totolo, intitolato “29 per cento donne uccise, 9 per cento popolazione residente stranier”, è un’analisi spietata e documentata che merita di essere amplificata. L’autrice, basandosi sui dati di “Non Una di Meno” per il 2025, evidenzia come su 84 omicidi di donne con presunto autore noto, ben il 29% sia stato commesso da stranieri. Questo significa una propensione al reato 4 volte superiore a quella degli italiani, come sottolinea Totolo: “Questi ultimi hanno una propensione a tale reato 4 volte superiore rispetto a quella degli italiani.” Non è razzismo, è matematica. E l’articolo va oltre: critica l’ossessione per il “maschio bianco autoctono” e l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, che non ha ridotto i tassi in paesi come Germania, Svezia e Francia, dove i femminicidi sono più alti nonostante anni di indottrinamento progressista.
Totolo porta anche esempi concreti di fallimenti sistemici: espulsioni non eseguite, come nel caso di Emilio Gabriel Valdez Velazco, o misure protettive ignorate. E a livello globale, punta il dito sull’Africa, con 22.600 vittime stimate nel 2024 secondo l’ONU, per smontare l’idea che il problema sia solo “culturale” e occidentale. In sintesi, l’articolo è un atto d’accusa contro una narrazione che distoglie l’attenzione dai veri rischi, inclusi quelli legati all’immigrazione irregolare.
I numeri aggiornati: una sproporzione allarmante
I dati del 2025 confermano quanto già emerso in analisi precedenti: l’Italia ha uno dei tassi di omicidi di donne più bassi in Europa, ma il contributo degli stranieri gonfia artificialmente il problema. Senza di loro, la curva sarebbe in netta diminuzione. Ecco una tabella che confronta la propensione al femminicidio tra italiani e stranieri, integrando i dati dell’articolo:
| Gruppo | % Popolazione residente | % Femminicidi (autore noto) | Propensione relativa |
|---|---|---|---|
| Italiani | 91% | 71% | 0,78 |
| Stranieri | 9% | 29% | 3,22 |
Note: La propensione relativa è calcolata come (% femminicidi / % popolazione). Un valore >1 indica sovrarappresentazione. Gli stranieri mostrano una propensione oltre 4 volte superiore se arrotondata come nell’articolo, confermando una distorsione demografica nel reato. E ricordiamo: l’80% di questi autori stranieri sono irregolari, senza permesso di soggiorno. Ma gli altri sono regolari.
La deriva woke di Meloni: quando la destra scimmiotta la sinistra
Articoli come questo di Totolo dovrebbero essere letti a Palazzo Chigi. Invece, Giorgia Meloni continua a cadere nella trappola della retorica boldriniana, promuovendo ddl sul femminicidio con ergastolo “epocale” (già previsto per omicidi aggravati) e parlando di “cultura da cambiare”. Ma i numeri dicono che non c’è alcuna “cultura patriarcale” da estirpare: ci sono singoli criminali da ingabbiare, e molti di loro sono clandestini che non dovrebbero nemmeno essere qui. Il governo preferisce misure simboliche invece di affrontare il vero scandalo: centinaia di vittime italiane per mano di immigrati irregolari.
Una proposta per una destra matura: aggravante della clandestinità
Un vero governo di destra, ispirato da analisi come quella di Totolo, non perderebbe tempo con propaganda. Approverebbe una legge con l’aggravante della clandestinità: se uccidi e sei irregolare, la pena deve essere più severa. Non è xenofobia, è buonsenso. Controlli alle frontiere, rimpatri rapidi e pene esemplari per chi delinque. Finché Meloni inseguirà la sinistra sul politically correct, la sicurezza delle donne resterà un miraggio. I dati del 2025 sono chiari: è ora di agire sui fatti, non sulle narrazioni.


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