Mauro in sedia a rotelle ma la minore del branco multietnico è già libera
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**Torino, il ragazzo tetraplegico per il lancio di una bici dai Murazzi: la minorenne del branco guidato dal moldavo già libera dopo meno di 3 anni – la magistratura va riformata ora**
È una sentenza che fa ribollire il sangue e dimostra, ancora una volta, quanto la giustizia italiana sia lontana dal senso comune e dal dolore delle vittime. Mauro Glorioso, uno studente torinese di 22 anni all’epoca dei fatti, è rimasto tetraplegico dopo essere stato colpito in testa da una bicicletta lanciata dall’alto del bastione dei Murazzi, sul Po, la notte tra il 31 luglio e il 1° agosto 2022. Un gesto deliberato, premeditato, compiuto da un gruppo di giovanissimi immigrati che sapevano perfettamente di poter uccidere o mutilare per sempre chi stava sotto.
Tra gli autori c’era una minorenne, condannata in via definitiva a 6 anni e 8 mesi di reclusione per tentato omicidio. Dopo appena due anni e 11 mesi di carcere (dal 2022 al gennaio 2026), il Tribunale di Sorveglianza di Genova le ha concesso l’affidamento in prova ai servizi sociali. Motivo ufficiale, come scrive *La Stampa*: «Ha compreso la gravità del fatto e potrà seguire un programma per completare il percorso verso la maturazione e il recupero».
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Traduzione: una ragazza che ha partecipato a un atto potenzialmente omicida, che ha lasciato un ragazzo paralizzato a vita, è già tornata a casa, libera di ricostruire la propria vita, mentre Mauro Glorioso passerà il resto dei suoi giorni su una sedia a rotelle, dipendente da cure continue, senza poter più camminare, studiare normalmente o vivere come un ventenne qualsiasi.
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Il confronto è agghiacciante. L’unico maggiorenne del branco, condannato a 16 anni, resta in carcere. Ma la minorenne – che ha contribuito allo stesso atto – esce dopo meno di tre anni grazie a un provvedimento che parla di «recupero» e «maturazione». Come se lanciare una bici da un ponte alto 10 metri su persone ignare fosse un errore di gioventù da cui si può “recuperare” in fretta, mentre la vittima è condannata a vita.
Questo caso si inserisce in un pattern ormai insopportabile: aggressioni gravissime da parte di immigrati minorenni o neomaggiorenni, pene irrisorie o scontate in pochissimo tempo, scarcerazioni anticipate, affidamenti in prova, misure alternative. Intanto le famiglie delle vittime – come quella di Mauro – devono fare causa al Comune di Torino (governato dalla sinistra) per ottenere un aiuto concreto, perché lo Stato italiano non garantisce nemmeno l’assistenza adeguata a chi resta invalido per colpa di chi non avrebbe mai dovuto essere qui.
La magistratura, ancora una volta, dimostra di aver bisogno di una riforma profonda e urgente. Il referendum del 22-23 marzo 2026 sulla giustizia Nordio-Meloni è l’occasione per dire basta:
– Separazione delle carriere tra giudici e pm
– CSM eletto a sorteggio tra i magistrati
– Alta Corte disciplinare per punire chi deraglia
Votare Sì significa pretendere una giustizia che protegga le vittime e non i carnefici, che tenga conto della gravità effettiva dei fatti e non solo dell’età anagrafica o del “percorso di recupero” di chi ha distrutto una vita.
Mauro Glorioso non tornerà mai a camminare. La sua aggressore minorenne, invece, è già tornata libera. Questa non è giustizia: è un insulto. Il 22 marzo, Sì per cambiare tutto.


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