Mattarella riscrive la Costituzione: “Italia inscindibile dalla UE”

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By V gennaio 22, 2026 21:01

Mattarella riscrive la Costituzione: “Italia inscindibile dalla UE”

**Mattarella e la riscrittura surrettizia della Costituzione: l’Italia “inscindibile” dall’Unione Europea**

Nel discorso pronunciato il 22 gennaio 2026 al Quirinale, dinanzi ai giovani vincitori del concorso per Segretari di Legazione – Corso Boris Biancheri Chiappori, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha pronunciato una frase che, per la sua gravità concettuale e per le implicazioni costituzionali, merita un esame severo e senza sconti: «l’azione dell’Italia è inscindibile da quella dell’Unione».

Non si tratta di un generico apprezzamento per l’integrazione europea, né di un richiamo alla leale cooperazione sancita dall’art. 11 della Costituzione. È un’affermazione ben più radicale: l’Italia – intesa come soggetto sovrano, come Stato-nazione con una sua personalità internazionale autonoma – non esisterebbe più come entità distinta e separabile dall’Unione Europea. L’aggettivo «inscindibile» evoca un vincolo ontologico, non politico o convenzionale: qualcosa che non può essere separato senza distruggere l’essenza stessa delle parti.

La Costituzione repubblicana ha scelto con lucidità parole diverse. L’art. 11 consente limitazioni di sovranità «in condizioni di parità con gli altri Stati, allo scopo di conseguire la pace e la giustizia fra le Nazioni», e lo fa nel quadro di «ordinamenti internazionali». Non parla di inscindibilità, non evoca fusioni irreversibili, non subordina l’esistenza stessa dell’Italia a un ente sovranazionale. Al contrario, presuppone che lo Stato italiano resti sovrano.

Mattarella, invece, introduce una categoria nuova e inquietante: l’Italia non ha più un interesse nazionale che possa essere concepito separatamente da quello dell’Unione. Tutelare «coesione, prestigio, forza, efficacia di posizioni» dell’UE diventa «un’altra forma di tutela del nostro protagonismo, del nostro interesse nazionale». In altre parole: l’interesse nazionale italiano coincide tout court con l’interesse dell’Unione Europea, quale che sia la sua declinazione in un dato momento storico. È la negazione teorica di qualsiasi possibile divergenza, di qualsiasi autonomia strategica, di qualsiasi ipotesi – Dio lo voglia – di uscita dalla UE.

Questa visione non è solo europeista: è post-nazionale in senso proprio. Riduce lo Stato italiano a mera articolazione territoriale e amministrativa di un’entità superiore, la cui «coesione» prevale su qualsiasi altra considerazione. Si tratta di un’interpretazione estensiva e unilaterale dell’art. 11 che sconfina nell’eresia costituzionale: trasforma una norma abilitante – che permette limitazioni di sovranità – in una norma che impone l’inscindibilità come dogma irriformabile.

Il Presidente della Repubblica non ha il potere di emendare la Costituzione con un discorso al Quirinale. Eppure è esattamente ciò che ha fatto: ha riscritto il senso profondo della nostra Carta fondamentale, sostituendo alla sovranità un legame ontologico irreversibile. Ha compiuto, in sostanza, un’operazione di ingegneria costituzionale parallela, eludendo il Parlamento, la procedura aggravata dell’art. 138 e il referendum confermativo.

È grave che ciò accada nel 2026, mentre in diversi Paesi europei si dibatte apertamente di riforme dei Trattati, di maggiore democrazia interna all’UE, di possibile differenziazione o persino di “uscita coordinata” da alcuni pilastri. In un simile contesto, il Capo dello Stato italiano sceglie di blindare preventivamente qualsiasi dibattito nazionale, dichiarando tabù persino l’ipotesi teorica di una diversa collocazione strategica dell’Italia.

Non è europeismo maturo: è fideismo atlantico-europeo che assume le sembianze di dottrina di Stato. E lo è in modo tanto più discutibile in quanto proviene da chi, per ruolo istituzionale, dovrebbe essere garante imparziale della Costituzione, non il suo più autorevole re-interprete ideologico.

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Sergio Mattarella ha tutto il diritto di ritenere che l’Unione Europea sia lo strumento migliore per difendere gli interessi italiani. Ha il dovere, però, di non trasformare questa convinzione personale in un vincolo metastorico che la Costituzione non prevede e che il corpo elettorale non ha mai ratificato. Dire «inscindibile» non è un’iperbole retorica: è un attentato lessicale alla sovranità popolare e alla lettera della nostra legge fondamentale.

In un’epoca in cui la dialettica democratica richiede coraggio nel discutere anche delle opzioni più scomode, il Presidente della Repubblica ha scelto di erigere un dogma. Un dogma che, se assunto sul serio, renderebbe superflua gran parte del dibattito politico italiano degli ultimi trent’anni. E questo, in una Repubblica parlamentare, è un atto di arroganza intellettuale prima ancora che istituzionale.

L’Italia non è inscindibile da alcunché, se non dalla sua stessa storia e dalla volontà dei suoi cittadini. Né da un Trattato, né da un’Unione, né da una dottrina presidenziale improvvisata. La Costituzione lo sa. Peccato che il suo attuale custode sembri averlo dimenticato.

Mattarella riscrive la Costituzione: “Italia inscindibile dalla UE” ultima modifica: 2026-01-22T21:01:32+00:00 da V
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