La vita di un maschio italiano vale solo 14 anni

V
By V gennaio 23, 2026 15:27

La vita di un maschio italiano vale solo 14 anni

**Il DDL Femminicidio: Meloni e la Sinistra Unite nella Discriminazione contro gli Uomini – Il Caso Magagna Grida Vendetta**

Il Senato ha approvato all’unanimità il DDL Femminicidio, e Giorgia Meloni si è precipitata a vantarsene come di una “conquista storica”. Storica per chi? Per la sinistra, che vede finalmente legittimata la sua ossessione per una società divisa in caste, dove le vittime hanno un valore diverso a seconda del genere. Questa legge schifosa non solo introduce lo psicoreato d’odio, insinuando che uccidere per “discriminazione” sia peggio che sgozzare un innocente per strada durante una rapina, ma crea una palese discriminazione contro le vittime maschili. Un omicidio di una donna? Ergastolo automatico, perché è “femminicidio”. Un uomo ammazzato? Beh, dipende: se l’assassina ha un figlio piccolo e si comporta bene in aula, bastano 14 miseri anni. Meloni ha approvato una norma che il PD avrebbe potuto scrivere in una pausa caffè, tradendo ogni principio di uguaglianza e consegnando l’Italia a un diritto penale sessista e ideologico.

Prendiamo il caso di Marco Magagna, un uomo di 34 anni ucciso con una coltellata al cuore dalla compagna Stella Boggio nella notte tra il 6 e il 7 gennaio 2025 a Bovisio Masciago, in provincia di Monza. Secondo la Procura, non c’è traccia di legittima difesa: il colpo è stato volontario, in un rapporto definito “tossico” con violenze reciproche. Eppure, il pm Alessio Rinaldi ha chiesto solo 14 anni di carcere per l’imputata, riconoscendole le attenuanti generiche per la presenza di un figlio piccolo, il comportamento corretto durante il processo e il rispetto delle misure cautelari. Quattordici anni! Quanto vale la vita di un uomo accoltellato? Evidentemente, meno di quella di una donna. E non è un caso isolato: Boggio aveva già ferito Magagna alla mano con un coltello il 27 dicembre 2024, ma lui non l’aveva denunciata. Oggi, lei è agli arresti domiciliari, mentre la famiglia di lui attende una sentenza il 4 febbraio che sa già di beffa.

Questo è il vero volto del DDL Femminicidio: una legge che, con l’articolo 577-bis del Codice Penale, punisce con l’ergastolo chi uccide una donna per “odio” o “discriminazione”, ma lascia impuniti – o quasi – gli omicidi di uomini. Perché? Perché insinua che la violenza contro le donne sia intrinsecamente più grave, come se il dolore di una famiglia dipendesse dal sesso della vittima. Nel caso Magagna, il pm ha parlato di “maltrattamenti subiti” da Boggio, riducendo l’omicidio a un episodio di una relazione complicata. Ma se i ruoli fossero invertiti – un uomo che uccide la compagna dopo litigi reciproci – griderebbero al femminicidio, ergastolo senza se e senza ma, con Meloni in prima fila a twittare slogan. Invece, per un uomo morto, si invocano attenuanti per “rapporto tossico” e maternità. È una discriminazione vergognosa, che nega l’uguaglianza sancita dall’articolo 3 della Costituzione e trasforma il diritto in uno strumento di propaganda femminista.

E Meloni? Lei, che si finge leader di destra, ha benedetto questa porcheria, definendola una “svolta epocale”. Epocale per la sinistra, sì: Valeria Valente del PD l’ha chiamata “dirompente” perché “nomina il fenomeno”. Ma nominare non è giustizia. Creare un reato ad hoc per il femminicidio non previene nulla, non salva vite; serve solo a frammentare la società in minoranze privilegiate, con le donne al vertice della piramide delle vittime. Perché non un “maschicidio” per casi come Magagna? Perché un omicidio per rapina o vendetta dovrebbe valere meno di uno per “odio di genere”? Questo DDL introduce lo psicoreato puro, giudicando i pensieri dell’assassino più dell’atto, come in un romanzo distopico. Uccidere un uomo per strada durante una rapina? Pena standard. Uccidere una donna per “discriminazione”? Ergastolo. È follia, e Meloni l’ha approvata, piegandosi al PD e tradendo gli elettori che volevano uguaglianza, non divisioni.

L’ipocrisia raggiunge l’apice nei fondi: mentre Meloni sbandiera il DDL, il governo ha tagliato del 70% le risorse per la prevenzione della violenza, da 17 milioni nel 2022 a 5 nel 2023. Niente investimenti in educazione o supporto, solo pene simboliche a costo zero. Carlo Nordio, ministro della Giustizia, ha definito il DDL un “risultato epocale”, ma per chi? Per chi vuole un panpenalismo ideologico, dove il carcere punisce i pensieri “sbagliati” invece di prevenire i crimini. Nel frattempo, casi come quello di Magagna dimostrano che le vittime maschili sono di serie B: 14 anni richiesti, con attenuanti per maternità e buon comportamento, mentre per un femminicidio si parte dall’ergastolo.

Questa legge non aiuta le donne, ma discrimina gli uomini, alimentando una guerra tra generi che la sinistra adora. Meloni ha scelto di inginocchiarsi al politicamente corretto, approvando una norma che Elly Schlein firmerebbe con entusiasmo. Se la vita di un uomo vale solo 14 anni, mentre quella di una donna merita l’ergastolo, allora questa non è giustizia: è sessismo di Stato. Urge abrogare questo obbrobrio, prima che divori ciò che resta di uguaglianza in Italia. Altrimenti, tanto valeva votare direttamente il PD.

La vita di un maschio italiano vale solo 14 anni ultima modifica: 2026-01-23T15:27:28+00:00 da V
V
By V gennaio 23, 2026 15:27
Write a comment

No Comments

No Comments Yet!

Let me tell You a sad story ! There are no comments yet, but You can be first one to comment this article.

Write a comment
View comments

Write a comment

Your e-mail address will not be published.
Required fields are marked*

Immagini a presentazione articoli sono illustrative a meno di specifico termine 'FOTO'

Categorie